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“L’odiavo, punita per i brutti voti”: confessa il 13enne che ha accoltellato la prof. L’ombra dei suprematisti e dell’istigazione via social

Perquisiti lo smartphone del ragazzo e della madre. 7 giorni di prognosi per la docente, che chiude i suoi profili dopo gli insulti. Valditara: "Divieto social e metal detector nelle scuole"
“L’odiavo, punita per i brutti voti”: confessa il 13enne che ha accoltellato la prof. L’ombra dei suprematisti e dell’istigazione via social
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Il 13enne ha confessato, dopo aver accoltellato la sua prof in una scuola media di Roma, la mattina del 18 settembre all’istituto Giovanni Verga di Centocelle, periferia est della Capitale. Lo studente indossava un paio di occhiali da softair, con lo smartphone fissato su un casco. “La odiavo, volevo punirla perché sono arrivato in terza media con due debiti in italiano e storia”, ha ammesso tra le lacrime lo studente ai carabinieri della compagnia Casilina, una volta giunto in caserma, come riferisce il Corriere della Sera. Secondo la testata, si rafforza l’ipotesi dell’istigazione alla violenza da parte di gruppi suprematisti online, dell’estrema destra xenofoba, anche con sistemi di Intelligenza artificiale e con base dall’estero, per commettere un delitto in diretta video. Il tredicenne non può essere incriminato per via della giovane età. Fino a 14 anni sono vietati procedimenti penali.

Sette giorni di prognosi per la professoressa accoltellata, Isabella Marsilio, 66 anni. La docente è stata dimessa dopo il ricovero di ieri mattina presso l’ospedale Vannini. Intanto il ministro della scuola Giuseppe Valditara torna sul tema del metal detector nelle scuole, sollevato anche dal figlio della docente. E racconta su Rete4 la testimonianza raccolta dalla preside della scuola: “Dal ragazzo nessun sintomo di violenza”. Sul ruolo della parte peggiore di internet, è tranchant: “Dal web rischi devastanti”.

La pista dell’istigazione via social: perquisiti lo smartphone del ragazzo e della madre

Dietro il movente, le indagini puntano alla verifica di una pista: una possibile istigazione condotta attraverso i social network, facendo leva sulla rabbia e il rancore del ragazzo per i brutti voti. Secondo il Corriere, si cercano conferme sulla videochiamata con 5 account iscritti ad una chat sulla piattaforma di messaggistica Telegram. Il 13enne, infatti, ha azionato la diretta social prima di scagliarsi contro la donna. I profili connessi online potrebbero aver registrato il video con le coltellate inferte alla docente Isabella Marsilio, dopo averla sorpresa in aula, spruzzandole sul volto spray urticante.

I carabinieri hanno effettuato una perquisizione informatica sullo smartphone del 13enne. Ma anche sul dispositivo della madre dove erano scaricate le carte di credito utilizzate per acquistare i coltelli da sub. Uno utilizzato per sferrare fendenti potenzialmente mortali, l’altro agganciato alla cintura. A sfilare la lama impugnata dalla mano del tredicenne, è stato un compagno di classe originario del Congo accolto in una casa famiglia. Gli investigatori hanno ottenuto la copia forense della memoria contenuta nello smartphone del ragazzo. L’obiettivo è ricostruire i suoi contatti prima dell’aggressione. Anche il profilo social è sotto la lente degli inquirenti. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, la violenza è stata preparata nei dettagli, annunciata sui social con ore di anticipo e messa in atto dopo una “vestizione” nel bagno della scuola, con casco, occhiali e smartphone per filmare. Prima di entrare in classe avrebbe pubblicato sui propri profili un messaggio con il conto alla rovescia, “-5 hours”, interpretato come l’annuncio dell’aggressione. I militari stanno verificando l’identità dei partecipanti alla diretta online e il loro eventuale ruolo nella vicenda.

Chiusi i profili social della prof dopo gli insulti

La prof Isabella Marsilio, 66 anni, è stata colpita con tre coltellate nella zona sotto l’ascella. Soccorsa dal personale del 118, è stata trasportata in codice giallo all’ospedale Vannini, dove è stata medicata e dimessa con una prognosi di sette giorni. Per l’insegnante, questo è l’ultimo anno di servizio prima della pensione.

Intanto, non sono più visibili i suoi profili social. L’insegnante si era detto favorevole alla “remigrazione” e aveva come immagine di copertina del suo profilo una foto di Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento sociale italiano. Era stata bersagliata da numerosi insulti comparsi nei commenti online dopo l’aggressione. Ora, accedendo alla sua pagina, compare il messaggio: “Questo contenuto non è al momento disponibile”. La piattaforma precisa che potrebbe essere stato “modificato l’accesso o eliminato”.

