“Una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Nessun campionato alterato”: Giraudo torna su Calciopoli
“È cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata. Ad oggi tutti i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. Ma c’è una novità che riguarda la giustizia sportiva“, cioè “la recente sentenza della Corte di Giustizia europea. Chiarisce un principio fondamentale: chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarle la legittimità”. Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus dal 1994 al 2006, in una lunga intervista rilasciata a ‘La Stampa’ rompe il silenzio tornando sul processo Calciopoli, che per l’ex dirigente è andato in prescrizione. A livello sportivo però Giraudo è stato radiato a vita.
Con questa sentenza un giudice riscriverà la storia? “Mi stupirei del contrario. Un giudice potrà annullare una pronuncia disciplinare ‘domestica‘ che si ritiene illegittima. Come ha sostenuto il mio avvocato Dupont, vittorioso alla Corte di Giustizia: l’attuale sistema è contrario ai principi del diritto europeo”, ha aggiunto l’ex dirigente bianconero, che ha definito Calciopoli “una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna”, ha proseguito: “Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, ‘un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici’”.
Con Gianni e Umberto Agnelli Calciopoli sarebbe mai esplosa? “Non sarebbe successo nulla di quello che è successo”, ha spiegato Giraudo che ha poi proseguito: “Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano”, ha spiegato. Il comportamento della società? “Mi ha sempre lasciato perplesso. Ha chiesto il patteggiamento nel processo sui bilanci e i suoi dirigenti sono stati assolti. Ha accettato la Serie B, senza neanche aver letto le intercettazioni. L’errore di valutazione fu enorme”.
Allo Juventus Stadium “non ci sono mai più voluto tornare. Ho ceduto solo una volta. Mio figlio aveva comprato tre biglietti ai distinti, per me e il mio nipotino. Non ho potuto dire di no”, ha proseguito l’ex dirigente bianconero. “Mi hanno riconosciuto. E non riuscivo a uscire dallo stadio tra foto e selfie. E il coro ‘torni, torni‘”, ha raccontato. E oggi tornerebbe in tribuna? “Solo se mi invita l’Ingegner Elkann”, ha risposto. “Ha preso una Exor che capitalizzava due miliardi: oggi ne capitalizza ventidue. La sua riservatezza non deve ingannare. Ha retto, da giovanissimo, personalità come Romiti, Gabetti, Marchionne. Oggi li ha superati partecipando ai consigli di amministrazione dei principali gruppi del tech americano. E viene ricevuto alla Casa Bianca, all’Eliseo e al Quirinale“. Che rapporti ho con lui? “Ho molto apprezzato, dopo l’assoluzione nel processo sui bilanci, un suo sms in cui si complimentava con me perché il fatto non sussisteva. Perfetto stile Juve”.