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Kosovo, l’ex presidente Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra. A Pristina folla tenta di assaltare la sede dell’Ue, il governo: “Sentenza terribile”

Per il tribunale speciale con sede all'Aia, l'imputato "era a conoscenza" delle torture e delle atrocità inflitte dai miliziani dell'Uck contro gli "oppositori" e avrebbe partecipato di persona ad alcuni di questi crimini
Kosovo, l’ex presidente Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra. A Pristina folla tenta di assaltare la sede dell’Ue, il governo: “Sentenza terribile”
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Le Camere Specializzate per il Kosovo (Ksc), tribunale speciale con sede all’Aia e sostenuto dall’Unione Europea, hanno condannato Hashim Thaçi a 25 anni di carcere per quattro capi d’accusa relativi a crimini di guerra (omicidio, tortura, trattamento crudele e detenzione arbitraria). L’ex presidente, che lasciò la carica quasi sei anni fa proprio per affrontare il processo, era in aula ed è apparso impassibile durante la lettura della sentenza. Insieme a lui sono stati condannati altri tre ex capi dello Stato maggiore dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck): Jakup Krasniqi (25 anni), Kadri Veseli (18 anni) e Rexhem Selimi (13 anni).

I crimini contestati sono stati commessi durante la guerra per l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia tra il 1998 e il 2000. Secondo l’accusa, i 4 imputati facevano parte dello Stato maggiore dell’Uck e agivano con intenzione, consapevolezza e un controllo effettivo sul terreno. Il loro obiettivo comune era prendere il controllo dell’intero Kosovo attraverso arresti arbitrari, maltrattamenti, violenze, torture e omicidi. Leggendo dal sito delle Ksc, si legge che nella fattispecie, i crimini sono detenzione arbitraria, maltrattamenti, tortura e uccisioni illegali. Le vittime furono per lo più albanesi, con idee diverse, identificati come “oppositori“, alcune colpite perché si opponevano alla violenza o all’Uck stesso, oppure perché considerate “spie” o “collaboratori” del regime serbo, spesso “senza fondamento”. Secondo le conclusioni, i crimini hanno riguardato complessivamente 385 persone per la detenzione arbitraria, 49 per i maltrattamenti, 303 per la tortura e 96 per le uccisioni illegali.

Quanto al ruolo specifico, i giudici hanno stabilito che, durante il conflitto in Kosovo, i quattro “contribuirono in modo sostanziale all’attuazione di un comune piano criminale rivolto contro persone considerate oppositori degli obiettivi politici e militari dell’Uck”. Il processo, hanno sottolineato i giudici, “non riguardava la legittimità dell’Uck né il suo obiettivo politico di un Kosovo indipendente, ma l’impiego di mezzi criminali da parte di alcuni suoi membri”.
I quattro sono invece stati assolti, per insufficienza di prove, dall’accusa di crimini contro l’umanità, cioè di crimini fuori dal contesto bellico: non è stato dimostrato che quei crimini fossero parte di un “attacco diffuso e sistematico” diretto contro la popolazione civile nel suo complesso.

Per quanto riguarda Thaçi, il collegio ha ritenuto che, come membro dello Stato Maggiore del Uck e capo della Direzione politica, avesse avuto un ruolo chiave nella formulazione e nell’attuazione del piano, compresa la creazione di strutture di detenzione, l’identificazione degli oppositori, il loro arresto e detenzione e, quando necessario, la loro uccisione. Thaçi è stato inoltre ritenuto personalmente coinvolto nell’arresto, nella detenzione arbitraria e nell’interrogatorio di 13 parlamentari e nell’arresto, detenzione, trasferimento e uccisione illegale di un professore albanese, Behajdin Allaq.

L’ex presidente del Kosovo deve inoltre affrontare un processo separato per accuse di intimidazione dei testimoni, che inizierà alla fine di questo mese. Da studente, Thaci era rientrato da quello che aveva definito un esilio politico in Svizzera per unirsi alla lotta del Kosovo per l’indipendenza. Durante il conflitto aveva ricevuto il soprannome di “Serpente” per la sua capacità di sfuggire alle forze serbe. Era stato accolto favorevolmente dai leader occidentali, che lo avevano invitato ai negoziati di pace del 1999 in Francia in qualità di direttore politico dell’Uck, e veniva considerato un leader in grado di guidare il Paese verso l’indipendenza.

In Kosovo i quattro imputati sono considerati da molti come eroi nazionali. Nel fine settimana migliaia di persone hanno riempito una piazza centrale di Pristina esponendo bandiere albanesi rosse e nere. Uno striscione recitava la scritta: “Nel nome del popolo, dichiarateli innocenti“. I ritratti dei quattro ex combattenti sono stati affissi in tutta la capitale accanto a un grande orologio digitale che scandiva il conto alla rovescia per la sentenza.

Centinaia di giovani si sono radunati nelle piazze di Pristina e nella centralissima Piazza Scanderbeg per seguire la lettura del verdetto in diretta su un maxischermo. Subito dopo l’annuncio delle condanne, i manifestanti hanno intonato cori a favore di Thaçi e dell’Uck, cantando la canzone patriottica “Besa besë, për Kosovën jetën du me dhënë” (“Una promessa è una promessa, per il Kosovo do la mia vita”). Una folla si è radunata davanti alla sede della missione Ue in Kosovo, Eulex, che favorì l’estradizione di Thaci, e alcuni manifestanti hanno tentato di prendere d’assalto l’edificio, difeso da un folto schieramento di agenti antisommossa. Diversi manifestanti hanno tentato di scavalcare la recinzione con sopra filo spinato dell’edificio dell’Eulex per entrare nel cortile, ma sono stati respinti. La sede, secondo fonti informate sul posto, è stata evacuata dal personale. La folla grida “Uck! Uck!” ed è composta in gran parte da giovani con magliette nere dell’Uck, bandiere albanesi e bandiere nere con lo slogan “La libertà ha un nome”.

Il ministro degli Esteri del Kosovo, Glauk Konjufca, ha affermato che la decisione costituisce “una sentenza terribile per il Kosovo, per la nostra guerra di liberazione. Il Kosovo ha vissuto la guerra in prima persona, sappiamo cos’è la guerra dell’Uck e sappiamo che non c’era alcuna cospirazione criminale per danneggiare la popolazione. È una decisione triste, ingiusta e immeritata. È qualcosa che danneggerà gravemente sia la nostra narrazione (sulla guerra) che lo stato del Kosovo. Quando penso che la Serbia ha emesso l’atto d’accusa, che sono stati condannati a 15 anni in contumacia e che questo tribunale, presumibilmente in nome del popolo, ha emesso queste sentenze draconiane”, ha detto Konjfuca dopo aver lasciato l’aula del tribunale dell’Aia.

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