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Sinner e la sindrome del "ginocchio del corridore": cos'è e come si cura - 2/3

La bandelletta ileo-tibiale non riguarda esclusivamente il tennis. È una problematica particolarmente conosciuta nella corsa, ma può interessare anche ciclisti, sciatori e triatleti
Sinner e la sindrome del "ginocchio del corridore": cos'è e come si cura - 2/3
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Sinner e la sindrome del “ginocchio del corridore”: cos’è e come si cura

“La bandelletta ileo–tibiale è una spessa e robusta fascia che parte dal bacino, scende lungo tutta la parte esterna della coscia e va ad inserirsi appena sotto il ginocchio, funziona come un tirante che conferisce stabilità alla gamba. Il problema può insorgere proprio sul versante laterale del ginocchio. Infatti, ogni volta che flettiamo ed estendiamo la gamba, la nostra bendelletta scorre avanti e indietro sopra il condilo femorale laterale”. Il meccanismo può diventare problematico quando il movimento viene ripetuto con grande frequenza e intensità. È una situazione che può riguardare anche un tennista, considerando le continue accelerazioni, frenate e variazioni di direzione durante una partita.

“Quando il movimento viene ripetuto migliaia di volte ad altissima intensità, come accade correndo una maratona o facendo continui cambi di direzione su un campo da tennis – spiega il medico-fisiatra – si può creare un attrito continuo e questo provoca degenerazione, infiammazione e dolore. Chi ne soffre descrive un dolore acuto e pungente sulla parte esterna del ginocchio. È un dolore ‘a interruttore’: a riposo non si sente dolore, ma non appena si inizia a correre, a scendere le scale o a fare sforzi che caricano il peso sulla gamba sofferente, la fitta si ripresenta. Nel tennis, questo si avverte soprattutto quando l’atleta frena bruscamente o carica il peso sulla gamba per colpire la pallina”.

L’ipotesi della bandelletta ileo-tibiale, però, non equivale a una diagnosi confermata per Sinner. Per individuare con precisione l’origine del dolore sono necessari gli accertamenti medici. “Ecografia e risonanza magnetica sono le indagini in grado di confermare la patologia”. Il tema è particolarmente rilevante anche alla luce dello stop prolungato dell’azzurro. Sinner è infatti fermo da oltre due mesi e, nonostante abbia ripreso il lavoro sul campo, ha scelto di non accelerare i tempi del ritorno.

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