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“Seat fuori dal mercato entro il 2029”: la decisione di Volkswagen sul marchio che fu della Fiat

Secondo il settimanale economico WirtschaftsWoche, il colosso di Wolfsburg vuole ritirare il brand spagnolo entro il 2029 e concentrare gli investimenti su Cupra, che ormai vende di più
“Seat fuori dal mercato entro il 2029”: la decisione di Volkswagen sul marchio che fu della Fiat
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Per Seat è arrivata l’ora della verità. Già nel 2023, a margine dell’IAA di Monaco di Baviera, il nuovo Ceo del marchio Volkswagen Thomas Schäfer (un manager che, dicono le indiscrezioni, sarebbe molto gradito alle dinastie Porsche e Piech che controllano il gruppo), che adesso guida anche la divisione del brand di volume del gruppo, che include anche Skoda, aveva guadagnato la ribalta mediatica affermando che “il futuro di Seat è Cupra”.

Ora, secondo quanto appreso dall’autorevole settimanale economico finanziario tedesco Wirtschaftswoche, il gruppo Volkswagen (che ne aveva completato l’acquisizione nel 1986) prevede entro il 2029 di ritirare dal mercato la Sociedad Española de Automóviles de Turismo, fondata nel 1950 e fino al 1981 nella galassia Fiat (che faceva parte degli investitori che portarono alla sua costituzione).

La decisione finale sarebbe programmata per venerdì 4 settembre, in occasione della riunione del Consiglio di sorveglianza, organismo di cui fanno parte anche i sindacati e il Land della Bassa Sassonia, la cui attenzione è tuttavia rivolta in particolare agli stabilimenti e ai livelli occupazionali in Germania e nella regione.

A partire dal 2030 Seat non sarebbe più prevista dai programmi del gruppo, alle prese con un complesso e delicato processo di riorganizzazione che potrebbe comportare il sacrificio di decine di migliaia di posti di lavoro, fino a 120.000 a livello globale (attualmente sono oltre 600.000 gli addetti, di cui circa 14.000 riguardano Seat S.A, la società che controlla sia Seat sia Cupra). Non sono chiare le ricadute sul personale, perché il sito catalano di Martorell produce anche per altri marchi, ma se l’impatto sulle tute blu potrebbe essere limitato, non lo sarebbe sui colletti bianchi. E non è chiaro se e come reagirà il governo spagnolo che aveva concordato un piano di investimenti da 10 miliardi di euro con il gruppo tedesco.

Il documento citato dalla testata tedesca spiega che “mantenere Seat nella sua forma attuale comporterebbe un ulteriore impegno di risorse, mentre lo sviluppo strategico dovrebbe concentrarsi sul marchio Cupra”. Il gruppo ha evitato di commentare, anche perché si tratta di un piano non ancora approvato.

Cupra, fortemente voluta nel 2018 dall’allora Ceo italiano di Seat SA Luca De Meo, ha già superato Seat nei volumi: 170.100 auto nei primi sei mesi del 2026 contro 129.600. E lo scorso anno erano state 328.800 contro 257.400, tra l’altro con margini nettamente superiori, anche per via del posizionamento di mercato di Cupra, non premium, ma certamente non generalista. Del resto, design a parte, solo Cupra è sul mercato anche con modelli elettrici (quelli di Seat sono al massimo ibridi) e non a caso partecipa anche da anni alla Formula E, il mondiale per monoposto a zero emissioni.

Per razionalizzare gli investimenti e ridurre i costi, il gruppo Vw aveva già deciso di dimezzare progressivamente la propria gamma, anche per contenere a 9 milioni la propria capacità produttiva, ampliata lo scorso decennio quando il colosso tedesco commercializzava fino a 11 milioni di veicoli. A rischio non c’è solo il marchio Seat, ma anche quello italiano Ducati (che potrebbe venire messo in vendita) e nei piani del Ceo Oliver Blume continuano a esserci le chiusure di diversi stabilimenti in Germania. In ballo ce ne sono quattro: i dirigenti punterebbero alla cessazione delle attività produttive a Emden e Zwickau con il 2031, ad Hannover nel 2032 e a Neckarsulm nel 2034.

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