Studente tredicenne spruzza spray urticante contro una professoressa e la accoltella in una scuola a Roma. I compagni: “Voleva filmare l’aggressione”
È arrivato a scuola in ritardo, con due coltelli nello zaino. Prima di entrare in classe è passato dal bagno, dove avrebbe indossato un casco dotato di una telecamera collegata al telefono. Poi è entrato per ultimo, avrebbe puntato lo spray urticante contro la professoressa di materie umanistiche e, subito dopo, l’ha colpita con una coltellata al fianco. A fermarlo sarebbe stato un compagno di classe. È la ricostruzione dell’aggressione avvenuta all’istituto comprensivo Giovanni Verga, scuola secondaria di primo grado in via Giovanni Gussone 5, nella zona Collatina di Roma. La vittima, un’insegnante di lettere di 66 anni, è stata soccorsa dopo la chiamata al 112 delle 9.30 e trasportata in codice giallo al pronto soccorso dell’ospedale Vannini. Ha riportato una ferita che ha richiesto alcuni punti di sutura. È rimasta sotto choc, ma non è in pericolo di vita.
Gli accertamenti devono ora chiarire anche cosa sia accaduto nei minuti precedenti all’aggressione e, soprattutto, come il ragazzo sia riuscito a portare a scuola spray urticante e coltelli. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori c’è il suo cellulare, sequestrato per verificare anche l’ipotesi che l’aggressione sia stata ripresa e condivisa in diretta. Secondo le prime informazioni, lo studente avrebbe partecipato a una chiamata di gruppo su Telegram durante l’azione. Il ragazzo, italiano e di 13 anni, è stato accompagnato in caserma dai carabinieri del comando provinciale di Roma. Con lui sono arrivati anche i genitori. Essendo minore di 14 anni, non è imputabile.
Cosa è successo
La mattina dell’aggressione il tredicenne avrebbe dovuto svolgere un compito in classe per recuperare l’insufficienza ricevuta alla fine dello scorso anno scolastico. È entrato nell’istituto in ritardo rispetto ai compagni e, prima di raggiungere l’aula, sarebbe passato dal bagno. È lì che, secondo quanto riferito da alcuni studenti, avrebbe preparato il dispositivo con cui intendeva filmare quanto stava per accadere: un casco collegato al telefono attraverso una telecamera. Una volta entrato in classe per ultimo, avrebbe spruzzato lo spray urticante sul volto della docente, 66 anni, per poi colpirla con un coltello al fianco. L’aggressione si sarebbe conclusa quando un compagno è intervenuto riuscendo a fermarlo.
Le urla di insegnanti e studenti hanno richiamato l’attenzione all’interno della scuola, ma l’istituto non è stato evacuato. La classe del tredicenne è stata trasferita in biblioteca per consentire gli accertamenti, mentre nelle altre aule le lezioni sono proseguite regolarmente. Alla fine dell’orario scolastico gli studenti sono usciti dal retro dell’edificio, come previsto.
I carabinieri della Stazione Centocelle sono intervenuti dopo la chiamata al 112 e hanno avviato gli accertamenti sull’accaduto, compresa la ricostruzione della dinamica e la verifica del materiale trovato nella disponibilità del ragazzo. La procura dovrà inoltre ricostruire le circostanze che hanno preceduto l’aggressione per una eventuale segnalazione ai servizi sociali. La famiglia dell’adolescente non avrebbe mai avuto problemi, né manifestato disagi o criticità particolari. Anche all’interno della scuola il ragazzo non sarebbe stato considerato problematico. Frequentava il Giovanni Verga da otto anni, avendo frequentato nello stesso istituto anche le elementari. La docente, inoltre, aveva un buon rapporto con gli studenti e non avrebbe mai avuto conflitti particolari con la classe.
I compagni: “La odiava”
A fornire una possibile chiave per comprendere l’origine dell’aggressione sono stati alcuni compagni di scuola. Secondo alcuni studenti il ragazzino “odiava” la professoressa, e il possibile movente sarebbe legato proprio a un’insufficienza. “Lo ha fatto perché aveva ricevuto un debito e la odiava”, hanno raccontato alcuni alunni fuori dalla scuola. Il tredicenne avrebbe dovuto recuperare il voto con il compito previsto per questa mattina. Si tratta, al momento, di una ricostruzione riferita dagli studenti e che dovrà essere verificata dagli investigatori.
