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Gp Monza: no, vi prego non paragonate Kimi Antonelli a Scarfiotti! Questa F1 non è più la stessa

La macchina di oggi non ha niente a che vedere con la Ferrari 312 V12 del 1966, nemmeno le ruote, nemmeno i bulloni. Kimi è figlio del suo tempo e anche di questo regolamento
Gp Monza: no, vi prego non paragonate Kimi Antonelli a Scarfiotti! Questa F1 non è più la stessa
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No no, non paragonate Scarfiotti a Kimi Antonelli, erano due sport diversi. In sessant’anni la Formula 1 è cambiata, secondo me e altri in peggio, ma soprattutto è cambiata quest’anno con un regolamento nuovo e assurdo, dove vince il pilota regolare, non necessariamente il più veloce (che a mio parere resta ancora Verstappen).

Non è lo stesso sport del 1966 ma non è nemmeno lo stesso sport del 1996 ma nemmeno del 2024. Ho dovuto sentire per tutto il weekend che un italiano tornava a vincere dopo non so quanti anni, e va bene, è vero che Antonelli è il primo italiano a vincere a Monza in sessant’anni, dai tempi di Scarfiotti nel ’66, ma attenzione la macchina di oggi che guida Antonelli non ha niente a che vedere con la Ferrari 312 V12 di Scarfiotti, nemmeno le ruote, nemmeno i bulloni.

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E poi, di piloti italiani bravi dopo Ascari e Scarfiotti ce ne sono stati tanti: Alboreto, Riccardo Patrese (guardate l’ultimo podcast di Luca Zaia al Fienile), De Cesaris, Fisichella, Vittorio Brambilla, Alessandro Nannini, e poi il povero Elio De Angelis, veloce quasi quanto Senna, e ogni tanto riusciva anche a batterlo quando correvano insieme in squadra. Ecco, erano un’altra categoria di automobili rispetto a queste moderne, non hanno davvero nulla in comune, a partire dai motori, e poi tutta questa elettronica ha stufato. Kimi è figlio del suo tempo, è figlio di questo regolamento, è bravo indubbiamente, è veloce anche in kart se le sono date in Sardegna, ma non possiamo paragonarlo ai campioni italiani del passato.

Per esempio, Arturo Merzario, qualcuno se lo ricorda? In Formula 1 non ha vinto quasi niente, anzi: non ha mai fatto nemmeno un podio, il suo miglior risultato è stato un quarto posto. Ma quanto era forte, e quanto era assurda la Formula 1 di un tempo? Era una sfida alla morte a ogni curva. In pista sportprototipi Merzario era un mostro, vinse la Targa Florio, la 1000 km di Spa , solo che in F1 non ha mai avuto la macchina giusta. E con le sue mani, insieme ad altri piloti, tirò fuori Niki Lauda dalle fiamme al Nürburgring nel ’76. Kimi, bravo Kimi, ha solo tredici anni più di mio figlio. Se ci penso, tra tredici anni campione di Formula 1… no no, resta ancora uno sport pericoloso ma si muore di meno. Pensate all’incidente a 200kmh di ieri di Leclerc alla parabolica.

E poi noi italiani abbiamo sempre tifato prima di tutto per i piloti bravi, in Formula 1, tranne che per la Ferrari, e le macchine rosse, tradizionalmente le auto italiane per eccellenza: le auto rosse, ecco, Alfa Romeo, Maserati e Ferrari; le auto grigie, le auto tedesche; poi c’erano le auto verdi britanniche e le auto blu della Francia. Ecco, la Formula 1 era eurocentrica, oggi è arabo-centrica: gli sponsor, le sigarette, il whisky, le birre. Ridateci le John Player Special, ridateci l’odore di benzina, ridateci i motori veri, quelli che ti spaccavano i timpani, no no, veramente, oggi suonano come aspirapolvere. Spero che la F1 e la FIA ci ripensino.

Altro capitolo sono le dirette Sky: al netto dell’ottima telecronaca di Carlo Vanzini, il resto è gossip. Ridateci Carlo Piola dai box, ridateci Zermani, Poltronieri. Scusate, sono solo un cinquantenne nostalgico, ma credo che molti di voi che state leggendo non possano che essere d’accordo, vi invito a commentare. Non è solo nostalgia, credetemi: la velocità e le gare erano un’altra cosa, la morte seduta accanto a te in ogni curva. Non era uno spettacolo, era un rito collettivo: qualcosa di primordiale. E abbiamo trasformato la Formula 1 in uno spettacolo di gossip come un Grande Fratello qualsiasi. E allora meglio la NASCAR, mi rifugio lì tra le ruote coperte e le formule minori per ritrovare l’emozione delle corse vere. No, questa non chiamatela più Formula 1.

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