Roma, le educatrici e le insegnanti precarie tornano a protestare: “Per ogni persona che va via dovrebbe esserci un’assunzione”
A pochi giorni dalla riapertura di nidi e scuole, le educatrici e le insegnanti precarie di Roma tornano a protestare in Campidoglio. L’appuntamento è per oggi, 4 settembre, dalle 15 alle 18, con una richiesta che resta quella dell’ultimo anno: più assunzioni e una copertura stabile degli organici nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. Al centro della mobilitazione, organizzata dai Coordinamenti delle precarie dei Municipi di Roma e da #Chieducamerita, ci sono la richiesta di un piano straordinario di ampliamento degli organici, almeno 500 assunzioni oltre a quelle già previste, lo scorrimento completo della graduatoria del nido entro la scadenza del 2028 e la revisione del regolamento sulle supplenze. Per le lavoratrici, però, il problema non riguarda soltanto la stabilità dei contratti. La carenza di personale, sostengono, si ripercuote sull’organizzazione quotidiana dei servizi e sulla qualità dell’assistenza ai bambini. “Noi stiamo facendo una battaglia per quanto riguarda la qualità nei servizi educativi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Eleonora, del Coordinamento #Chieducamerita. “Siamo fermamente convinte che gli organici vadano rivisti e rielaborati”.
La manifestazione arriva dopo quelle degli ultimi mesi. In quelle occasioni le lavoratrici avevano chiesto all’amministrazione un piano di assunzioni più ampio. Il Comune, racconta Eleonora, aveva invitato ad attendere l’assestamento di bilancio di fine luglio per conoscere l’eventuale incremento del personale. “Abbiamo atteso pazientemente. Ma quando è uscito il PIAO a fine luglio abbiamo visto che erano state inserite soltanto 36 unità come assunzioni per il settore educativo, a fronte delle 500 che noi chiedevamo in piazza durante l’ultima manifestazione”. Per le educatrici è troppo poco. Non perché considerino inutili le assunzioni già fatte dall’amministrazione, ma perché, secondo loro, quelle operazioni hanno in parte recuperato vuoti che si erano accumulati negli anni senza affrontare il problema della dotazione necessaria a garantire il funzionamento dei servizi. “Il Comune più di una volta ha sostenuto che le assunzioni le ha fatte, che sono state tantissime e che hanno coperto tutti i vuoti d’organico che erano previsti”, racconta Eleonora. “Ad ogni persona che va via, per pensionamento, per cambio di mansioni o per qualsiasi altro motivo, dovrebbe corrispondere un’assunzione puntuale di qualcun altro che prende il suo posto. Questo non è stato fatto per anni”. Il risultato, secondo le educatrici, è stato quello di utilizzare le supplenze per coprire in maniera strutturale una carenza che avrebbe dovuto essere affrontata attraverso gli organici. “Si sono trovati ovviamente a dover sopperire a tutto questo e hanno dovuto coprire i vuoti d’organico. Noi siamo fermamente convinte che questo non basti e che vadano riviste le dotazioni organiche“.
È qui che la vertenza sul precariato diventa una questione che riguarda direttamente i bambini. L’esempio che porta Eleonora è quello dell’inizio della giornata. “Chi attacca alle otto di mattina si trova da sola ad accogliere un numero di bambini che non si può prevedere, nonostante la legge regionale preveda 1 educatore ogni 7 bambini”. E lo stesso problema, spiega, può ripresentarsi all’uscita, quando le educatrici che terminano prima lasciano le colleghe del turno successivo a gestire da sole l’arrivo dei genitori. “Noi riteniamo che i momenti di entrata e di uscita, quindi l’accoglienza e la restituzione, siano due momenti fondamentali di cura del bambino e anche nei confronti delle famiglie“, dice Eleonora. “Sono gli unici momenti che abbiamo a disposizione per poter colloquiare, intrattenerci anche cinque minuti, scambiare una parola su come è andata la giornata, come ha reagito il bambino ad alcuni stimoli, ad alcune esperienze“.
C’è poi la graduatoria del nido, prorogata il 5 agosto fino al 2028. Un anno fa le educatrici temevano che il Comune potesse procedere con un nuovo concorso prima di esaurirla. Oggi quella possibilità sembra accantonata, ma per le lavoratrici la richiesta resta: utilizzare tutti gli idonei prima di nuove selezioni e rendere la graduatoria a scorrimento permanente. “Questa richiesta non è stata accolta e continueremo comunque a lavorarci”. Secondo il Coordinamento, nella graduatoria restano più di 2000 idonei. Molti hanno già anni di servizio nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. “C’è chi è precario da oltre vent’anni e presta servizio tutti i giorni con contratti annuali, mensili o giornalieri. È personale altamente qualificato e pronto a lavorare“. Un personale, aggiunge Eleonora, “costantemente formato“, anche attraverso i corsi di aggiornamento obbligatori organizzati ogni anno dal Comune.
A complicare la situazione c’è poi il nuovo regolamento per le supplenze. La fascia di reperibilità per gli incarichi giornalieri, denunciano le precarie, quest’anno è stata estesa dalle 7 alle 14. “Una fascia così ampia”, spiega Eleonora, “lascia alle lavoratrici poco o nessun margine per organizzare la propria vita familiare e conciliare il lavoro con gli impegni personali”. E non accettare non è una scelta senza conseguenze: il rifiuto viene registrato e può incidere sulle successive chiamate. C’è infine un’altra richiesta, più specifica, che riguarda le educatrici inserite nella graduatoria del nido e che negli anni hanno lavorato anche nelle scuole dell’infanzia. Durante l’emergenza Covid era stata prevista la possibilità di utilizzare, in deroga ai requisiti ordinari, educatrici con titoli affini per coprire le supplenze nella scuola dell’infanzia. Alcune hanno così accumulato anni di servizio nelle scuole pur rimanendo formalmente inserite nella graduatoria del nido. Ora chiedono al ministero competente di poter essere inserite nella graduatoria GCS per le supplenze della scuola dell’infanzia, valorizzando anche l’esperienza maturata sul campo.
“Non è la risoluzione del precariato, perché questa è una graduatoria soltanto per le supplenze a tempo determinato“, precisa Eleonora. “Ma sarebbe comunque un’opzione in più per tutte le educatrici che all’interno della graduatoria unica del nido potrebbero continuare a prestare servizio anche nella scuola dell’infanzia“. Una richiesta che, secondo le lavoratrici, era già stata sottoposta dal comune al ministero, senza però effettivi riscontri per il momento. Il 4 settembre le educatrici torneranno in Campidoglio per chiedere più assunzioni, ma soprattutto per un servizio che non sia costretto a reggersi sulla precarietà. “Chiediamo a Roma Capitale di mettere finalmente al centro la qualità del servizio, la continuità educativa e la dignità professionale delle lavoratrici”, spiegano.