Seat, il futuro è appeso ai motori termici. Volkswagen deciderà dopo il 2030
Una questione di tempo, legata al ciclo di vita dei motori a combustione. Per Seat, il marchio spagnolo del gruppo Volkswagen, il destino pare segnato, anche se mimetizzato da giri di parole che offuscano la realtà. L’accordo sul piano straordinario proposto dal Ceo del colosso tedesco Oliver Blume e approvato giovedì sera, in anticipo rispetto all’atteso Consiglio di Sorveglianza fissato per oggi (e infatti annullato), anche per contenere i timori nell’opinione pubblica alla vigilia delle delicatissime elezioni locali nel Sachsen-Anhalt dove gli xenofobi di estrema destra della AfD rischiano di conquistare la maggioranza assoluta, presenta alcuni passaggi chiave.
Malgrado investimenti annunciati di 135 miliardi tra il 2027 e il 2031 a forte rischio rimangono quattro stabilimenti in Germania e anche lo storico marchio iberico, già controllato da Fiat, pure se una nota dice che “non è ancora stata presa alcuna decisione in merito” alla chiusura dei primi e al ritiro dal mercato del secondo.
Ma il colosso tedesco vuole mantenere “flessibilità” in un comparto “il cui ambiente normativo, tecnologico e competitivo continua a cambiare rapidamente”. Uno scenario plausibile? Spariranno più posti di lavoro e la produzione verrà ridotta per contenere la capacità a 9 milioni di veicoli e far aumentare la redditività che dovrà raggiungere il 9%.
Ma se gli obiettivi sono chiari, non lo è altrettanto la strada su come raggiungerli. Il caso di Seat è un esempio, visto che in una nota, la società spagnola Seat SA che controlla Cupra (che “continua a essere il principale motore di crescita dell’azienda”: oltre un milione di auto già commercializzate dal 2018 in poi), ribadisce che Seat “rimane una parte importante e ha una chiara roadmap di prodotto per i prossimi anni”.
Il gruppo ha confermato i lanci e gli aggiornamenti già pianificati per l’anno prossimo, ossia le versioni mild-hybrid di Ibiza e Arona. Il problema è quello che accadrà dopo: “Oltre il ciclo di prodotto attuale, il futuro del marchio continua ad essere analizzato”, si legge nella nota, che prosegue: “Nel contesto attuale, una regolamentazione sempre più impegnativa, il costo dell’elettrificazione e gli investimenti necessari per sviluppare una nuova generazione di modelli elettrici rendono sempre più complessa l’analisi necessaria per continuare a investire” in Seat. Una formulazione diplomatica che mantiene viva la speranza che anche dopo “il 2030 diversi scenari sono ancora possibili”: “A seconda di come evolveranno la regolamentazione, la domanda dei clienti e le condizioni di mercato, verrà valutata la continuità del marchio”, prosegue la nota.
A parte una completa retromarcia a livello comunitario, il futuro della mobilità europea è elettrico. O quasi. A differenza di Cupra, Seat non ha modelli elettrici in gamma e dopo la scadenza del 2035 (se sarà confermata) verrebbe automaticamente tagliata fuori dal mercato: “Le strutture di costo a livello industriale restano sotto forte pressione”, spiega il comunicato. Da cui è chiaro però che “qualunque scenario emerga, Seat SA e la nostra rete di concessionari continueranno a supportare i clienti Seat e a mantenere l’impegno preso nei loro confronti”. Significa che in ballo c’è solo il futuro del marchio Seat, ma non del gruppo spagnolo, ma vuol dire anche che i milioni di clienti che posseggono o acquisteranno ancora auto del brand potranno beneficiare a lungo della relativa assistenza specializzata.
La nota ufficiale precisa anche che “con l’espansione delle responsabilità industriali all’interno del gruppo” di Seat SA “si prevede che l’occupazione possa aumentare nei prossimi anni”. Alla controllata spagnola che si trova a Martorell, nei pressi di Barcellona, il colosso tedesco ha affidato “l’industrializzazione della piattaforma MEB21 e la produzione della famiglia di auto elettriche urbane”.
Del resto, come anticipato anche ieri, il gruppo Volkswagen e Seat SA avevano ufficializzato investimenti per 10 miliardi di euro per accelerare l’elettrificazione della Spagna.