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Primarie, Giuseppe Conte agli iscritti M5s: “Votate Schlein, se la giudicate migliore”. Orlando (Pd): “Scriviamo le cose che ci uniscono”

Alla Festa dell'Unità di Genova, accolto da Silvia Salis con l'esponente dem, il leader 5s non pone veti contro Matteo Renzi e Carlo Calenda: "Ben venga una terza gamba al centro, Salis è partita bene a Genova". E accusa Meloni: “Quattro anni di governo, zero riforme”
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Arrivano insieme, accompagnati dalla sindaca Silvia Salis. Sotto il tendone della Festa dell’Unità di Genova non c’è più posto e parte del pubblico segue dalla piazza. Tra Giuseppe Conte e Andrea Orlando va in scena una corrispondenza d’amorosi sensi politica, fatta di ricordi del governo condiviso, proposte già concordate e poche divergenze. Si parte dall’opposizione a Giorgia Meloni. “Quattro anni di governo, zero riforme”, attacca Conte. Al governo più longevo della storia repubblicana, dice corrisponde “la più grande responsabilità” per non aver risposto a inflazione, caro bollette, carburanti e salari troppo bassi. “Cosa hai fatto con 209 miliardi che si è ritrovata sul tavolo? Quali progetti industriali? Quale piano sanitario? Quale piano per i salari reali? Quale piano per la crescita?”.

Il programma di coalizione, assicurano, è già in larga parte condiviso con Avs. Conte elenca salario minimo, politiche del lavoro, congedo paritario, riduzione dell’orario a parità di retribuzione. E aggiunge il conflitto di interessi: “Non puoi fare politica e affari contemporaneamente, se hai ruoli istituzionali”. Entro fine mese proveranno a “trarre le fila di un progetto programmatico unitario”. Ma sulla linea di quanto sostenuto dallo stesso palco da Schlein, quelle fila esistono già. Anche su temi strumentalizzati dai lobbisti del riarmo: “Noi siamo molto più convergenti sulla politica estera rispetto a questo governo”, dice Conte. Il campo progressista, aggiunge, dovrà battersi unitariamente “per una prospettiva di pace”, per il riconoscimento dello Stato palestinese, le sanzioni economiche e finanziarie contro “i responsabili di un genocidio, da Netanyahu in giù” e l’interruzione dell’accordo di cooperazione militare con Israele. Sull’Ucraina, Conte ribadisce la condanna dell’aggressione russa ma anche la linea che M5s e Avs hanno fatto loro dall’inizio: “Dobbiamo evitare un’escalation militare e porre fine a questo conflitto”. Perché “o una guerra finisce con la resa e la distruzione di una delle due parti, oppure finisce storicamente con un trattato di pace”.

Orlando non si discosta. Possono esserci, dice, differenze nella “sequenza degli atti”, ma non sulla Palestina e non sulla necessità di ricostruire uno spazio diplomatico. La soluzione passa dall’Europa, anche se “l’Europa così com’è non è all’altezza del suo compito”. Non è stata capace di chiamare al tavolo India, Cina e gli altri soggetti interessati a evitare l’escalation e si è limitata, secondo Orlando, a seguire gli Stati Uniti di Trump e delle oligarchie. La convergenza comprende la necessità di difendersi da “guerre ibride e dagli attacchi informatici”, senza trasformare ogni minaccia in una giustificazione per il riarmo. Sullo sfondo ci sono le grandi industrie militari e i fondi di investimento. “Ci portano in guerra perché stanno facendo affari”, accusa Conte. “La guerra è la soluzione ai loro affari”. Per Orlando il programma comune deve quindi partire dalla riconquista dell’“autonomia” e dell’“iniziativa”, per fare dell’Italia “un soggetto che costruisce la pace e che aiuta l’Europa a costruire la pace”. Quello del Governo, visto da qui, è tutto tranne che sovranismo, in qualsiasi modo si possa intendere quel termine.

Uno dei pilastri attorno ai quali viene proposta anche una possibile denominazione della coalizione: “Alleanza per la Costituzione”, propone Conte. Gli chiediamo se può servire una “terza gamba” centrista, quella invocata dai cespugli moderati che vorrebbero intestare a Silvia Salis, obtorto collo, un ruolo significativo per federare un’area che non ha mai rinunciato ai personalismi per contendersi i voti del piccolo centro, già ampiamente rappresentato dalle componenti moderate del Pd. Conte ci scherza, ma non troppo: “Ben venga una terza gamba al centro, anche una quarta, una quinta e una sesta”. Salis, ancora una volta, si sottrae al casting. Chiamata in causa dal palco, ribadisce il suo passo di lato. Il possibile contributo degli amministratori, però, viene sollecitato anche da Conte, che cita proprio Salis, “partita molto bene qui a Genova”, e gli altri sindaci e sindache che potranno decidere “in che forma” partecipare alla costruzione dell’alternativa.

Nessun veto preventivo neppure su Matteo Renzi e Carlo Calenda. Prima, avverte Conte, bisogna raccogliere e consolidare le misure già concordate dai partiti che hanno lavorato fin dall’inizio all’alternativa: Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Avs. Poi si valuteranno gli altri apporti. La platea borbotta. “Il tema è il grado di solidità che avrà a governare per cinque anni – precisa Conte – Con rispetto, con lealtà, in termini di affidabilità”. Per Orlando, le eventuali esclusioni devono arrivare dopo un confronto sui contenuti, non prima, per pregiudizio: “Noi dobbiamo costruire le condizioni per il campo più credibile e largo possibile. Credibile, e largo”.

Infine, le primarie. Conte le chiede come strumento di partecipazione e si rivolge agli iscritti del M5s: “Se qualcuno ritiene che sia la candidata più idonea e competitiva, votate Elly Schlein”. Le primarie non devono diventare una competizione “volta a squalificare dei compagni di viaggio con cui lavoreremo comunque tutti insieme come una squadra”. Orlando concorda: “Dipende da come le facciamo”. Prima di scegliere il leader, bisogna scrivere il programma: “Incominciamo a scriverle, ’ste cose che ci uniscono”. Altrimenti la polarizzazione interna finirà per consegnare argomenti alla destra. Il pubblico applaude ancora. Orlando chiude misurando la strada percorsa dal 2022, quando Pd e Movimento 5 Stelle quasi non si parlavano: “Abbiamo fatto tutta questa strada insieme. Adesso manca l’ultimo miglio”. Deragliare proprio nell’ultima curva, aggiunge, “sarebbe veramente imperdonabile, mentre a destra sono molto più divisi di noi”.

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