Il mondo FQ

Prima le catene ai cancelli, poi le serrature cambiate e ora l’annuncio: Brovedani non riaprirà la fabbrica di Bari a settembre

I 44 dipendenti per ora rimangono in contratto di solidarietà, ma l'autunno è un'incognita per la mancanza di commesse. Martedì il presidio in vista dell'incontro al Mimit
Prima le catene ai cancelli, poi le serrature cambiate e ora l’annuncio: Brovedani non riaprirà la fabbrica di Bari a settembre
Icona dei commenti Commenti

I timori si sono concretizzati: la fabbrica della Brovedani a Modugno, alle porte di Bari, non riaprirà il 7 settembre. Di più: “Non ha più futuro”, secondo le parole – riportate dai sindacati – che l’amministratore delegato del gruppo friuliano ha pronunciato durante il tavolo in Regione Puglia tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori. La causa? L’unico cliente rimasto avrebbe deciso di cancellare tutti gli ordini.

Ora quello che era un sospetto dei 44 dipendenti è diventato realtà: quando a inizio agosto Brovedani, specializzata nelle lavorazioni meccaniche del settore automotive, ha chiuso i cancelli con delle catene alla vigilia delle ferie e, poi, negli scorsi giorni ha provveduto alla sostituzione delle serrature agli ingressi era per non permettere ai lavoratori di avere accesso al sito produttivo fino a data da destinarsi. Ricostruzione che, fino a poche ore fa, l’azienda smentiva.

Brovedani ha motivato l’assenza di ordini con la scarsa competitività del sito di Modugno rispetto alle aziende cinesi. Una concorrenza annullata sia dal costo delle materie prime che da quello dell’energia, sostiene il gruppo. Non è mancato poi il dito puntato contro la crisi del settore automobilistico che per il gruppo “deriva anche dalle scelte dell’Unione Europea”. Giustificazioni contestate da Fim e Fiom di Bari: “Brovedani ha sempre rifiutato le sollecitazioni da parte delle segreterie territoriali per cercare nuovi ordini e fare una riconversione delle produzioni”, scrivono le sigle metalmeccaniche ricordando che invece una trasformazione è in corso nella sede principale di San Vito al Tagliamento.

Non si parla ancora di licenziamento: per ora i 44 dipendenti rimangono in contratto di solidarietà, almeno fino alla fine di settembre. “Adesso però è necessario trovare soluzioni per garantire la continuità occupazionale e un primo passo si spera che venga fatto già nell’incontro del 2 settembre con il Ministero del Made in Italy”, dicono ancora le due sigle sindacali. Martedì intanto i lavoratori si incontreranno in presidio davanti ai cancelli della fabbrica proprio per discutere i prossimi passi e l’impostazione della vertenza.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione