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Suzuki Across plug-in hybrid, la prova de Il Fatto.it – Concreta e razionale – FOTO

La seconda generazione del suv 4x4 giapponese offre 309 cavalli e, grazie alla nuova batteria da 22,7 kWh, fino a 129 km di autonomia in elettrico
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Prudente tra i prudenti. Avendo scelto (anche) di lasciare il mercato statunitense nel settembre del 2012 e quello cinese nel novembre di sei anni dopo, Suzuki è riuscita a proteggere la redditività. Ha optato pure per un approccio cauto al “green deal”: una decisione che la premia, soprattutto in Italia che, rivendica Massimo Nalli, numero uno della filiale del Belpaese, è la prima nazione per volumi in Europa: “Siamo una piacevole anomalia”, sorride snocciolando i dati, che includono l’Ebit. Fra i 25 gruppi più grandi al mondo, la casa di Hamamatsu è quella che ha un margine del 10,1% e nessuno ha fatto meglio nello stesso lasso di tempo.

Nel mondo, nel primo semestre, grazie all’impressionante andamento in India, Suzuki ha contabilizzato una crescita del 19%, quasi cinque volte la media (4%). Pur avendo “perso” la Ignis, la compatta best seller, in Italia è riuscita a restare sostanzialmente stabile, appena fuori dalla Top 20 assoluta, ma undicesima guardano solo al canale privati, quarta nel 4×4 preceduta dai tre marchi premium tedeschi e addirittura terza nel segmento delle ibride commercializzate ai privati con un prezzo medio inferiore ai 30.500 euro, che la vale la seconda posizione per la gamma più “economica”.

Con la Across plug-in hybrid a trazione integrale, che in un anno pieno (a partire dal 2027) dovrebbe raggiungere volumi attorno al mezzo migliaio di unità, Suzuki rinnova l’offerta con un modello basato sulla Toyota Rav4. Tra le due società ci sono una serie di collaborazioni frutto anche di un “intreccio” azionario: Suzuki ha lo 0,2% del capitale del colosso nipponico, mentre quest’ultimo controlla quasi il 5% di quote della casa di Hamamatsu.

Il prezzo per la sola variante disponibile, la Across Top, per la quale è tutto di serie e a listino non ha accessori, è di 51.400 euro, ossia i 55.900 iniziali dai quali si decurtano i 4.500 di sconti in caso di permuta o rottamazione.

La seconda generazione della Across misura 4,62 metri di lunghezza (praticamente come prima) e vanta il medesimo passo di 2,9. L’abitacolo garantisce molto spazio ai passeggeri della fila posteriore e la capienza dal bagagliaio è compresa tra 446 (con la ruota di scorta), 672 (sempre con i sedili in posizione normale, ma senza la gomma in più) e 1.647 litri (schienali dietro reclinati).

Tra le dotazioni di serie ci sono numerosi dispositivi di sicurezza e assistenza alla guida, il sistema di telecamere a 360° (in fuoristrada c’è anche quella che riprende lo sterrato) e l’head-up display, oltre ai due schermi da 12.3 e 12.9”. I rivestimenti non sono i migliori visti su un’auto di segmento D, ma Suzuki è un costruttore razionale, la cui attenzione ai costi è “maniacale” (la definizione è dello stesso Nalli).

Circa il comportamento su strada c’è ben poco da dire: la Across è silenziosa, stabile e prevedibile come ci si aspetta che sia. Magari non regala grandi emozioni, ma in cambio è estremamente rassicurante anche nell’offroad con la sua trazione integrale ben impostata. Viaggia fino a 180 orari e schizza da 0 a 100 in 5,8”. E, soprattutto, grazie alla nuova e più grande batteria da 22,7 kWh (quasi 5 kWh di capacità in più), è in grado di percorrere fino a 129 chilometri in modalità 100% elettrica nel ciclo misto di omologazione. I tre motori sono il benzina da 2,5 litri da 143 Cv e i due elettrici da 206 e 55 Cv per un totale di 309 Cv di potenza di sistema (prima erano 306).

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