“Qui in Libano i palestinesi sono invisibili”. Benedetta Scuderi porta i nostri occhi nel campo di Shatila
César Essayan, vicario apostolico di Beirut, ha detto di temere che il Libano “finisca nel cestino dell’oblio”. Condivido la sua paura. Dall’inizio dell’aggressione di Netanyahu, sostenuta da Trump, seguiamo con angoscia le sorti di un Paese travolto dal disegno neo-coloniale di Israele. I raid dell’Idf non sono mai cessati e dal 2 marzo ci sono state almeno 1.094 vittime. Israele vuole la conquista del sud e il disarmo completo di Hezbollah, condizioni impossibili per avviare un vero negoziato di pace accettabile per i libanesi. Intanto, con la conclusione del mandato della missione Unifil, Netanyahu si oppone alla presenza di nuove forze internazionali nel sud, per lasciare all’Idf libertà di azione.
È questo il contesto drammatico di fronte a cui abbiamo deciso di organizzare una nuova missione internazionale di Alleanza Verdi Sinistra. Dopo aver attraversato la Cisgiordania con Occhi in Palestina, lunedì è partita la delegazione di Occhi in Libano. Insieme a Benedetta Scuderi e Luisa Morgantini avrei dovuto viaggiare anche io, invece un contrattempo mi ha trattenuto in Italia. Ecco perché per loro, per tutte le persone che hanno reso possibile questa missione che prepariamo da tempo, ho deciso di seguirle ogni giorno da qui e di ospitare sul mio blog i report e le riflessioni di Benedetta. Di seguito il suo primo pezzo da Shatila.
MG
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di Benedetta Scuderi (Eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra)
La nostra missione è iniziata nel campo rifugiati di Shatila, che nasce nel 1949 come campo per palestinesi e dove nel settembre del 1982 ha avuto luogo il tristemente noto massacro di Sabra e Shatila. Oggi in questo campo vivono anche molti rifugiati siriani e cittadini libanesi.
Entrando e parlando con le persone, ciò che si tocca subito con mano è la condizione dei palestinesi in Libano. Sono invisibili: non hanno il diritto di lavorare, di comprare casa, di ricevere i servizi essenziali da parte dello Stato.
L’unico organismo internazionale che si occupa dei palestinesi è l’UNRWA, spesso nel mirino di vere e proprie campagne di disinformazione. Con la nostra delegazione di AVS e AssopacePalestina abbiamo incontrato i suoi rappresentanti, che ci hanno raccontato il loro lavoro. Si occupano di tutte le attività legate alla gestione igienico-sanitaria, alla manutenzione delle strade, all’educazione, all’approvvigionamento idrico e ai servizi fognari. Oggi, però, il definanziamento dell’UNRWA costituisce un problema enorme per tutte quelle persone che hanno questa organizzazione come unico riferimento.
Nella clinica di UNRWA attualmente i pazienti sono circa 6000, quasi ogni giorno qui ogni medico visita tra le 75 e le 80 persone; al momento i bambini ricoverati sono 735 e 79 le donne incinte. Ma per le condizioni in cui il personale è costretto a lavorare alcune persone devono aspettare giorni prima di ricevere cure mediche. Lo staff UNRWA – a causa della carenza di fondi – sta già lavorando all’80%.
Abbiamo incontrato anche Luciano Griso, medico che grazie ai fondi della Federazione delle Chiese Evangeliche porta avanti vari progetti nei campi rifugiati, sempre dal punto di vista sanitario, per supportare anche i rifugiati siriani e di altre nazionalità che vivono lì.
Infine, abbiamo visitato il sud di Beirut, una delle zone più colpite dai bombardamenti perché si trova sotto il controllo di Hezbollah. Siamo stati in una scuola ormai inagibile, con 600 bambine che non potranno accedervi e non potranno iniziare la scuola. Purtroppo anche in queste situazioni il governo libanese non interviene tempestivamente e non offre soluzioni alla popolazione.
Alla luce di tutto ciò è importantissimo fare pressione sul governo libanese anche tramite l’EU-Lebanon Association Agreement, affinché i palestinesi che vivono da mezzo secolo in questi luoghi possano finalmente vedere riconosciuti i propri diritti civili, sociali ed economici.
Ph. credits: Filippo Zingone