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Scontro Argentina-UK sul petrolio delle Malvine: Milei sfida Londra e annuncia sanzioni alle società estrattive. E spera in Trump

Il presidente argentino ha anche annunciato la costruzione di una base militare nella Tierra del Fuego, ma alcuni dei terreni sono già stati posti in vendita agli Usa. Lui rivendica il sostegno di Trump: “I venti stanno cambiando”. Il tycoon temporeggia. Londra: “Parla più dei problemi interni a Buenos Aires che delle Fakland”
Scontro Argentina-UK sul petrolio delle Malvine: Milei sfida Londra e annuncia sanzioni alle società estrattive. E spera in Trump
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Il tragico cortocircuito tra risorse e sovranità – che sta mettendo in ginocchio l’America Latina – riapre anche la controversia mai risolta tra Buenos Aires e Londra intorno alla sovranità sulle isole Fakland (nome inglese)/Malvine (nome che si usa prevalentemente per richiamare la prospettiva o la rivendicazione dell’Argentina). “Le Malvine sono argentine, di storia e di diritto: non c’è discussione a riguardo”, ha detto a reti unificate il presidente argentino, Javier Milei, dopo il via libera del Regno Unito alle operazioni estrattive nel giacimento Sea Lion, con riserve stimate di 1,7 miliardi barili di petrolio, situato a 220 chilometri a nord dell’arcipelago, in uno spazio marittimo nella piattaforma continentale argentina, secondo i rilievi approvati anche in sede Onu, ma ritenuto Zona economica esclusiva delle Fakland.

“Da cinquant’anni le Nazioni Unite chiedono all’Argentina e al Regno Unito di non eseguire azioni unilaterali sul territorio, fino a quando non sarà risolta la controversia, incluso lo sfruttamento delle sue risorse naturali”, ha rivendicato Milei, denunciando la violazione sistematica dell’indicazione Onu da parte di Londra, attraverso i permessi rilasciati alle compagnie Rockhopper exploration (Regno Unito) e Navias Petrolium (Israele). “Nel mondo corrono venti favorevoli alla nostra causa”, aggiunge il presidente argentino, che confida nell’eventuale revisionismo Usa circa la posizione di “neutralità” sulle Isole, che in realtà si è sempre tradotta nel sostegno verso Londra. Intervistato da GB News, Donald Trump ha ricordato la guerra che nel 1982 ha causato la morte di 649 argentini, 255 britannici e tre abitanti dell’isola: “Voi vi siete mossi bene. Le avete recuperato (le isole, ndr) con molta fermezza, ma è stato molto tempo fa. È un viaggio lungo, un cammino lungo”. Nell’affrontare la controversia, il tycoon torna sempre sul “dispiacere” provato a causa del mancato sostegno del Regno Unito in Iran. L’avvicendamento fa insospettire diverse fonti, secondo le quali il dossier potrebbe essere usato dagli Usa come strumento di ricatto nei confronti del Regno Unito, ancora lontano da assolvere l’impegno di portare le spese militari al 5% del Pil.

Già in un memoradum filtrato a metà aprile da Reuters, il Pentagono metteva in discussione il sostegno diplomatico Usa nei confronti di “possedimenti imperiali” di lunga data, facendo riferimento all’Arcipelago. In risposta a Milei, il ministro della Difesa del Regno Unito, Wes Streeting, ha ribadito che le isole “sono britanniche”, che “l’impegno del Regno Unito resta assoluto e inderogabile” e che le rivendicazioni di Milei “ci dicono più sulla politica interna argentina che sulle isole Fakland“. Streeting ha inoltre citato il referendum svolto nel 2013 nel quale il 99,8% degli abitanti dell’arcipelago hanno scelto di rimanere nel Regno Unito.

Nel suo discorso alla nazione, il presidente argentino ha sostenuto che il Paese non rimarrà “a braccia conserte” di fronte alla minaccia del progetto Sea Lion agli “interessi strategici argentini”. Milei ha quindi annunciato un decreto che, sulla base della legge argentina 26.659, imporre sanzioni alle compagnie attive nel territorio sotto occupazione britannica. Tuttavia, le misure restrittive volute da Milei non sortiranno effetto sull’arcipelago, dove l’Argentina non ha effettiva giurisdizione. Lo confermano le stesse compagnie Rockhopper e Navitas, parlando della legalità delle loro operazioni: “Non è contemplato che i recenti avvenimenti abbiano effetti materiali sulle attività del progetto Sea Lion”. Rockhopper e Navitas, già sanzionate da Buenos Aires nel 2013 e nel 2022 rispettivamente, dicono di avere il “totale sostegno del Regno Unito“.

In compenso, Milei ha annunciato l’inabilitazione, a effetti del territorio argentino, delle imprese coinvolte nelle attività estrattive autorizzate da Londra presso il giacimento Sea Lion. In programma anche l’aumento delle risorse destinate al Ministero argentino della Difesa con l’obiettivo di costruire una base navale integrata nella Tierra del Fuego e rafforzare le reti di telecomunicazione in materia di intelligence. “Questa base ci renderà il polo logistico più importante dell’Atlantico meridionale e sarà fondamentale per la proiezione geopolitica dell’Argentina“. Il presidente libertario fa riferimento alla Base militare di Ushuaia, che in realtà sarebbe stata costruita insieme agli Stati Uniti. Buenos Aires ha inoltre posto in vendita, sempre a Washington, alcuni terreni strategici della Base: il “mega terreno” dell’Armata di 38 ettari e il lotto della Marina ci circa 3mila metri quadri. “Milei parla di sovranità e, nello stesso discorso, giustifica le sue azioni in base all’alleanza con Trump”, commenta l’ex ministro della Difesa, Agustín Rossi, che ironizza sulla svolta nazionalista del presidente. “Fino a poco fa sosteneva il contrario – ha proseguito, facendo riferimento alle polemiche trascorse con la nazionale di calcio argentina –. La politica estera non può mutare a seconda dell’umore presidenziale”.

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