Tornati dalla pausa estiva comincia il grande inganno delle mance elettorali
di Luca Nascimbene
L’estate si chiude, la calura svanisce, ma sui palazzi della politica romana resta un’afa opprimente: quella dell’ennesima Manovra finanziaria di bilancio alle porte. La retorica governativa ha già scaldato i motori, promettendo tagli alle tasse per tutti e coperture “magiche” scovate tra i soliti meandri della spesa pubblica. Ma dietro l’annuncio dei soliti bonus di facciata e la propaganda da campagna elettorale permanente, la realtà per i cittadini è ben diversa.
Gli indicatori economici raccontano una storia lontana dal narrare trionfalistico dell’esecutivo: una crescita anemica, un potere d’acquisto delle famiglie letteralmente sgretolato dall’inflazione e dal carovita, e i tassi di povertà assoluta che non accennano a scendere. Di fronte a questo scenario, la strategia politica della maggioranza sembra essere sempre la stessa: rimandare i nodi strutturali, far cassa sui servizi essenziali e redistribuire briciole per mantenere alto il consenso nei sondaggi.
Il vero nodo: salute, scuola e stipendi
Non si tratta di una critica ideologica, ma di una banale lettura dei numeri. Mentre si discute di condoni e si difendono rendite di posizione, la Sanità pubblica affonda sotto il peso di liste d’attesa infinite, pronti soccorso al collasso e una fuga di medici e infermieri verso la sanità privata o l’estero che ha assunto i contorni di un’emergenza nazionale. Un cittadino su dieci, oggi in Italia, rinuncia a curarsi perché non può permettersi una visita privata e il Sistema Sanitario Nazionale non è più in grado di garantire le prestazioni nei tempi dovuti.
Lo stesso copione si ripete nell‘Istruzione pubblica, martoriata da anni di tagli lineari e investimenti mancati, e nel settore del Lavoro. L’Italia resta uno dei pochi Paesi in Europa dove i salari reali sono diminuiti negli ultimi trent’anni, ma l’agenda politica continua a ignorare con pervicacia la necessità di un Salario Minimo legale per contrastare la piaga del lavoro povero.
La deriva del dibattito pubblico e la responsabilità dei cittadini
Nel frattempo, la politica distrae l’opinione pubblica alzando polveroni su guerre culturali, riforme costituzionali divisive o provvedimenti bandiera ideati solo per occupare i palinsesti televisivi. La propaganda ha sostituito il dibattito sui contenuti; la battuta a effetto sui social vale più di un piano d’investimenti sui trasporti locali o sulla transizione ecologica.
Ed è qui che entra in gioco il ruolo dell’informazione libera e dei lettori. Credo che anche la sezione blog de Il Fatto Quotidiano nasca con l’idea che la partecipazione democratica non finisca alle urne, ma richieda un controllo democratico costante e rigoroso su chi gestisce la cosa pubblica. Non basta indignarsi per le uscite felici o infelici del politico di turno: occorre pretendere risposte su come vengono spesi i soldi dei contribuenti e su quali siano le reali priorità del Paese.
Con la riapertura dei lavori parlamentari, il tema centrale non potrà più essere rinviato: cosa intende fare questo governo per sostenere le famiglie travolte dal carovita, proteggere i beni comuni e garantire il diritto al futuro per le nuove generazioni? Smettere di rincorrere le distrazioni di regime e concentrare l’attenzione sui diritti fondamentali resta l’unico modo per pretendere un’alternativa concreta. La partita della Manovra si gioca adesso, e il compito di un’informazione indipendente è quello di raccontare i fatti senza sconti per nessuno.