Perché si fa fatica a dire che sono gli uomini a uccidere le donne?
Il rituale dello strazio che si rinnova, insopportabile: un altro padre, quello di Lorena Isceri, gettata come un rifiuto dal cavalcavia dell’autostrada dall’ex compagno, prende parola pubblica. L’uomo, distrutto eppure mite, in video, come fece prima di lui un altro padre, quello di Giulia Cecchettin, si rivolge al presidente Mattarella e alla politica. Dice: fate qualcosa perché nessuna figlia mai più muoia per mano di un uomo che diceva di amarla. Di quel video drammatico colpisce il finale: tra i singhiozzi l’uomo saluta così: “Un abbraccio a tutte le donne”. Anche io mi sono sentita sua figlia, per un istante, e ho sentito quell’abbraccio.
Colpisce, ne discutevo con una amica, che la stampa abbia dato poco rilievo al suo video messaggio: in compenso ampio risalto ha avuto sulla stampa mainstream l’evento matrimoniale, a pagamento, di una coppia di youtuber con un seguito impressionate di bambine e ragazzine: per assistere alla simpatica cerimonia in migliaia hanno pagato oltre 300 euro (prezzo 4 ingressi per famiglie) più 250 euro per l’indimenticabile foto con la coppia. Amen.
La madre di Lorena Isceri ha detto al funerale: “Fate attenzione alle vostre figlie”. Nessuno dice: “Fate attenzione ai vostri figli; a come parlano delle donne, a come si comportano, a cosa vedono online, a chi frequentano”.
Ha fatto notizia, fugacemente si intende, il video realizzato da una coraggiosa sindacalista che ha preso parola su un mezzo pubblico quando ha sentito un giovane uomo dire ad un altro, ad alta voce come se nulla fosse, che le donne vanno ammazzate se ‘giocano’ con i loro sentimenti. Le stronze. Come se essere manipolatorie e cattive, non amorevoli come si conviene verso un uomo, fosse un reato da punire con la morte. La morte, non un ‘vai a quel paese’, mi troverò una meglio di te, addio.
Mio figlio trentaseienne mi racconta che le sue amiche sono in agitazione, dice proprio così, e io mi immagino che le loro quotidianità si carichino ulteriormente di dettagli ansiogeni: messaggiami quando arrivi, tieni sempre il telefono carico, mandami la posizione, chiama quando cammini verso casa se è tardi, così so che arrivi sana e salva. Una vita controllata e vigile, un’allerta che non riguarda i compagni, gli amici o i fratelli. Le giovani donne si stanno agitando perché otto femminicidi nel solo mese di agosto fanno paura. E però. Più le donne vengono uccise meno si dice che sono gli uomini a ucciderle. Si parla di violenza di genere, non di violenza maschile sulle donne.
Il sacerdote al funerale di Lorena Isceri fa un discorso giusto, ma non pronuncia mai la parola donna. Dice: “Le persone non sono oggetti, se una persona ti lascia non ti toglie nulla perché le persone non si posseggono, l’altro non si possiede”. Bello, sì giusto certo, ma qui non stiamo parlando in generale, stiamo parlando di una guerra a bassa intensità che nel mondo vede uomini che odiano le donne fino a ucciderle. Nominarli, gli uomini, non vuol dire colpevolizzarli, non significa dire che tutti gli uomini sono assassini, ma al contrario chiamarli alla responsabilità di essere davvero ‘l’altro’ per le donne, quell’altro capace di fare un passo indietro di fronte all’impulso, pure umano, di colpire, di punire, di annientare.
Perché abbiamo così tanta difficoltà a dire ‘donna’ e a dire ‘uomo’? Perché si fa fatica a nominare la violenza maschile? Perché la si conforma, e scherma, con la locuzione ‘di genere’? Azzardo: perché gli uomini sono reticenti, anche i migliori, ad ammettere che sì: il loro, per la sedimentazione di millenni nella cultura, nell’educazione, nei dettami religiosi, è il sesso che si definisce per la forza e il dominio, e che questa forza e questo dominio che si tramandano come destino e diritto sulle donne e i loro corpi è ancora tutto lì.
E’ nel linguaggio della normalità di tutti i giorni: figlio di puttana, porca Eva, porca troia, vacca, gallina, oca, i giochi online dove si spara alla prostituta per far punti, il porno.
Andate davanti alle scuole, quelle elementari e medie: ascoltate quello che dicono. Non è colpa loro, è ciò che sentono dai grandi, dalle serie tv, dai film, dai porno.
Ci preoccupiamo che i nostri piccoli figli (e anche quelli grandi) non abbiano la febbre: ci stiamo chiedendo che cosa ‘sentano’ verso l’altro sesso?