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Ultimo aggiornamento: 10:36

Travaglio a La7: “Non replico a Grillo, meno male che non gli ho dato retta. Le battute su Conte sono strepitose”

Il direttore del Fatto sul fondatore del M5s: "Su Vannacci ha detto una cosa acuta: più lo sputi e più si appiccica, come le decalcomanie"
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Non replico a Grillo, è un giochino che facciamo da 17 anni, da quando è nato Il Fatto. Così a Otto e mezzo (La7) Marco Travaglio commenta le parole del fondatore del M5s, Beppe Grillo, che, ospite di Fedez e di Mister Marra nel loro Pulp Podcast, ha detto che il giornale ha “una direttiva politica precisa”, che con il direttore del Fatto Quotidiano “non ha più niente da dividere” con lui e che “non ha senso parlare con uno che si sta estinguendo, perché tutto il giornalismo è in via di estinzione”.
Travaglio aggiunge: “Quando nacque Il Fatto, Grillo e Casaleggio dissero che la carta stampata era morta, che il giornalismo era morto e che se facevi un giornale andavi a sbattere. Per fortuna sono 17 anni che cresciamo e siamo diventati addirittura il terzo quotidiano generalista d’Italia, quindi meno male che non gli ho dato retta”.

E sottolinea: “Tuttavia, ho trovato Grillo interessante nel podcast: mi è piaciuto quello che ha detto. Le battute su Conte sono strepitose, quella sul “reverendo Jones” è bella”.
Il riferimento è al passaggio in cui Grillo ha paragonato il leader del M5s a Jim Jones, fondatore del Tempio del Popolo, la comunità nata nel solco delle controculture americane degli anni Sessanta e Settanta e finita nel 1978 in Guyana con la strage-suicidio di 909 seguaci.
Travaglio definisce ancora più bella un’altra formula sarcastica usata da Grillo, “l’uomo che sussurrava i cavilli”, e rivendica la paternità dell’espressione: “È mia: così chiamavo l’avvocato Ghedini quindici anni fa”.
Il vicedirettore de La Stampa Alessandro De Angelis obietta che il paragone con Jones “non pare una carezza” e che, al posto di Conte, farebbe “tanti scongiuri”.
Travaglio ride e non smussa il colpo: “Certo, era un criminale matricolato. A me piacciono quelle battute grandguignolesche”.

Per il resto, il direttore del Fatto dice di aver trovato Grillo “amaro, malinconico, come negli ultimi spettacoli”, che non ha mai perso. Tra i due, spiega, è venuta meno la dimestichezza perché lui ha conservato le proprie idee, “quella che Grillo chiama la direttiva del Fatto“. E sottolinea: “Io la penso sempre allo stesso modo, lui si è innamorato di Draghi e ha preso delle grandi cantonate. Adesso credo che sia anche guarito e ogni tanto lo fa capire. Io spero di riparlarci presto perché devo dire che l’ho trovato in palla”.
Travaglio, in particolare, isola un passaggio dell’intervento di Grillo: “Su Vannacci ha detto una cosa molto acuta: più lo sputi e più si appiccica, come le decalcomanie. Grillo è un uomo di comunicazione che ancora oggi capisce esattamente come bisognerebbe fare e come non bisognerebbe fare se si vuole combattere Vannacci. Se invece lo si vuole favorire, si deve fare esattamente quello che sta facendo gran parte dell’informazione e della classe politica”.

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