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La “legislatura della casa” si scontra con la realtà: così l’emergenza abitativa diventa un boomerang per Sánchez

I recenti casi di cronaca, da Olga a Maricarmen, mostrano quanto il Paese sia in sofferenza sul tema. Il premier ha annunciato dalla sede dell'Onu a New York un decreto urgente sulla casa, da portare al Consiglio dei ministri la settimana prossima. Ma sulla casa il governo non è mai riuscito a costruire le maggioranze che avrebbe voluto
La “legislatura della casa” si scontra con la realtà: così l’emergenza abitativa diventa un boomerang per Sánchez
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Poche ore dopo lo sfratto di Maricarmen, 87 anni, dalla casa del quartiere Retiro di Madrid dove viveva dal 1955, e a pochi giorni dal suicidio di Olga, 54 anni, morta a inizio settembre mesi dopo essere stata sfrattata a L’Hospitalet de Llobregat, vicino Barcellona, in Catalogna, la crisi abitativa spagnola è tornata a essere un terreno di scontro politico diretto. Pedro Sánchez aveva definito questa “la legislatura della casa” in un’intervista alla tv pubblica spagnola un anno fa. Dodici mesi dopo, il bilancio è fatto soprattutto di promesse bloccate, e i due casi rischiano di trasformarsi nel simbolo di quel fallimento, a pochi mesi dalle prossime elezioni generali.

Il precedente più diretto è di febbraio, quando il decreto che prorogava la moratoria sugli sfratti e proteggeva le famiglie vulnerabili è caduto in Parlamento con i voti contrari di PP, Vox e Junts. Da allora il governo non ha più uno scudo legislativo contro gli sfratti. A luglio Moncloa e Sumar, il partito minore della coalizione guidato da Yolanda Díaz, avevano concordato un nuovo testo (una “proroga rafforzata” degli affitti in scadenza fino al 2028, che avrebbe riguardato circa un milione e mezzo di famiglie) ma l’approvazione è slittata per i dissensi tra i catalanisti di Junts e Podemos su alcuni incentivi fiscali ai proprietari, aggravati poi dalla crisi di Ceuta che ha fatto slittare tutto a settembre. Il decreto è rimasto fermo per mesi. Solo dopo lo sfratto di Maricarmen, mercoledì scorso, il governo ha accelerato: Sánchez ha annunciato dalla sede dell’Onu a New York un decreto urgente sulla casa, da portare al Consiglio dei ministri la settimana prossima. Il caso della donna, sostiene l’esecutivo, “dimostra che senza maggioranza parlamentare lo scudo antisfratti resta solo un annuncio”.

Ma proprio nei giorni dello sfratto è emersa una contraddizione. Mentre la ministra della Casa Isabel Rodríguez accusava il Partito Popolare di Isabel Díaz Ayuso di aver steso “un tappeto rosso” ai fondi avvoltoio che hanno comprato l’edificio di Maricarmen, solo una settimana prima il PSOE si era astenuto in Parlamento su una proposta di legge di Sumar che mirava a vietare l’acquisto di abitazioni da parte di fondi di investimento e imprese. Non era la prima volta: il 15 settembre il Congresso aveva già respinto, per la seconda volta nella legislatura, un’iniziativa analoga, con il voto contrario di PP, Vox, Junts e UPN e l’astensione di PSOE, PNV e Coalición Canaria. Sumar aveva reagito duramente, accusando gli alleati socialisti di mancanza di coerenza.

Rodríguez si è difesa sostenendo che il ministero “ha fatto molto” per Maricarmen: ha ricordato che il governo ha appoggiato la richiesta delle Nazioni Unite di sospendere cautelativamente lo sfratto e ha provato a mediare con la proprietà attraverso l’agenzia pubblica Casa 47. Ha anche riconosciuto, in un’intervista di pochi giorni prima dello sfratto, di avere le mani legate: a Madrid, ha detto, vige “la legge della giungla”, e lei non può “puntare una pistola” alla presidente della Comunità di Madrid perché eserciti le sue competenze.

