Nazionale, Mancini punta su Coppola: la Serie A lo aveva ignorato. A Parigi è titolare e vola davanti al Psg
La Nazionale che riparte ha bisogno di volti nuovi. E i volti nuovi di questo Mancini 2.0 sono veramente due: Romano a centrocampo, Diego Coppola in difesa (che già era stato però convocato da Spalletti nel 2025). Due outsider, due giovani accomunati da quel doppio passaporto (svizzero il primo, olandese il secondo) che nell’epoca della scuola con il tetto agli stranieri in classe sembra rendere piuttosto anacronistico un decreto di cui, però, in questa sede discutere può sembrare poco opportuno. Eppure, un tema per questa Italia c’è e continua a tornare: dove finisce il talento? Se Romano gioca nel Cagliari, Coppola invece fa parte della rosa del Paris FC, la seconda squadra di Parigi. In Serie A spazio non ne avrebbe trovato?
Meglio di così, in tutti i casi, per il difensore non poteva andare. Perché è vero che l’anno scorso l’obiettivo era la salvezza, ma quest’anno il Paris, perlomeno in questo avvio di campionato, sta andando alla grande: tre vittorie e due pareggi, 11 punti (+3 rispetto al Psg) e un terzo posto che dà molto entusiasmo a una squadra partita con ambizioni di medio-bassa classifica. La scorsa stagione, la squadra di Gilli prima e Kombouaré poi si era salvata non proprio agevolmente; quest’anno con Rosenior punta a crescere. In questo progetto, Coppola è centrale: è arrivato a gennaio 2026 in prestito dal Brighton (si era interessato anche il Torino ma senza affondare), ha giocato titolare tutte le partite, è stato acquistato poi a titolo definitivo questa estate.
È singolare pensare che il classe 2003 a fine maggio non avesse ricevuto particolari offerte per rientrare in quell’Italia che aveva salutato solo un anno prima, ceduto a titolo definitivo dal Verona (dove è cresciuto) per 11 milioni di euro. Ed è certamente lusinghiero pensare di poter contare su un giovane con una già discreta esperienza internazionale, che – curiosità – a Verona si era messo a studiare il francese perché gli piaceva la musica rap cantata in quella lingua, senza pensare che la Francia sarebbe stata la casa della sua maturazione calcistica. Ma è altrettanto evidente come l’Italia, o meglio la Serie A, finora non abbia puntato su Coppola. Così, ora Mancini prova a mettere su di lui quei riflettori che tra la fine dello scorso campionato e l’inizio di questo si sta meritando.
Anche Coppola, come Ahanor o Palestra quest’anno, ha ceduto alle ricchissime sirene della Premier, che spesso viene a pescare il talento italiano. Ma anche per lui, ora, un ritorno in Serie A sembra molto complicato soprattutto perché il valore del cartellino schizzerà verso l’alto. Per un’Italia che conta di ripartire, sfruttare la forza dei giocatori all’estero è un valore aggiunto. Per la Serie A, invece, non contare su questo stesso talento rischia di essere quel cane che si morde la coda di cui Malagò e Ranieri, anche poche ore prima della gara di Nations League, hanno parlato diffusamente: “Dobbiamo tornare a formare i giocatori”, hanno detto quasi in coro. È lo slogan che portano avanti da diverse settimane. Proprio la titolarità di Coppola e di chi gioca all’estero è la prova evidente di questa urgenza.