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Tassa sugli extraprofitti? Vale solo per le rinnovabili: il Gse invia diffide legali a 1.200 Comuni. Anci: “Elevato rischio fallimento”

Il gestore dei servizi energetici chiede pagamenti fino a 900mila euro per via di un decreto firmato Mario Draghi. Ma i sindaci contestano: "Quei ricavi non sono speculazione, ma somme per i servizi al cittadino". La guerra legale coinvolge le aziende e rischia di rallentare la diffusione delle fonti pulite, antidoto al caro bollette
Tassa sugli extraprofitti? Vale solo per le rinnovabili: il Gse invia diffide legali a 1.200 Comuni. Anci: “Elevato rischio fallimento”
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Tassare gli extraprofitti di banche e imprese petrolifere è solo una possibilità, per il governo. La certezza è la valanga di diffide legali inviate a Comuni e aziende per riscuotere gli extraprofitti da energie rinnovabili, vero antidoto al caro-bollette che affligge l’Italia. A causa della tassa varata dal governo Draghi nel 2022, 1.200 Comuni (soprattutto in Emilia Romagna) rischiano seri problemi di bilancio . “Un elevato rischio di default”, ammoniva l’Anci già al tempo, in una lettera inviata alla sottosegretaria leghista Vannia Gava del ministero dell’Ambiente. Quattro anni dopo, decine di ricorsi al Tar firmati dalle imprese e una pronuncia della Corte di Giustizia europea, la minaccia del crac pesa intatta sugli enti locali: alle pubbliche amministrazioni continuano ad arrivare diffide firmate dal Gestore dei servizi energetici (Gse). Le missive chiedono il pagamento della tassa sugli extraprofitti entro 15 giorni. Importi da poche centinaia di euro fino a 900mila euro, in un caso. Somme in grado di mandare in rovina i piccoli Comuni. Ma in caso di fallimento, è lo Stato a restare con il cerino in mano, con l’obbligo per Roma di saldare almeno una parte dei debiti locali. Dunque un possibile autogoal per le finanze pubbliche.

La tassa del governo Draghi e la lettera Anci: “Soldi per la collettività, altro che extraprofitti”

Secondo i municipi, la richiesta del Gse è illegittima: il presunto extraprofitto realizzato con l’energia solare, eolica o idrica è denaro destinato alle comunità locali già spennate dai tagli dei governi, incluso quello di Giorgia Meloni. Soldi per la manutenzione di scuole e verde pubblico, oppure contro il caro-bollette, ma anche per il sostegno ai fragili come anziani, minori e disabili. “Quei proventi derivanti dalla vendita di energia sono utilizzati esclusivamente per la collettività, nell’interesse pubblico e per l’erogazione di servizi pubblici essenziali”, ammoniva la segretaria generale Anci Veronica Nicotra, nella mail pec inviata al Mase il primo agosto 2022. Allora perché il Gse chiede gli arretrati alle amministrazioni locali con il rischio di finire in tribunale? Bisogna tornare al 2022, all’inizio della guerra in Ucraina, quando i rincari energetici spinsero alle stelle il prezzo in bolletta di luce e gas.

Il governo Draghi ha imposto la tassa sugli extraprofitti da energie rinnovabili con il decreto n. 4 del 27 gennaio 2022, battezzato dalle cronache “Sostegni-ter”. La norma – articolo 15 bis – impone un meccanismo di compensazione a due vie, sulla base di un prezzo fissato per legge e differenziato per zona geografica. Lo scopo era finanziare gli aiuti contro il caro-bollette. In che modo? Recuperando la parte dei ricavi dalla vendita dell’elettricità che eccedeva il livello considerato congruo dal legislatore, nel periodo dal primo febbraio 2022 al 30 giugno 2023. Se il valore di mercato era superiore a quello di riferimento, il produttore doveva pagare la differenza al Gse: così avviene il prelievo dell’extraprofitto. Se invece il prezzo di vendita era inferiore, il Gestore compensava la differenza in favore del produttore (integrazione del ricavo). Lo scambio a due vie riguarda impianti fotovoltaici sopra i 20 kW incentivati con i vecchi Conti Energia ma anche strutture alimentate da fonti eoliche, idriche e geotermiche. Certo i rincari del gas, innescando i rialzi del prezzo dell’elettricità, hanno favorito in parte la speculazione sulle fonti rinnovabili, al riparo dall’impennata del costo del metano.

I ricorsi al Tar e la sentenza della Corte di Giustizia Ue:

Le diffide giungono non solo alle aziende private, ma anche a Comuni e pubbliche amministrazioni (come le aziende sanitarie) dedite alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Tutti contrarissimi al pagamento del tributo. Così sono fioccati i ricorsi ai tribunali amministrativi regionali contro la delibera Arera per regolare la riscossione della tassa da parte del Gse. E il contenzioso è giunto fino in Lussemburgo, sul tavolo della Corte di Giustizia europea, interpellata dal Tar della Lombardia con l’ordinanza del 7 luglio 2023, n. 1744. La pronuncia dei giudici Ue, il 22 gennaio 2026, promuove la tassa sugli extraprofitti delle rinnovabili, giudicandola compatibile con il diritto comunitario in virtù di tre ragioni: la situazione emergenziale (i rincari del gas), il carattere temporaneo della misura, la difesa dell’interesse pubblico. Tuttavia, il tribunale in Lussemburgo ha posto un paletto alla riscossione degli extraprofitti: tutelare gli investimenti nel settore delle rinnovabili. Dunque la palla torna al Tar della Lombardia, per giudicare caso per caso.

Massimo Cavezzana (vicepresidente Anci): “Rischio di nuovi contenziosi”

Intanto, dopo la pronuncia della Corte Ue, il Gse è tornato ad inviare le diffide ai Comuni. Per ora nessun contenzioso è approdato in tribunale. Anzi è in corso un dialogo sulla definizione di extraprofitto. La differenza di vedute è su un punto critico: gli impianti rinnovabili del Comune, una volta conferiti ad una Comunità energetica rinnovabile (Cer), sono ancora da considerare beni al servizio della collettività oppure ad uso commerciale? Per i sindaci anche le Cer svolgono funzioni pubbliche, perché contribuiscono a tirare giù i prezzi delle bollette con benefici per l’ambiente. Ma “gli impianti incentivati con il Conto Energia hanno vincoli rigidi e non possono essere conferiti alle Comunità energetiche, né utilizzati per generare incentivi ulteriori rispetto a quelli già riconosciuti”, dice a ilfattoquotidiano.it Massimo Cavazzana, vicepresidente Anci e sindaco di Tribano in provincia di Padova. Tuttavia molti impianti pubblici sono passati nell’alveo delle Comunità energetiche locali, così il Gse ha inviato diffide a centinaia.

Secondo Cavazzana, questo è il nodo che alimenta il contenzioso tra i municipi e il Gestore. E se non si scioglie, il rischio è di rallentare la corsa delle rinnovabili con nuovi scontri legali. “Le diffide del Gse riguardano gli anni della crisi energetica, ma oggi rischiano di estendersi anche agli anni successivi attraverso contestazioni sull’uso degli impianti incentivati”, ammonisce il vicepresidente Anci. Dunque “è fondamentale che i Comuni abbiano regole chiare, senza rischi di interpretazioni retroattive che possano ostacolare la transizione energetica locale”.

Intanto prosegue la battaglia legale delle aziende: si attende una nuova pronuncia della Corte di Giustizia Ue e del Consiglio di Stato. Nelle secche dei contenziosi sulle rinnovabili, il costo di luce e gas per aziende e famiglie difficilmente scenderà.

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