“Non si può giocare a quell’ora, non è per niente sano”: il preparatore di Alcaraz contro gli Us Open
La sconfitta di Carlos Alcaraz ai quarti di finale degli US Open fa ancora rumore, ma non solo per il risultato del campo. Anzi. Il tennista spagnolo è stato eliminato dal padrone di casa Ben Shelton nello Slam americano, l’ultimo della stagione e a cui arrivava da campione in carica, al termine di una partita–maratona conclusa in cinque set dopo oltre quattro ore e mezza di gioco. E proprio l’orario di inizio e di fine (alle 3:34, la partita terminata più tardi nella storia degli Us Open) sta continuando a far discutere parecchio.
I tennisti sono entrati sull’Arthur Ashe alle 23 inoltrate e hanno quindi concluso dopo 4 ore e 31 minuti di partita, con uno sforzo fisico che ha portato Alcaraz, visibilmente piegato dalla fatica, a vomitare durante un cambio campo. In difesa dello spagnolo, ma più in generale per la salvaguardia della salute dei giocatori, è intervenuto il preparatore atletico del numero 3 del mondo, Alberto Lledó. “In alcune occasioni so (lo affermo con umiltà) che la prestazione non è sinonimo di salute…”, ha scritto in una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram, “dobbiamo adattarci a qualsiasi circostanza, e chi lo fa per primo ha un vantaggio competitivo, ma iniziare una partita di tennis di 5 set alle 11 di sera non è affatto sano per un atleta”, ha tuonato il preparatore nella storia-denuncia sui social.
Un tema che da due giorni sta facendo parecchio discutere. Tra i primi a tuonare sul tema era stato Paolo Bertolucci, che su X aveva scritto: “Chiedere ad un atleta di performare alle 3 di mattina significa perseguire un piano diabolico atto a distruggere il tennis. 1 anno senza Rune e Draper. Mesi ai box per Alcaraz, Musetti e Sinner. Mi raccomando, continuate così”. Ora la polemica non si placa e anzi – anche dal team di Carlos Alcaraz – ora partono le accuse verso gli Us Open.