Valditara: “Dal ragazzo nessun sintomo di violenza. Ora divieto social e metal detector”

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervenendo a “Diario del weekend” su Retequattro, ha dichiarato di aver raccolto la testimonianza della preside dell’Istituto Giovanni Verga: “Mi ha detto che questo ragazzo non aveva mai dato particolari problemi, era inserito in quel contesto da otto anni, era un ragazzo che non dimostrava sintomi di violenza, di aggressività, quindi sono rimasti veramente basiti, sorpresi per una cosa che assolutamente non ci si aspettava. Ci sarà molto da capire – ha concluso l’esponente leghista -, anche da indagare da parte degli inquirenti su questo episodio”. E sui rischi per i giovani di chiudersi nella bolla di internet: “Se un ragazzino a 12-13 anni, quando i confini sono ancora labili, quando ha bisogno di una guida forte, autorevole, rimane per ore e ore chiuso nella sua stanza a contatto con questo mondo virtuale dove si trova di tutto deve subito intervenire”. Perché, ha insistito Valditara, “su alcuni siti si insegna ad uccidere, di questo dobbiamo esserne consapevoli. La polizia postale mi ha fatto dei racconti terribili: ci sono gli orchi, ci sono i pedofili, ci sono siti dove si stimola a fare scelte estreme, addirittura – ha riferito il ministro – a buttarsi la benzina addosso per incendiarsi! C’è una roba folle. Allora, soprattutto quando i ragazzi sono ancora giovani, il genitore appena si accorge che il ragazzo si chiude in se stesso, si isola in questo mondo e si collega con siti pericolosi deve subito togliergli questo strumento”.

Ieri i sindacati avevano denunciato l’aumento delle aggressioni tra le mura scolastiche. Il pedagogista Daniele Novara aveva espresso critiche sulle linea repressiva del governo per fronteggiare la violenza minorile. Oggi Valditara, in un’intervista al Messaggero, è intervenuto sui casi di cronaca nera: “Attenzione massima delle famiglie, educazione al rispetto da parte della scuola, docenti autorevoli, limiti di età per i minori sui social. E, laddove è necessario, metal detector all’ingresso degli istituti”.

Non è la prima volta che l’esponente leghista evoca un divieto di accesso ai social per i giovanissimi: “L’impatto è notevole, gli studi internazionali rilevano che la rete aumenta il tasso di violenza tra i giovani”. Valditara richiama quindi la responsabilità delle famiglie: “È fondamentale la collaborazione dei genitori. Intanto non abbandonino il proprio figlio allo smartphone. Quando poi vedono che è sempre connesso devono intervenire, anche se in quella fascia di età è complicato, non si deve desistere”. Secondo il ministro “bisogna anche intervenire sui social e la decisione Ue di vietare l’accesso ai minori di 13 anni va nella direzione giusta”.

Sul fronte dei coltelli e strumenti d’offesa nelle scuole, rivendica “controlli che negli ultimi mesi hanno permesso di sequestrare diverse decine di armi improprie custodite nello zaino dagli studenti”. Sull’utilizzo di metal detector mobili, dove richiesto, Valditara afferma che “l’opposizione ha condannato come repressiva questa misura, ma cosa non si dovrebbe reprimere? Il diritto di portare i coltelli in classe?”.

Il Tribunale dei minori valuta affidamento ai servizi sociali

Il Tribunale per i minorenni di Roma ha aperto un’indagine sul 13enne e valuta l’avvio di una procedura civile per l’adozione di misure rieducative, ma non di natura penale a causa della non punibilità del minore in quanto under 14. Lo confermano fonti qualificate del tribunale. Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri e ai servizi sociali del Municipio, chiamati a ricostruire il contesto familiare e personale del ragazzo. Le misure rientrano negli interventi amministrativi previsti per prevenire situazioni di devianza e sostenere il recupero di minori con gravi irregolarità nella condotta. Tra le ipotesi figurano l’affidamento ai servizi sociali, con prescrizioni e un percorso di accompagnamento, e programmi educativi attraverso attività sportive, artistiche o laboratoriali, oltre a eventuali percorsi psicologici. La soluzione più probabile è il collocamento temporaneo in una comunità educativa, qualora il contesto familiare o ambientale fosse ritenuto non adeguato.

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