Al centro della vicenda resta il fondo Urbagestión Desarrollo e Inversiones, che ha acquistato l’edificio di Maricarmen nel 2018 e le ha imposto un aumento del canone del 275%, fino a 1.650 euro al mese, una cifra incompatibile con la sua pensione. È lo stesso schema, con protagonisti diversi, che ha portato allo sfratto di Olga in Catalogna, dopo che la sua casa era passata da Banc Sabadell al fondo Promontoria Real Estate. Due vicende diverse per esito, uno sfratto eseguito con la polizia e un suicidio, ma che condividono lo stesso meccanismo: la finanziarizzazione di alloggi a canone storico o popolare, in un mercato dove la legge che dovrebbe limitare l’ingresso dei grandi fondi nella compravendita di abitazioni resta bloccata da due legislature.

Le leggi fatte, e perché non bastano – Il governo di coalizione rivendica un bilancio non vuoto: la Ley por el Derecho a la Vivienda del 2023 ha introdotto per la prima volta il tetto agli affitti nelle “zone tensionate” (con poca offerta e molta domanda abitativa) e la moratoria straordinaria sugli sfratti, in vigore dai tempi della pandemia con proroghe successive fino a quando, a febbraio 2026, il Congresso non l’ha più rinnovata. Ma i sindacati degli inquilini, a partire dal Sindicat de Llogateres, la considerano da sempre una legge con “grandi buchi”, a partire dal mancato controllo sugli affitti brevi e per stanze, spesso usati proprio per aggirare i tetti sui canoni. Anche il Plan Estatal de Vivienda 2026-2030, presentato in primavera, è stato bollato come “insufficiente” persino da Sumar, che ne ha criticato lo stanziamento, un 30% in meno rispetto al periodo 2009-2012. La Confederación de Sindicatos de Inquilinas, che riunisce il Sindicat de Llogateres e altre sigle territoriali, lo ha definito “ridicolo”, sostenendo che né quel piano né la stessa Casa 47, l’agenzia pubblica creata per intermediare tra fondi e famiglie vulnerabili, riescono a togliere la casa dal ciclo speculativo: puntano piuttosto su un modello di “affitto concertato”, cioè gestito ancora da privati.

Una partita a mesi dal voto – Le prossime elezioni generali sono attese nel 2027, ma la pressione politica si sta anticipando, e i sondaggi raccontano un logoramento reale. La media delle rilevazioni di settembre 2026 dà il PSOE al 26,2%, il dato peggiore dell’intera legislatura, in calo di quasi un punto in un mese, mentre il PP sale al 32,5% e Vox al 17,6%: per la prima volta la somma di PP e Vox supera la soglia psicologica del 50%. Solo il CIS, l’Istituto demoscopico pubblico, dà uno scenario più favorevole ai socialisti (31%), ma è un’eccezione rispetto alla media degli altri istituti. Diversi sondaggisti collegano il calo soprattutto alla gestione della crisi migratoria di Ceuta, più che alla sola questione abitativa, ma il quadro di fondo resta lo stesso: un governo percepito come esitante sui propri dossier interni, casa compresa, con Sumar e Podemos lontanissimi dai numeri del 2014.

È in questo contesto che casi come quelli di Maricarmen e Olga pesano più del singolo fatto di cronaca: mostrano lo scarto tra gli annunci sulla “legislatura della casa” e le maggioranze che, su questo tema, il governo non è mai riuscito a costruire davvero. Se l’astensione socialista continuerà ad affiancarsi a proclami come quelli sui fondi avvoltoio, il rischio, denunciano da tempo i movimenti per il diritto all’abitare, è che il vuoto normativo continui a essere occupato proprio dai fondi che quelle stesse leggi dovrebbero limitare, mentre a pagarne il prezzo restano le persone più vulnerabili.

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