Colombia, corpi esibiti come trofei e sciami di droni: il primo mese di De La Espriella è il più violento degli ultimi quattro anni
Quattro cadaveri in fila, stesi a terra, ciascuno avvolto in un sacco bianco. Le salme, esposte venerdì come trofei nel cortile del Sesto battaglione di fanteria meccanizzata di Riohacha, appartenevano ai combattenti delle Autodefensas conquistadoras de la Sierra Nevada. C’era anche quello di Naín Andrés Pérez Toncel, alias “Bendito menor”, leader del gruppo armato nonché target principale dell’operazione “Centinela de la Patria”, eseguita dalla Direzione investigativa della Polizia nazionale, Interpol, Forze militari e altri organi di pubblica sicurezza della Colombia. “Oggi è giunta la fine delle attività criminali di questo narcoterrorista”, ha rivendicato il presidente colombiano Abelardo De La Espriella, che circondato da agenti presiedeva l’esposizione infamante. “Bandito che non si arrenda finirà in una sacca di plastica, come questo miserabile che abbiamo abbattuto”, ha aggiunto il presidente, in tenuta militare per rivendicare il suo ruolo di “Comandante in capo delle Forze armate”. Le minacce non dissuadono le Autodefensas, che sparavano in aria scortando il corteo funebre di Pérez Nevada. “Non sarà certo lo spettacolo della morte a spaventarli – commenta a Ilfattoquotidiano.it Carol Villarroel, commerciante informale residente a Riohacha -. Gli atti di forza non spaventano questa gente (i gruppi armati, ndr), semmai la rendono più violenta e minacciosa”.
Un’altra macabra ostentazione si era tenuta un paio di giorni prima, nel Dipartimento di Guaviare, quando sui canali governativi venne diffuso un video di De La Espriella camminando in mezzo ai cadaveri di 23 presunti guerriglieri delle dissidenti Farc, sempre avvolti in sacchi bianchi. Tra i corpi recuperati c’erano almeno due minori. “Non ricordo di aver mai visto un presidente camminare tra i morti e sentirsi orgoglioso di quelle morti”, ha replicato Iris Marín Ortiz, difensore del popolo, che avverte: “Lo Stato e il governo non possono lasciarsi trascinare in una competizione per dimostrare chi può essere più crudele”. L’ex ministra Yesenia Olaya Requene parla di “necropolitica” nel governo del Tigre”, che “ha bisogno di esibire la morte per produrre potere” e trasforma “i cadaveri nella scenografia di una conferenza stampa”. Ma al di là dei cadaveri ostentati, il primo mese del governo De La Espriella consegna al mondo la Colombia più violenta e pericolosa degli ultimi quattro anni.
Nelle prime settimane del Tigre si contano trenta attacchi con droni contro le Forze di sicurezza. L’aumento – calcolato da Armed conflict location & event data project – è di circa il 400% rispetto al quadriennio 2022-2026. “Lo Stato affronta un nuovo fenomeno criminale” spiegava qualche settimana fa l’ex ministro della Difesa Diego Molano, denunciando che negli ultimi due anni membri dell’Ejército de liberación nacional, delle dissidenze Farc e del Clan del Golfo “hanno prestato i loro servizi in Ucraina, dove sono stati addestrati nella manipolazione di droni a scopo bellico”. Molano aggiunge che, dopo il servizio sul fronte, “i combattenti rientrano, acquistano tecnologie ed eseguono attacchi, anche attraverso sciami di droni, contro obiettivi dello Stato”. L’ex ministro parla così della “fine dell’artigianalità” da parte dei gruppi armati, che ora “portano il conflitto verso un’altra dimensione, militarmente più complessa”.
Sempre nell’ultimo mese, Bogotà registra dieci soldati e agenti caduti, quasi il doppio rispetto alla media. Inoltre, otto agenti sono tenuti in ostaggio dai gruppi armati e altri 24 risultano feriti. Oltre la metà degli agenti è stata colpita dagli attacchi con drone eseguiti da venerdì nei dipartimenti di Ocaña, Nariño e Cauca. In aumento anche la violenza statale, con la ripresa dei bombardamenti aerei – azzerati dal 2022 al 2026 -, che hanno causato 42 vittime mortali, tra cui sei minori reclutati. In seguito, i bombardamenti sono stati sospesi dal tribunale penale di San José de Guaviare e il 34° tribunale della famiglia di Bogotà. Misura ritenuta “assurda e incostituzionale” dal ministro dell’Interno Rodrigo Lara, che presenterà ricorso in appello. Salgono anche le detenzioni: +51% nell’ultimo mese, passate dalla media di 10.200 al picco di 15.401. Più elevato l’indice degli arresti legati al narcotraffico o all’appartenenza a gruppi armati, che nello stesso periodo sono aumentati del 69,1%, cioè da 415 a 702. Il tutto su spinta dell’amministrazione Trump, che di recente ha investito un miliardo di dollari per chiudere l’era della “Paz total”, cioè del dialogo con i gruppi armati, e puntare sui bombardamenti. Preoccupano anche la membership di Bogotà nel Shield of Americas, che legittima le incursioni Usa in territorio colombiano. Le opposizioni, dalla voce di Iván Cepeda, avvertono: “Se le armi precedono il welfare torneremo nella spirale della guerra infinita”.