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“Confondono la disoccupazione con il fallimento. Ho lavorato per essere il proprietario del mio tempo”: Mauro Icardi fa discutere

Il bomber argentino è rimasto senza squadra dopo l'addio al Galatasaray: per molti tifosi è una situazione inconcepibile, non per lui
“Confondono la disoccupazione con il fallimento. Ho lavorato per essere il proprietario del mio tempo”: Mauro Icardi fa discutere
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Che fine ha fatto Mauro Icardi? Se lo chiedono in molti nel mondo del calcio. Il bomber argentino è ormai sparito dai radar, dopo un’estate passata a cercare una nuova squadra: è rimasto svincolato a giugno con la scadenza del suo contratto che lo legava al Galatasaray. Lo è ancora attualmente. Aveva rifiutato la Lazio, aspettando forse offerte migliori, per poi ritrovarsi con il classico cerino in mano. Icardi ha scelto però un post su Instagram per replicare duramente a chi critica il suo atteggiamento: “Confondono la disoccupazione con il fallimento, io la chiamo vita risolta”, comincia il suo post.

Icardi, 33 anni e alle spalle una carriera con le maglie di Sampdoria, Inter, Paris Saint-Germain e Galatasaray, sostiene di vivere benissimo questo periodo lontano dai campi: “Confondono l’essere senza contratto con l’essere senza opzioni. Io la chiamo libertà di scelta”. L’attaccante argentino prosegue: “Ho lavorato per essere padrone del mio tempo, per avere il mio futuro assicurato. Se smettessi di lavorare, la mia vita continuerebbe allo stesso modo“. Vero. Proprio per questo, però, il richiamo alla “disoccupazione” risulta davvero fuori luogo: lui è un calciatore che nella sua carriera ha avuto la fortuna di guadagnare milioni di euro, per tantissime persone nel mondo non avere un impiego può essere motivo di enormi difficoltà.

Icardi comunque tira dritto, convinto della bontà delle sue decisioni. Il suo post conclude: “Non capisco le vostre preoccupazioni per me. Vivete sereni, vivete in pace e con tanto amore. Io ho già tutto“. Tranne una squadra. Una situazione che fa e continuerà a far discutere: per molti è inconcepibile che un attaccante con il suo fiuto del gol già a 33 anni corra il rischio di mettere la parola fine alla sua carriera.

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