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Xi vuole la Cina al centro del Mediterraneo. Ok all’ampliamento della zona industriale speciale in Egitto che aggira blocchi marittimi e guerre commerciali

Mai come in questo momento, i commerci globali sono resi complessi su due fronti. Il primo, quello geografico: basti pensare al caos generato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il secondo, quello politico: le continue guerre commerciali dichiarate dal presidente statunitense Donald Trump stanno generando continua insicurezza. Così Pechino mette in atto la sua strategia
Xi vuole la Cina al centro del Mediterraneo. Ok all’ampliamento della zona industriale speciale in Egitto che aggira blocchi marittimi e guerre commerciali
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Sono passati 70 anni dalla Crisi di Suez del 1956 che portò Francia, Regno Unito e Israele ad attaccare l’Egitto che aveva nazionalizzato il Canale. A distanza di così tanto tempo, quest’ultimo è ancora saldamente al centro della geopolitica globale e la Cina ne ha ben chiara in mente la rilevanza. Si è infatti appena concluso un viaggio a suo modo storico, il primo da dieci anni a questa parte, del presidente Xi Jinping a Il Cairo, accolto senza risparmio di sfarzo dall’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

La tre giorni in terra nordafricana è servita innanzitutto al leader del gigante asiatico per rinsaldare i rapporti politici e militari con un Paese fondamentale per la stabilità mediorientale. Ma il vero obiettivo di Xi sembra essere quello di consolidare la presa cinese sulla rotta logistica rappresentata dal Canale di Suez. Mai come in questo momento, i commerci globali sono resi complessi su due fronti. Il primo, quello geografico: basti pensare al caos generato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il secondo, quello politico: le continue guerre commerciali dichiarate dal presidente statunitense Donald Trump stanno generando continua insicurezza. Una situazione, quest’ultima, che rappresenta il vero fumo negli occhi per l’amministrazione cinese, abituata a ragionare sul lungo periodo e sulla base di programmi definiti nel dettaglio.

È da tempo che Pechino ha stretto rapporti con Il Cairo sul fronte commerciale e logistico. Dal 2008 è infatti operativa la Zona economica speciale del Canale di Suez, fortemente voluta dalla Cina e gestita da una conglomerata cinese fondata a Tianjin e che va sotto l’acronimo TEDA – Tianjin Economic Technological Development Area. L’area sorge nei pressi della località turistica di Ain Sokhna, a poche decine di chilometri dall’imbocco del canale, e copre attualmente una superficie di oltre 10 chilometri quadrati. Al suo interno ospita più di 200 aziende e negli ultimi anni ha attratto investimenti pari a quasi 5 miliardi di dollari, per un fatturato complessivo di oltre 7 miliardi. La produzione portata avanti in loco copre già vari settori, tra cui quello tecnologico e quello delle rinnovabili. Le ricadute in termini di indotto e occupazione locale sono significative perché l’Egitto ottiene entrate dalle esportazioni legate alla TEDA pari a circa 100 milioni di dollari all’anno e il 98% della forza lavoro è egiziana. Con i suoi oltre 110 milioni di abitanti, l’Egitto rappresenta un mercato importante per il gigante asiatico.

Ma il vero obiettivo cinese è esportare e farlo nel modo più sicuro possibile, avendo sostanzialmente un piede e mezzo nel Mediterraneo, evitando il lungo viaggio che i beni prodotti in Cina devono compiere. Secondo dati ufficiali della TEDA, oltre il 95% della produzione realizzata ad Ain Sokhna viene trasportata attraverso il Canale di Suez verso l’Europa, il Medio Oriente e il continente americano.

Ma Xi Jinping evidentemente vuole ancora di più: la visita nella capitale egiziana è infatti servita soprattutto per lanciare la terza fase di sviluppo della Zona economica speciale. Obiettivi in termini di crescita della produzione e del giro d’affari non sono stati comunicati, ma il nuovo ciclo di cooperazione ha ampliato i settori interessati, con i semiconduttori, i data center e le catene di approvvigionamento dei minerali chiave inclusi nel pacchetto. Un esempio dei passi avanti compiuti: il gigante cinese degli pneumatici ZC Rubber ha firmato una lettera d’intenti per un impianto da 500 milioni di dollari nell’area, avendo già annunciato la volontà di esportare la quasi totalità della produzione.

L’Egitto è uno dei gangli più importanti del grande progetto infrastrutturale cinese delle Nuove Vie della Seta. Un’iniziativa che negli ultimi anni era sembrata un po’ appannata ma che ora, complice anche il caos commerciale globale a cui si faceva riferimento, pare destinata a tornare al centro dell’attenzione di Pechino. Ecco perché gli investimenti cinesi nel Paese nordafricano sono destinati a salire fino a 15 miliardi di dollari entro la fine del 2026, da quota 12 miliardi di dollari fatta registrare nell’arco del 2025. Una crescita a tassi cinesi.

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