Clamoroso a Firenze: la Fiorentina esonera Grosso e richiama Vanoli dopo averlo cacciato. Le discussioni con Paratici e le divergenze sul mercato: i retroscena
Zero punti in tre giornate: tanto è bastato alla Fiorentina per esonerare Fabio Grosso, ufficializzato meno di due mesi fa dalla proprietà di Joseph Commisso per rilanciare la formazione viola dopo un’annata difficile. L’ufficialità dell’esonero di Grosso è arrivata nella serata di domenica e subito è partito il toto-nomi per il nuovo allenatore. La Fiorentina ha però sciolto le riserve subito e – salvo clamorosi ribaltoni – ha scelto Paolo Vanoli: per lui è un ritorno dopo che a giugno la società toscana aveva deciso di non rinnovare il suo contratto per ripartire con un nuovo progetto.
Una scelta che ha da subito aperto un dibattito tra i tifosi: c’era chi voleva Thiago Motta (che come riportato da Flavio Ognissanti ha chiesto 3.5 milioni all’anno), chi invece chiedeva il ritorno di Raffaele Palladino a gran voce, chi sognava Conte e chi invece è d’accordo con la scelta di richiamare Paolo Vanoli, un normalizzatore che lo scorso anno ha riportato la squadra sul binario giusto, ottenendo una salvezza che all’inizio sembrava scontata, ma che in realtà non lo era. Per Grosso si chiude così dopo tre giornate la nuova avventura alla guida della Fiorentina dopo l’ottima esperienza al Sassuolo: fatali le sconfitte contro Roma (4-0), Frosinone (0-3) nel giorno della festa del centenario, e per ultima quella per 1-2 contro il Torino di sabato pomeriggio.
La scelta arriva dopo un mercato molto ambizioso condotto dal direttore sportivo Fabio Paratici. La Fiorentina ha investito circa 130 milioni di euro per rifondare la rosa, puntando su giovani di grande prospettiva e giocatori già affermati. Dal Real Madrid è arrivato in prestito Mastantuono, uno dei talenti più interessanti del calcio mondiale, mentre è tornato in Italia Gnonto. Il club ha inoltre anticipato la concorrenza per giocatori emergenti come Atta, Valdepenas, Viery e soprattutto Oulai, protagonista dell’ultimo Mondiale. Negli ultimi giorni di mercato è stato poi rivoluzionato l’attacco, con le partenze di Kean, Piccoli e Gudmundsson e gli arrivi di Beto, Pellegrino e Njie. Un rinnovamento profondo che, inevitabilmente, richiedeva tempo per trovare gli equilibri, ma dal quale la società si aspettava comunque un rendimento ben diverso nelle prime giornate.
Dopo il ko con il Torino, i tifosi hanno contestato duramente la squadra e chiesto le dimissioni di Grosso. L’allenatore aveva respinto l’ipotesi di lasciare: “Non ci sta girando nel verso giusto, al primo episodio non riusciamo a tenere le redini della gara. Sono cose che sapevo e che stanno venendo fuori, avremmo voluto mascherarle, non ci siamo riusciti”. E ancora: “Questo ambiente merita sicuramente risultati diversi da quelli che stiamo facendo noi, ma non ho mai pensato alle dimissioni“. Poi una discussione – come riportato da Fanpage poco prima dell’esonero – con il ds Fabio Paratici: alla base di tutto ci sono divergenze sul mercato e la gestione del caso Kean. Ora, però, la società ha scelto di cambiare strada. Per Grosso si tratta del quinto esonero della carriera dopo quelli con Verona, Brescia, Sion e Lione.
Per la Fiorentina è invece l’ennesima partenza complicata: nella scorsa stagione Stefano Pioli era stato esonerato dopo dieci giornate, con Paolo Vanoli chiamato al suo posto e capace di portare la squadra alla salvezza e ai quarti di finale di Conference League. La Fiorentina, proprio nell’anno del centenario, si trova dunque costretta a ripartire ancora una volta. E il compito è affidato ancora a Paolo Vanoli.