Giuseppe Conte dice una cosa di sinistra. Ora spieghi come vuole realizzarla
Non si può dire che sarebbe giusto ed equo introdurre una patrimoniale per le ricchezze più rilevanti.
Non si può dire che si farà lotta dura e sino in fondo contro gli evasori fiscali.
Non si può dire questo e altro che i cittadini sfiduciati e preda della crisi attendono da decenni per fare un po’ di giustizia sociale e rimediare agli squilibri che un sistema famelico continua a produrre a danno delle fasce più deboli della società.
Insomma, non si può dire niente di sinistra. Perché queste cose impauriscono l’elettorato e rischiano di far perdere voti alle prossime elezioni.
Ecco il dogma delle forze politiche – Partito democratico, Movimento 5 stelle, Avs – che aspirano a costituire l’asse portante dello schieramento del campo largo o progressista che aspira a trionfare alla prossima tornata elettorale. Tranquillizzare, rassicurare, sopire, sembra essere la parola d’ordine. Poi capita che scappi la frizione mettendo sotto tiro addirittura l’intero sistema capitalistico-borghese. E si dica l’unica cosa, veramente di sinistra, che potrebbe davvero far scattare il campanello d’allarme negli elettori moderati solleticando nel contempo le voglie sopite di tanti fan della sinistra che quel sistema vorrebbero davvero riformare o ribaltare.
“La sinistra purtroppo ha dismesso l’analisi critica del capitalismo ed è stato un grande errore, perché se non vai a guardare le strutture della produzione, della distribuzione, del commercio, rischi di non poter intervenire”. È qualcosa che in Italia non si sentiva da tempo immemore. Qualcosa che si riconnette ai momenti più impegnati della tradizione comunista e socialista del nostro paese.
E ancora: “Oggi il problema della distribuzione della ricchezza è fondamentale, ma non come lo intendiamo tradizionalmente, cioè fai un intervento redistributivo a valle ogni tanto. Oggi chi si arricchisce sulle nostre esistenze, già per il fatto di intervenire nell’ambito di una comunità, deve preventivamente concordare un dividendo sociale, deve lasciare sul piatto parte di quella ricchezza, in modo predeterminato”.
La cosa curiosa è che a dire queste benedette cose non è un comunista di antico o nuovo conio. Del partito di Fratoianni, magari. O qualcuno degli eredi del Pci travasato nel Partito democratico. A dirla è Giuseppe Conte, leader del M5s (Cerisano, “L’Europa può crescere senza le periferie? Il caso del Mezzogiorno d’Italia”, manifestazione organizzata dal M5s e dal gruppo parlamentare europeo The Left), sinora al massimo autodefinitosi cattolico-progressista, erede più della sinistra democristiana (non a caso la sua prima uscita di rilievo come presidente del Consiglio nell’ottobre 2019 fu ad Avellino per la commemorazione del leader dc Fiorentino Sullo) che di qualsivoglia costola della socialdemocrazia nostrana.
Nessuno, sorprendentemente, ha ripreso queste affermazioni. Eppure Conte ha detto anche altro.
“Ci troviamo di fronte a un capitalismo che si arricchisce in modo enorme, spropositato… non accetta più nessun potere regolatorio. È chiaro che non accettano neppure più di venire a patti con la politica, peraltro questa politica… oggi … completamente ancillare, inginocchiata al potere economico”.
Parole chiare che non si udivano dai tempi di Togliatti, Nenni, Riccardo Lombardi e il primo Berlinguer. Un’analisi che sorprendentemente abbraccia quella materialistica proposta da Carlo Marx nel Capitale e nelle altre sue opere successive, laddove (trascurando il resto) gli interventi nelle “strutture della produzione” erano da intendersi come mirati a mutare i rapporti sociali tra le classi abolendo la proprietà privata dei mezzi di produzione.
E’ ovvio ritenere che Giuseppe Conte non pensi a questo. Così come sarebbe fargli un torto pensare che non abbia attentamente soppesato le sue parole, spese magari solo per ingraziarsi l’elettorato più di sinistra e togliere terreno sotto i piedi ad Ely Schlein in vista di quelle primarie (si faranno mai?) che dovrebbero individuare il leader del campo largo (o progressista). Ma se questo non è, a cosa sta pensando di concreto Conte? Sarebbe bello che lo dicesse al suo partito e agli elettori. Ora che ha deciso di colmare quel vuoto della sinistra sottoponendo, lui, ad “analisi critica” il capitalismo.