Il mondo FQ

Moto Guzzi, dietro la porta rossa di Mandello rinasce la fabbrica dell’Aquila – FOTO

Oltre 60 mila appassionati alle Giornate Mondiali per i 105 anni del marchio. Dopo cinque anni di lavori e oltre 50 milioni di investimenti, inaugurati il nuovo stabilimento e il museo con 160 moto
Moto Guzzi, dietro la porta rossa di Mandello rinasce la fabbrica dell’Aquila – FOTO
Icona dei commenti Commenti

Prima della Casa del Grande Fratello, l’unica porta rossa famosa in Italia – almeno tra chi amava le motociclette – era quella di Mandello del Lario. Non la conoscevano tutti, ma per la tribù dei guzzisti quel cancello in via Parodi rappresentava da oltre un secolo l’ingresso di un santuario.

Nei giorni scorsi la porta è rimasta spalancata e oltre 60 mila appassionati hanno raggiunto la cittadina lariana per le Giornate Mondiali Moto Guzzi e per festeggiare i 105 anni dell’Aquila. Sono arrivati da tutta Europa e da molte altre parti del mondo, la gran parte in moto, riempiendo strade, alberghi, campeggi e ogni spazio disponibile con due e tre ruote di ogni epoca.

Dentro lo stabilimento, per la prima volta, hanno potuto vedere la nuova casa dell’Aquila. Dopo quasi cinque anni di lavori e più di 50 milioni di euro investiti dal Gruppo Piaggio, dietro la facciata conosciuta da generazioni di motociclisti è comparsa una fabbrica completamente trasformata. Nelle quattro giornate delle GMG il nuovo sito ha registrato 40 mila visite, mentre quasi 30 mila sono stati gli accessi al nuovo museo.

Ci sono le nuove linee di assemblaggio dei motori, i sistemi automatizzati che trasferiscono le motociclette da una fase all’altra e piccoli robot terrestri che le accompagnano ai collaudi finali. La superficie industriale ha raggiunto i 38 mila metri quadrati e la capacità produttiva, oggi, può superare le 30 mila unità all’anno.

Una fabbrica vera, quindi, non una scenografia costruita intorno al brand. Ed è forse questo l’aspetto più importante: le Guzzi continuano a essere prodotte a Mandello del Lario, nello stesso luogo nel quale sono nate nel 1921. Una scelta tutt’altro che scontata mentre una parte crescente dell’industria motociclistica cerca costi più bassi spostando lavorazioni e modelli verso est.

Il progetto porta la firma dell’architetto statunitense Greg Lynn. Accanto alle linee produttive è nato un museo di 3.000 metri quadrati con 160 motociclette: dalla G.P., il primo prototipo, alle moto da competizione che conquistarono 14 titoli mondiali. Dalle sale si può osservare direttamente la fabbrica al lavoro. Da una parte una Guzzi costruita decenni fa, dall’altra una appena uscita dalla linea.

Lynn ha trasformato anche i dettagli meccanici in elementi architettonici. Sul tetto del museo i grandi lucernari ricordano i terminali di scarico della Griso. Una raffinatezza che, nel mondo dei motori, ha un precedente illustre nella fabbrica Bugatti di Campogalliano, dove l’architetto Giampaolo Benedini aveva disegnato il soffitto ispirandosi alle ruote della Type 59.

Nel percorso è stata recuperata anche la galleria del vento, inaugurata nel 1954 e considerata la prima costruita da un produttore di motociclette. A Mandello si racconta ancora che, quando veniva messa in funzione, il suo assorbimento elettrico fosse tale da lasciare al buio tutto il paese. Forse la memoria ha ingigantito la storia, ma certamente non il rumore: quello, assicurano i vecchi mandellesi, si sentiva in tutta la zona.

La trasformazione dello stabilimento era stata immaginata da Roberto Colaninno per accompagnare Moto Guzzi nel suo secondo secolo. I figli Matteo e Michele l’hanno portata a termine, aggiungendo due piazze pedonali, una terrazza affacciata sul grande mosaico dell’Aquila, una caffetteria, un auditorium, spazi per eventi e una sala per la consegna delle moto ai clienti.

Ma durante il fine settimana la vera esposizione era all’aperto. Sabato 1.500 Moto Guzzi hanno percorso la strada da Lecco a Mandello. Ad aprire la parata i Corazzieri, Guardia d’Onore del Presidente della Repubblica, sulle California 1400 di ordinanza, seguiti dai piloti dell’Aprilia Racing Marco Bezzecchi, Jorge Martin e Lorenzo Savadori, dalla MotoGP Legend Max Biaggi e dalle Moto Guzzi della Polizia stradale. Poi è arrivato il resto della storia dell’Aquila.

C’erano le sportive, le grandi viaggiatrici, le moto militari, quelle della Polizia e gli Ercole a tre ruote con il cassone, nati per lavorare più che per sfilare. Vecchie Guzzi conservate perfettamente e altre segnate da migliaia di chilometri, arrivate sul lago proprio come avevano fatto generazioni di motociclisti prima di loro.

Mandello è stata assediata, il traffico è andato in crisi e per qualche ora il rumore dei bicilindrici ha coperto quasi tutto. Ma nessuno sembrava particolarmente infastidito. Qui la fabbrica non è un corpo estraneo alla cittadina: ne scandisce la storia e ne ha costruito una parte dell’identità stessa.

La porta rossa è ancora lì, uguale a prima. Solo che adesso, attraversandola, non si entra più soltanto nella storia della Guzzi. Si vede anche il tentativo, raro e ostinato, di costruirne il futuro.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione