Napoli scende in piazza contro il caro benzina e la disparità tra Nord e Sud sul costo delle tariffe Rc-Auto. Centinaia di persone si sono date appuntamento in piazza del Carmine per una prima mobilitazione generale. “A parità di condizioni – spiega il deputato di Avs, Francesco Emilio Borrelli – non è giusto che un cittadino del Sud debba pagare quattro volte di più l’assicurazione rispetto a un cittadino del Nord. È un problema sentitissimo – prosegue – la gente è esasperata anche perché oltre a questo si aggiunge il tema recente del caro benzina ed oggi, tra la benzina alle stelle e i costi dell’assicurazione ormai insostenibili, praticamente per chi è più debole economicamente è diventato impossibile muoversi pure per andare a lavorare. Ma al governo – conclude Borrelli – evidentemente pensano solo alla legge elettorale”.
L’iniziativa promossa dal comitato “Assicuriamoci di essere tutti uguali” ha riunito cittadini e sostenitori della mobilitazione per chiedere interventi sul costo complessivo della mobilità privata e misure strutturali e non temporanee per ridurre il costo del carburante. “In media al Sud per l’assicurazione dell’auto si paga dai 1500 ai 2300 euro all’anno – spiega Cosimo Merolla del Comitato Pro Tariffa Unica – è una vergogna. Noi protestiamo insieme a tutte quelle persone sul cui bilancio incide ormai in maniera insostenibile il caro benzina e i costi obbligatori della polizza assicurativa a cifre esorbitanti e immotivate, perché – conclude Merolla – qui paghi di più rispetto al Nord pure se non hai mai fatto un incidente in vita tua”.
Tra le proposte per la disparità territoriale della Rc-Auto la piazza chiede l’introduzione di una Tariffa Unica Nazionale per gli automobilisti virtuosi che non abbiano provocato incidenti. “Finalmente i napoletani si sono resi conto che è il pregiudizio ad aver condizionato i costi delle polizze – dice Rossella Solombrino del Movimento Equità territoriale – perché dati alla mano non c’è nessun motivo per avere una tale disparità di costi tra il Nord e il Sud. Con questa consapevolezza bisogna spingere le istituzioni a cambiare le regole ma ci rendiamo conto che sia molto complicato – conclude Solombrino – perché le assicurazioni detengono il 20% del nostro debito pubblico, il che significa che hanno speculato per anni senza il timore che qualcuno intervenisse per correggere questa disparità”.