Vent’anni dall’omicidio di Anna Politkovskaja: la sua denuncia oggi ha la voce di sua figlia
di Giorgio Boratto
Il 7 ottobre di quest’anno saranno passati 20 anni dall’uccisione di Anna Politkovskaja. Quel giorno era anche il compleanno di Vladimir Putin. Una coincidenza beffarda o un preciso segnale? Sua figlia Vera e il fratello Il’ja si sono battuti da quel giorno per avere giustizia e hanno sperimentato quanto è corrotta la macchina della giustizia russa. Nel febbraio 2024 è uscito il libro di Vera: ‘Una madre’ che racconta la vita di Anna sua mamma e nonna di sua figlia che non ha mai conosciuto. Anna Politkovskaja è diventata una giornalista esempio di coraggio contro la violazione dei diritti umani sotto la Russia di Vladimir Putin. Con l’inizio della guerra con l’Ucraina, il 24 febbraio 2022, Vera e sua figlia ancora adolescente hanno dovuto scegliere l’esilio volontario poiché con quel cognome erano diventate oggetto di minacce di morte.
Anna e suo marito Aleksandr erano giornalisti che attraversarono il periodo della perestroika e assaporarono il primo giornalismo di un paese che si era liberato dal regime sovietico. Anna fece così le prime inchieste; suo marito ad esempio fu inviato per la tragedia della centrale nucleare di Černobyl’, indagando sulle conseguenze catastrofiche dell’incidente. Il fatto che i giornalisti potessero indagare su una vicenda che solo pochi anni prima sarebbe stata sepolta sotto una coltre di omissis dettati dalla sicurezza nazionale era la prova lampante che la perestrojka fosse ormai un processo irreversibile.
Con la caduta del regime sovietico nasce un caos che in breve porterà al potere Vladimir Putin. Con questo personaggio nasce una dittatura che incarcererà molti dissidenti tra questi Aleksej Naval’nyj; che nel libro non riuscirà a dirne la morte che avverrà il 16 febbraio dello stesso anno. Vera Politkovskaja erediterà dal padre la professione di giornalista televisiva e lavorerà sull’emittente Prav!Da?, titolo fatto da un gioco di parole: ‘prav’ vuol dire ‘ho ragione, sono nel giusto’, e da significa ‘sì’. Un bel significato. Una esperienza di televisione buona ma che purtroppo è finita.
Due anni prima dell’uscita del libro e della morte di Aleksej Naval’nyj era iniziata la cosiddetta ‘operazione militare speciale’ e lì si poteva anche comprendere come il regime di Putin controlli l’informazione; anche i sanguinosi e raccapriccianti fatti di Buča sono per il regime attuale inventati dalla propaganda. Nessuno ha il diritto di manifestare contro la guerra. Il libro prosegue con la denuncia di come viene portata avanti la guerra contro l’Ucraina con l’arruolamento di giovani in parti della Russia meridionale; il tenere nascoste le perdite di vite umane russe e l’esclusione per il reclutamento delle città di Mosca e San Pietroburgo dove l’opposizione alla guerra è più forte. Nazionalismo e pseudo patriottismo vengono alimentato in maniera ceca e se non fosse intervenuto l’Occidente ad aiutare l’Ucraina la guerra sarebbe già finita.
Come Anna Politkovskaja si era interessata alla guerra in Cecenia, ora la figlia Vera si interessa alla guerra Ucraina. La guerra cecena è stata per Anna un momento importante della sua professione giornalistica e Vera lo racconta bene; lo racconta per averla vissuta. Anna Politkovskaja raccontò tutta la crudeltà e la bestialità di quella guerra. Per Putin l’affare Cecenia gli fece consolidare il potere. Un passaggio importante è la strage al teatro Na Dubrovke di Mosca dove Putin fu il responsabile. Così sarà anche per la strage di Beslan… in quel contesto risale l’avvelenamento di Anna; non si voleva la sua partecipazione alle trattative come quelle cercate per risolvere i fatti del teatro di Mosca.
Ora Vera Politkovskaja da pacifista denuncia tutta la mistificazione che avviene con la guerra all’Ucraina: la denazificazione come una denazionalizzazione, un genocidio.
Tutto nel segno di sua madre. Tutto non va dimenticato.