La docente insegna lettere ed è all’ultimo anno di lavoro prima della pensione. Dopo l’aggressione è rimasta fortemente scossa: “Che spavento, non me lo aspettavo”. Il presidente del Municipio V, Mauro Caliste, e l’assessora alla Scuola Cecilia Fannunza sono andati a scuola per portarle la loro solidarietà. “Siamo andati a portare la nostra solidarietà alla professoressa. Abbiamo parlato con l’insegnante: è impaurita e non si capacità di quanto accaduto e del perché. Fa la docente da tanti anni, mancava un anno per andare in pensione, ha dedicato tutta la vita alla scuola e ai ragazzi. Quanto accaduto l’ha colpita. Non se ne capacita. Anche noi siamo molto colpiti. Non è un caso che la prossima settimana apriremo un centro giovanile rivolto ai ragazzi, anche per non lasciarli in balia di questi social, per cui serve un maggior controllo”, hanno detto il presidente del municipio V Mauro Caliste e l’assessora alla scuola Cecilia Fannunza. “L’abbiamo trovata molto provata, comprensibilmente scossa per quanto accaduto”, hanno aggiunto in una nota.
Un ragazzo “tranquillo”
Anche la dirigente scolastica ha descritto una comunità scolastica profondamente colpita dall’episodio e ha chiesto cautela, soprattutto perché coinvolge un minorenne. La preside dell’istituto ha parlato di una scuola “scossa” che chiede “riserbo e collaborazione. Stiamo parlando di minori“. Il ragazzo, ha spiegato la dirigente, era conosciuto da anni all’interno dell’istituto e non aveva mai dato segnali che facessero prevedere quanto sarebbe accaduto. “Ora dobbiamo pensare ai ragazzi”, ha ribadito la preside, spiegando che non c’erano state avvisaglie. Non è mai stato problematico, non ha mai destato “preoccupazione in questo senso, di nessun tipo, né qui né in famiglia”.
I sindacati
L’aggressione ha provocato anche la reazione delle organizzazioni sindacali, che hanno riportato il tema della sicurezza del personale scolastico al centro del dibattito. “È inaccettabile dover commentare nuovamente un gravissimo fatto di cronaca ai danni di un insegnante. Questi atti intollerabili – si legge in una nota del sindacato Gilda – rappresentano un’aggressione diretta non solo alla persona ma a tutta l’istituzione scolastica e al ruolo della funzione docente. Stiamo assistendo progressivamente all’erosione dello spazio professionale dell’insegnante e all’involuzione del rapporto scuola – famiglia. La scuola non deve trasformarsi in un territorio di scontro ma deve rimanere un luogo sicuro di formazione, rispetto e crescita civile”.
Sul caso è intervenuto anche il presidente nazionale di Dirigentiscuola Attilio Fratta. “Nemmeno il tempo di riprendere la scuola e si ricomincia praticamente da dove ci eravamo lasciati: armi in classe, accoltellamenti, violenze fra studenti e ai danni del personale – dichiara il presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta all’Ansa -. Ormai è una costante, non una successione di episodi isolati: un’escalation che parte da un vuoto di educazione e formazione, da una sempre più ampia frattura educativa. La risposta corre su due binari: ricostruire un’alleanza educativa tra scuola e famiglia anche attraverso corsi di formazione per i genitori e, contemporaneamente, garantire al personale strumenti concreti di tutela e sicurezza. Resta il fatto che la scuola, e i dirigenti, non possono essere lasciati soli ad affrontare una crisi ormai strutturale”.
Valditara
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sentito telefonicamente la dirigente scolastica Wanda Giacomini, “esprimendo vicinanza e solidarietà alla professoressa accoltellata e a tutta la comunità scolastica”. Secondo quanto riferito dal ministero dell’Istruzione e del Merito, il tredicenne era sempre apparso come “un ragazzo tranquillo, senza particolari problematiche“. Un elemento che rende ancora più importante, per gli investigatori, ricostruire cosa sia accaduto nelle ore e nei giorni precedenti all’aggressione. Tra gli aspetti ancora da chiarire c’è anche quello relativo alla possibile registrazione dell’episodio. Dalle prime informazioni, ancora da confermare, il ragazzo avrebbe ripreso in video l’aggressione. Il ministero segnala inoltre che potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda “l’influenza dei social e di siti violenti a cui si sarebbe avvicinato negli ultimi tempi“.
Il telefono sequestrato dai carabinieri potrà fornire elementi utili per verificare questi aspetti, così come l’eventuale partecipazione a una chiamata di gruppo su Telegram durante l’aggressione.
Il precedente
L’aggressione di Roma richiama un episodio avvenuto in una scuola media di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove un altro tredicenne aveva attaccato una docente con un coltello. In quel caso il ragazzo si era presentato davanti alla scuola con un pantalone militare e una maglietta con la scritta “Vendetta”. Nel corridoio del primo piano aveva aggredito la professoressa di francese, 57 anni, colpendola con almeno due coltellate alla gola e all’addome. La docente era stata trasportata in elicottero all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove era stata sottoposta a un intervento chirurgico e ricoverata in terapia intensiva.
Anche quell’aggressione era stata filmata dal giovane. Un elemento che, insieme alle modalità dell’episodio avvenuto a Roma, è ora al vaglio degli investigatori per ricostruire con precisione cosa abbia preceduto l’attacco alla professoressa del Giovanni Verga.