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"Ho aperto la mia azienda" - 3/3

Eliana Zamprogna è partita nel 2003 dalla provincia di Padova. Allora non mancavano le offerte, ma voleva mettersi alla prova. Così è arrivata in Svizzera. Da lì la carriera ha svoltato. E oggi ha aperto un'azienda tutta sua
"Ho aperto la mia azienda" - 3/3
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“Ho aperto la mia azienda”

La Svizzera, però, non è il paradiso che spesso si immagina dall’esterno. Eliana, oggi imprenditrice, segnala soprattutto le difficoltà per le donne che vogliono costruire una carriera o un’impresa. L’accesso ai finanziamenti e ai network resta più complicato per l’imprenditoria femminile, mentre i costi elevati dell’assistenza ai bambini possono spingere molte donne a interrompere il proprio percorso professionale. Anche il sistema educativo presenta alcune rigidità: l’accesso ai licei che preparano all’università è molto competitivo e può risultare più elitario rispetto al percorso che lei aveva conosciuto in Italia. Poi c’è il suo nuovo capitolo. Dopo anni trascorsi in grandi gruppi tecnologici e alimentari, Eliana ha fondato una propria azienda. Aprirla in Svizzera, racconta, è stato relativamente semplice: “Da un punto di vista burocratico, nel giro di una settimana è stata aperta”.

Esistono numerosi programmi pubblici per sostenere le startup, anche se, secondo lei, il sistema favorisce soprattutto gli spin-off universitari e lascia maggiormente scoperti gli imprenditori che arrivano dall’industria. È anche su questo terreno che prova a immaginare un possibile ritorno dell’Italia. Non per nostalgia, ma per costruire qualcosa. “Non sono partita per necessità, ma in oltre vent’anni non ho trovato un motivo professionale per tornare”. Se un giorno dovesse espandere la propria azienda, però, l’Italia potrebbe essere una possibilità. “Servirebbero meno complessità, più risorse e soprattutto qualcuno capace di accompagnare le imprese dentro un sistema spesso difficile da navigare”. Perché l’Italia, nonostante tutto, non è mai scomparsa dalla sua storia. Restano gli amici di scuola e dell’università, relazioni che dopo vent’anni continuano a essere solide. “Ogni volta che torno sento di essere a casa“, dice. Poi, però, basta osservare la quotidianità per accorgersi della distanza accumulata: le carte e le lettere che arrivano ancora a casa della madre, mentre in Svizzera molte pratiche si svolgono digitalmente. E allora Eliana si ritrova nuovamente a pensare: “Ma perché anche in Italia non si fa così?”.

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