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Il testamento e poi? Breve antologia delle liti post mortem: da Guccini a Caprotti. La storia dei fratelli (e sorelle) coltelli

Case, aziende, diritti d’autore e patrimoni miliardari: quando si apre una successione, dividere l’eredità è spesso più difficile che costruirla
Il testamento e poi? Breve antologia delle liti post mortem: da Guccini a Caprotti. La storia dei fratelli (e sorelle) coltelli
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Se avesse previsto tutto questo, dati causa e pretesto, sarebbe rimasto felice di vedere come i congiunti stanno considerando gli effetti della sua dipartita? Francesco Guccini aveva valutato, nell’idea del trapasso verso un aldilà piuttosto indecifrabile, il sogno della “piena concordia” tra la moglie Raffaella e la figlia Teresa sulle questioni più materiali. Non uno ma due testamenti gli sono serviti per riequilibrare i saldi attivi dei diritti artistici, i luoghi del cuore e quelli del portafogli nel modo per lui equo e generoso. L’aria che tira suggerisce però di immaginare che aver destinato l’appartamento di via Paolo Fabbri 43 di Bologna, il centro di gravità permanente della musica gucciniana, alla moglie e non alla figlia (che in quella casa ci è nata) abbia prodotto una qualche delusione. Se la vedranno le sopravvissute anche attraverso una soluzione giudiziale che il maestro ha previsto per far fronte all’eventuale inasprirsi della guerra familiare: un giudizio ultimo attraverso l’affidamento a un super saggio scelto dal presidente del tribunale tra sei persone di insuperabile neutralità.

La ricchezza produce, come effetto collaterale, anche questo enorme dispendio di energie post mortem. Nel caso di Peppino di Capri il risultato delle tribolazioni funerarie è dovuto, secondo l’asserita valutazione della prima moglie da cui molti anni fa Peppino divorziò, la bellissima Roberta (alla quale tra l’altro lui ha destinato una canzone di grande successo), alla modestia dei saldi dei conti correnti lasciati in eredità. Roberta dice che il testamento è strano, l’andamento economico piuttosto modesto e i figli di secondo letto (Edoardo e Dario) risultano molto agguerriti nei confronti di quello di primo letto (Igor) e pronti a una battaglia sui cui sviluppi non siamo in grado di riferire.

Sanguinante e ormai irresistibile la saga degli Elkann con mamma Margherita. Lei la denunciante, loro, i figli John, Lapo e Ginevra, chiamati a difendersi dall’accusa di averla imbrogliata e di aver cavato dal salvadanaio milioni e milioni di euro a cui lei avrebbe avuto titolo di detenere e magari spendere. Anche qui è abbastanza preoccupante l’analisi psicologica e anche la valutazione degli effetti collaterali delle asserite violenze che i tre figli, a detta di John, avrebbero subito dalla madre. Questa serie di gravi incidenti domestici viene raccontata anche forse per mimetizzare la contesa finanziaria che si può dire giunta a un livello veramente fuori dall’ordinario.

Al confronto gli eredi di Bernardo Caprotti sono scolaretti. I figli Giuseppe e Violetta, che pure vissero felici una sanguinosa prova giudiziaria contro il padre, hanno dovuto accettare la scelta del patron di Esselunga: volare in cielo con la decisione di lasciare alla moglie Giuliana e a Marina, la terza figlia, il 70% dell’impero. A loro due solo il 30%.

Morti annunciate, morti consacrate e morti contestate illustrano la condizione di rara infelicità degli eredi di grandi dinastie. La saga dei Del Vecchio, il compositore di un impero miliardario (Luxottica, eccetera eccetera) finisce per dimostrare che come fai sbagli. Ha diviso in otto parti uguali (i sei figli, la moglie e il figlio di quest’ultima) la grande torta. Eppure nisba. Deduzioni, controdeduzioni, contestazioni, eccezioni, ricorsi.

Davanti a questa enorme mole di atti giudiziari a far bella figura, nonostante ogni idea gli fosse contro, è stato Silvio Berlusconi. Si è districato con discreto successo a far accomodare figli, mogli, amici e amiche, fratelli eccetera dentro la cornice dei beni da lui decisi. Nessuno ha fiatato. E questo va detto.

Però il signor B. è mosca bianca davanti al mare in tempesta delle successioni testamentarie. Converrebbe, a pensarci bene, evitare di morire. Oppure, dovendo per forza trapassare, si potrebbe utilmente immaginare una chance collaterale: divenire poverissimo e svignarsela così.

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