L’ultima lettera di Enzo Bianchi al priore di Bose prima di morire: “Vorrei che in questi ultimi giorni si trovassero cammini di riconciliazione”
“Ho la consapevolezza che ormai sono alla fine e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele… Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci … Spero che questo avvenga prima che io me ne vada”. Suonano come un testamento spirituale queste parole scritte da fratel Enzo Bianchi al priore di Bose, Sabino Chialà, nel giorno della Trasfigurazione, il sei agosto scorso.
Prima della sua dipartita avvenuta all’inizio di questa settimana, il fondatore della comunità tra le colline del Piemonte e la Serra di Ivrea ha fatto per primo un passo nella speranza di iniziare un cammino verso la pacificazione con chi ha voluto che sei anni fa fosse allontanato per sempre dalla realtà che aveva fondato. Senza clamore, nel silenzio della sua cella alla fraternità della Madia, Bianchi – sfidando forse anche il parere di altri monaci e monache – ha scritto questa missiva a fratel Chialà. Una lettera scoperta in queste ore perché è stata pubblicata sul sito della comunità di Bose. Bianchi, consapevole del suo corpo ormai fragile, ha tentato in tutti i modi di tendere una mano ai fratelli e alle sorelle che nel 2020-21 avevano assistito alla sua cacciata con un decreto del Vaticano, senza dire una sola parola a sua difesa.
“Caro Sabino, cari fratelli e sorelle avrei voluto scrivervi nei giorni intorno al 20 luglio, ma purtroppo una infezione agli occhi mi ha reso cieco e ancora adesso non riesco a vedere bene dall’unico occhio che mi resta. La salute non è proprio buona anzi dovrò tornare presto in dialisi… Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi… Buona festa, siate nella gioia e nella speranza e contate sulla mia e sulla nostra intercessione, con affetto fedele Enzo”. Il monaco scrittore aveva immaginato un incontro ufficiale, pubblico, palese per rendere partecipe tutti di questo traguardo.
Parole alle quali ha risposto il priore di Bose: “Caro Enzo, grazie del tuo messaggio e delle tue parole fraterne. Sono contento di sentirti, soprattutto in questo giorno in cui facciamo memoria della nostra alleanza con il Signore e tra di noi. Alleanza che, benché messa alla prova dalla nostra pochezza, non viene meno, perché il Signore è fedele. Per questo anche noi ti ricordiamo a ogni eucaristia. Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti. Ora accolgo con gioia la tua richiesta. Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo … per immaginare insieme il modo in cui potresti incontrare i fratelli e le sorelle … Fammi sapere quando ti è possibile. Prego anche per la tua salute, perché il peso non ti sia troppo gravoso. Il Signore porti a compimento questi pensieri di pace. Ti abbraccio e auguro a te e a quanti vivono con te una serena festa della Trasfigurazione. Tuo fratello Sabino”.
Una risposta che – a detta di chi era con lui in quei momenti – l’aveva reso felice. Purtroppo, subito dopo questo scambio, Enzo è stato ricoverato in ospedale perché la sua salute si è gravemente compromessa fino alla morte. Chialà ha voluto essere presente con alcuni monaci e monache di Bose alla cerimonia funebre. Un rito celebrato da fratel Valerio Lanzarini per volontà di Bianchi che aveva a far tempo pensato a ogni momento del suo funerale. Eccetto uno, il discorso di “congedo da Enzo” letto dal priore di Casa della Madia, fratel Goffredo Boselli (tra i monaci cacciati da Bose con Bianchi). Parole approvate anche dal resto della nuova fraternità di Albiano d’Ivrea: “Hai conosciuto – ha detto Boselli – il dolore di chi è stato ingiustamente costretto ad allontanarsi da ciò che ha generato a prezzo di ogni energia, vivendo la profonda ingiustizia di non sapere le ragioni, le cause, gli atti concreti pur chiedendoli con insistenza. In quell’ora hai conosciuto il tradimento del tuo discepolo eletto e di altri con lui, l’infedeltà di molti di quei fratelli e sorelle con i quali avevi stretto alleanza, l’opportunismo chi agiva per ottenere posizioni e vantaggi personali, la malvagità di chi non hai esitato a chiamare “aguzzino”. Hai conosciuto l’abbandono di chi pensavi esserti amico anche tra preti e vescovi come tra laici. Hai conosciuto il volto crudele che la chiesa sa assumere quando da madre diventa matrigna: prima che con te l’ha fatto con molti altri tra i suoi migliori figli. La storia ne trarrà lezione…”.
Boselli ha ricordato anche l’incontro con Papa Francesco il 16 dicembre 2023: “Balsamo sulle tue ferite sono state le parole che papa Francesco ti ha rivolto: “Enzo, ti chiedo perdono. Quello che ti hanno fatto è stata una carognata”. Io ero presente ed ho ascoltato queste parole”. Infine l’appello ai monaci e alle monache di Bose: “Sta ora a noi, tuoi figli e figlie spirituali portare a termine questo tuo desiderio. È l’evangelo che ce lo chiede e nient’altro che l’Evangelo”. Un invito a farsi interpreti della volontà di Bianchi, senza dimenticare il passato ma cercando insieme, anche a fatica, la strada per vivere cristianamente anche questa pagina della storia del monachesimo.