Dalle Big tech Usa 1.000 miliardi di investimenti per l’IA entro il 2028. La Bce avverte: il loro maxi debito può far salire i costi per tutti
I giganti tecnologici americani si stanno riversando sul mercato obbligazionario europeo per finanziare la gigantesca corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. E in futuro l’enorme quantità di debito necessaria per costruire data center, reti e infrastrutture energetiche potrebbe finire per presentare il conto anche agli altri settori dell’economia. È l’avvertimento che arriva dal blog della Bce, con un’analisi intitolata Big tech, big debt: when US tech giants tap the euro area bond market. Secondo gli autori, la crescente presenza degli hyperscaler nel mercato delle obbligazioni societarie dell’area euro “potrebbe far salire i costi di finanziamento per tutti i settori” man mano che questi gruppi accumulano debito e conquistano una quota crescente del mercato obbligazionario. L’effetto potrebbe estendersi persino ai segmenti del debito sovrano e sovranazionale.
Il fenomeno è legato innanzitutto alla scala degli investimenti richiesti dall’IA. I colossi tecnologici americani tra cui Alphabet, Amazon e Microsoft devono finanziare infrastrutture sempre più costose, a partire dai data center e dall’energia necessaria per alimentarli. Secondo le stime citate dalla Bce, complessivamente potrebbero arrivare ad avere bisogno di oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale entro il 2028. Per raccogliere una parte di queste risorse, dopo aver fatto ampio ricorso al mercato statunitense stanno aumentando la loro presenza anche in Europa: le emissioni in euro delle società americane, i cosiddetti “reverse Yankee”, sono quasi raddoppiate tra il 2025 e il 2026. E quest’anno Amazon e Alphabet sono stati i principali emittenti nel mercato obbligazionario delle società non finanziarie dell’eurozona.
Nel complesso, ci sono già circa 40 miliardi di euro di bond degli hyperscaler in circolazione. Una cifra, per ora, relativamente contenuta rispetto all’intero mercato: i giganti tecnologici rappresentano poco più dell’1% degli indici di riferimento dei corporate bond denominati in euro. Ma il peso sulle nuove emissioni è molto più significativo: arrivano a sfiorare il 10% delle emissioni lorde in euro delle società non finanziarie statunitensi. E i titoli delle big tech sono particolarmente appetibili: hanno generalmente rating elevati, spesso pari almeno ad AA-, e contribuiscono ad ampliare l’offerta di obbligazioni tecnologiche e di titoli con scadenze più lunghe.
Questa capacità di attrarre capitali potrebbe trasformarsi in un elemento di pressione se i volumi continueranno a crescere. La Bce sottolinea che per il momento non c’è evidenza di un effetto di spiazzamento sulle aziende europee. La domanda degli investitori per le obbligazioni delle società dell’eurozona è rimasta solida nel 2026. Ma quanto a lungo i mercati finanziari europei saranno in grado di assorbire senza difficoltà quantità di debito così grandi e concentrate? La stessa Bce individua due rischi. Da un lato, una maggiore concentrazione degli investimenti nel settore tecnologico e nell’economia americana, in modo simile a quanto già avvenuto sui mercati azionari, dove le big tech hanno assunto un peso dominante. Dall’altro, la possibilità che l’aumento dell’indebitamento degli hyperscaler renda più difficile per imprese e settori diversi ottenere finanziamenti alle stesse condizioni, modificando progressivamente l’allocazione degli asset da parte degli investitori.