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Israele confisca terre palestinesi anche nell’Area A di Jenin: è la prima volta dagli accordi di Oslo

Solo nel luglio 2026 l’esercito israeliano ha emanato almeno 15 ordini di confisca relativi a circa 200 dunam (20 ettari) di terra. Avanza il progetto E1
Israele confisca terre palestinesi anche nell’Area A di Jenin: è la prima volta dagli accordi di Oslo
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Israele sta accelerando l’espansione degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, confiscando terre palestinesi anche – e questo è ancora più allarmante – all’interno dell’area A, sotto il controllo delle autorità dello Stato di Palestina, a ulteriore detrimento dei diritti delle persone palestinesi che vivono sotto occupazione.

Solo nel luglio 2026 l’esercito israeliano ha emanato almeno 15 ordini di confisca relativi a circa 200 dunam (20 ettari) di terra nelle aree A e C del governatorato di Jenin, allo scopo di collegare due insediamenti previsti nella zona, Emek Dotan e Noa, che fanno parte di un totale di 34 nuovi insediamenti approvati dall’attuale governo nel corso dell’anno.

In un recente rapporto che avevamo illustrato qui, Amnesty International aveva già documentato l’aumento delle annessioni attraverso una campagna, guidata dallo stato israeliano, di pulizia etnica contro le comunità palestinesi di beduini e pastori dell’area C. Secondo l’ong israeliana Peace Now, è la prima volta dagli Accordi di Oslo che nell’Area A vengono emessi ordini militari per scopi civili, ossia a beneficio dei coloni, e non per comprovate ragioni di sicurezza. Nel maggio 2026, sempre a Jenin, l’esercito israeliano aveva confiscato terreni privati per costruirvi una base militare.

Il diritto internazionale stabilisce che una potenza occupante non deve eseguire confische in un territorio occupato a meno di assolute necessità per ragioni militari, che ovviamente non comprendono l’espansione degli insediamenti illegali.

Negli ultimi giorni ha destato ulteriore grande preoccupazione l’avanzamento del progetto d’insediamento E1: in violazione del diritto internazionale, è stato annunciato un bando per la costruzione di 1234 abitazioni. Una volta attuato, il piano isolerebbe Gerusalemme Est dal restante territorio palestinese e dividerebbe di fatto la Cisgiordania occupata in due parti, rendendo ancora più difficile i movimenti delle persone palestinesi e frammentando ulteriormente le loro comunità.

L’ufficio del governatorato di Jenin ha dichiarato che la costruenda strada di collegamento tra i due insediamenti, insieme ad altre attività dei coloni nella zona, isolerà Jenin da altri governatorati palestinesi come Tulkarem, Tubas e Nablus. La frammentazione e la separazione delle comunità palestinesi comprometteranno i loro legami economici, sociali e politici. La stessa fonte ha riferito ad Amnesty International che l’attuazione dei decreti di confisca è stata già avviata: quando sarà terminata, le ripercussioni economiche per centinaia di famiglie saranno immense in quanto verranno tagliate fuori dai loro beni di sostentamento, come i terreni agricoli e gli uliveti, proprio mentre si approssima la stagione della raccolta delle olive.

Le terre in oggetto appartengono per lo più ad abitanti dei villaggi di Qabatiya, Arraba, Mirka, Misilya, Jirba e Al-Yamoun. La maggior parte si trova lungo la Strada 60, che attraversa da nord a sud la Cisgiordania occupata.

Il 29 giugno 2026 il Consiglio supremo per la pianificazione dell’Amministrazione civile israeliana ha approvato un piano di espansione della Strada 60, fondamentale per facilitare i movimenti dei coloni nella Cisgiordania occupata e destinato a incoraggiare ulteriori trasferimenti negli insediamenti illegali israeliani. Da alcuni anni l’esercito israeliano blocca i punti di accesso ai villaggi palestinesi lungo il percorso con barriere di metallo, posti di blocco e cumuli di materiali di risulta.

Nell’aprile 2026 l’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha descritto 925 ostacoli che, in modo permanente o a intermittenza, limitano il movimento di tre milioni e 400.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata: un livello senza precedenti da 20 anni, superiore del 43 per cento alla media di ciascun anno di quel periodo. L’esercito israeliano ha ordinato ulteriori confische di terre in altre zone della Cisgiordania, tra cui Qusra nel governatorato di Nablus e Kufr e Nimeh in quello di Ramallah.

Amnesty International ha sollecitato ancora una volta le autorità israeliane a rimuovere tutti gli insediamenti (e non solo quelli non autorizzati dal governo), che costituiscono un crimine di diritto internazionale, e a smantellare il suo sistema di apartheid contro le persone palestinesi, che è un crimine contro l’umanità. Ha inoltre ribadito la richiesta di porre fine una volta per tutte all’occupazione illegale del territorio palestinese, in linea col parere consultivo emesso nel luglio 2024 dalla Corte internazionale di giustizia e fatto proprio dell’Assemblea generale nel settembre dello stesso anno.

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