Pd, scoppia il caso Tav: favorevoli a Roma e Torino, contrari in Valsusa. A ottobre in piazza pro e contro la Torino-Lione
Uno e trino. Sulla questione del Tav – cioè la Torino-Lione – il Partito Democratico ora mostra tre volti. C’è, si sa dall’inizio, il Pd che a Roma e a Torino sostiene accanitamente l’opera. C’è, anche, un partito più tiepido, i ‘boh Tav’ come li ha definiti il sito piemontese Lo Spiffero, sempre attento alle inchieste politiche. Ma si sta facendo strada anche un’anima No Tav. E presto potremmo avere la manifestazione plastica di questa contrapposizione: a ottobre sono attese manifestazioni di piazza sia dei sostenitori dell’opera che di chi si batte per fermarla. E le bandiere del Partito Democratico potrebbero sventolare in entrambe le piazze. Di sicuro iscritti – anche di peso – del Pd saranno presenti a tutti e due gli eventi.
La figura forse di maggior peso, quella che nelle ultime settimane ha preso le posizioni più scomode, è Pacifico Banchieri, sindaco di Casellette (comune della Valsusa), presidente dell’Unione Montana, ma anche membro del direttivo regionale del Pd. Insomma, non una figura di secondo piano. Banchieri ha annunciato che lui ci sarà alle manifestazioni No Tav di ottobre. E, ovviamente, il caso è deflagrato, anche perché mette a nudo un’altra contraddizione: le posizioni non esattamente univoche all’interno della coalizione, con Avs e Movimento Cinque Stelle che, di certo, non la pensano come l’alleato maggioritario del centrosinistra. Così dal Pd romano e torinese era arrivato un messaggio chiaro: “L’opera è strategica e occorre portarla avanti cercando di ridurre gli impatti sociali e ambientali”, hanno dichiarato il segretario regionale Domenico Rossi e il parlamentare Antonio Misiani, responsabile del settore Economie, Imprese e Infrastrutture del Nazareno.
Ma Banchieri non ha accennato a fare marcia indietro. Al cronista spiega: “La posizione del Pd romano e torinese è nota, dai tempi del presidente di Regione, e prima sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Ma anche noi non abbiamo cambiato idea, siamo sempre stati contrari. Non all’Alta Velocità in generale, altro, come sulla Torino-Milano pensiamo che sia utile. Il punto è questro tratto, la Lione-Torino, in particolare il tratto italiano da Bussoleno”. Quali sono i motivi della vostra contrarietà? “Le ragioni sono tante. Primo: i costi. Il Tav costa 14 miliardi, troppi, in particolare in un momento come questo in cui i cittadini hanno ben altre priorità e le risorse mancano”.
Banchieri, e non solo lui, è preoccupato soprattutto dal tratto Avigliana-Orbassano. Il sindaco spiega: “Parliamo di una bretella di 24 chilometri, otto dei quali in galleria sotto la collina morenica di Rivoli, e il resto all’ingresso dello scalo di Orbassano che porterebbero la linea a raccordarsi con il nodo ferroviario di Torino”. Il costo di questo tratto è di circa 3 miliardi (finora ne sono stati finanziati 827 milioni).
Ma non ci sono soltanto le risorse economiche: “Siamo preoccupati per l’impatto ambientale e paesaggistico. E per il consumo di suolo, anche agricolo”. Banchieri aggiunge: “È un investimento enorme, che tra l’altro toglie ovviamente denaro per altre opere che per la gente sono molto più utili”. Quali? “Abbiamo linee metropolitane ferme per la mancanza di fondi, come la Collegno-Rivoli”.
Cosa proponete, quindi? “Dalla Francia arriva la notizia che fino al 2045 le risorse destinate al tratto che da Lione al confine saranno dirottati altrove. Insomma, si rischia di completare la parte italiana e poi di vedere i treni rallentati oltre confine. Che senso ha che l’Italia proceda a marce forzate da Torino e Bussoleno prima del 2045? Adesso serve altro: investiamo nelle linee metropolitane, nella linea 2 di Torino… pensate che a Lione hanno già quattro linee di metropolitana, questa è la priorità in Francia, mica il treno per l’Italia”.
Insomma, il problema da superare per il Tav non è soltanto forare la pietra della montagna. C’è un’altra resistenza per cui non bastano le talpe: la contrarietà di buona parte delle valli interessate al progetto. E anche negli stessi partiti che sostengono l’opera. Il Pd in primis.
Il sindaco di Casellette non è nemmeno l’unico nel centrosinistra a manifestare perplessità; c’è, per dire, anche il suo collega di Avigliana, Andrea Archinà. E per il Pd e i suoi alleati in Valsusa si pone anche un grosso problema di consenso.
Non si sente a disagio nel suo partito, avendo una posizione diversa su un tema così importante? “La Tav per noi è molto importante. Ma ci sono tanti altri nodi su cui sono in sintonia con il mio partito. Ho la tessera Pd, sono stato tra i suoi fondatori in Valsusa. Resto convinto che la nostra idea di società sia quella giusta, soprattutto in un momento così preoccupante per l’Europa e l’Italia, con il successo dell’estrema destra”.