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Disertare la guerra? Virginia e quella parola vietata. Ingiuriata fino alla lapidazione verbale | Il commento

La sua ribellione a questa insopportabile narrativa bellicista la promuove sul campo a nemica della democrazia e della Patria
Disertare la guerra? Virginia e quella parola vietata. Ingiuriata fino alla lapidazione verbale | Il commento
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Ingiuriata fino alla lapidazione verbale. Accusata dell’orribile reato di offesa della Patria, di rinuncia a difendere il sacro suolo, vergognosamente connessa all’impianto concettuale del putinismo e piegata ormai dal suono della insopportabile fanfara russa.

È toccato a Virginia Libero, ventottenne padovana, segretaria dei Giovani democratici, salire sul patibolo per aver urlato, nel comizio della festa dell’Unità la parola vietata: diserzione. “Noi organizzeremo i disertori”, ha detto Virginia davanti a una platea festosa e acclamante: “Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, beh andateci voi!”.

Era la contestazione della narrazione bellicista, era anche e soprattutto la rivendicazione di una generazione che avverte la propria marginalità, l’irrilevanza non solo nel sistema del potere italiano ma nelle forme organizzate di una società che affoga la forza culturale e le competenze dei giovani nel circuito deprimente dello stage, concedendo ruoli precari, retribuzioni modeste e una vita lavorativa che si sviluppa nella periferia sociale, nella costruzione di un futuro alimentato sistematicamente dalla necessità di andare all’estero per trovare dignità nel lavoro e prospettiva di vita.

La posizione di Virginia Libero, giovane dirigente vicina a Elly Schlein, così netta e così particolarmente attrezzata, rifiuta la costrizione di una scelta che la obbliga come alternativa alla vicinanza a Putin, la chiamata alle armi. La sua ribellione a questa insopportabile narrativa bellicista la promuove sul campo a nemica della democrazia e della Patria.

La sentenza è inappellabile e già affissa sulla bacheca social.

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