“Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura”: così la Serie A specula sull’azzardo. La nuova campagna per racimolare soldi dai “True data”
La Serie A le sta provando tutte per racimolare un po’ di soldi. È difficile promuovere e vendere un prodotto in declino, ma invece che provare a migliorare il prodotto stesso, la Lega Calcio cerca sempre di inventarsi qualcosa di nuovo. Prima la lotta alla pirateria, ora il fantacalcio con i voti in sovraimpressione durante le partite. L’ultima novità riguarda la campagna “True data”, lanciata proprio oggi in occasione della seconda giornata di campionato. Di che cosa si tratta? In poche parole, la Serie A strizza l’occhio al gioco d’azzardo, invitando però le piattaforme di betting e gli scommettitori a utilizzare solamente i dati ufficiali prodotti dalla stessa Serie A. I “True data” appunto, che diventano la nuova frontiera con cui la Lega Calcio tenta di prendersi almeno una fetta del gigantesco business che ruota attorno alle scommesse.
Non è un segreto. Dopo che il decreto Dignità ha vietato la pubblicità dell’azzardo, il mondo del pallone ha cercato mille scorciatoie per tentare ancora di guadagnare dall’unico vero settore che ancora funziona se si parla di calcio. La lotta alla ludopatia, che di fatto non esiste, è solo uno specchietto per le allodole, così come le finte reprimende ai calciatori che sono stati beccati a scommettere in questi anni. Di fatto, dalle maglie dei club alle televisioni sportive, i tifosi continuano a essere inondati di messaggi che invitano a scommettere. Ora ci pensa direttamente la Lega Calcio Serie A a speculare sul gioco d’azzardo. Per carità, però, solo tramite i dati ufficiali.
L’amministratore delegato Luigi De Siervo lo ha spiegato apertamente: “Nel betting, dove ogni indicazione può determinare una scelta, la qualità e l’affidabilità del dato sono un elemento imprescindibile. Con ‘True Data’ vogliamo ribadire con chiarezza che dietro ogni dato ufficiale c’è un sistema certificato e verificabile, e che il suo utilizzo commerciale deve avvenire nel rispetto delle regole e dei diritti di chi quel dato lo produce”. E ancora: “Riguarda anche la tutela dello scommettitore. Nel betting, e soprattutto nel live betting, precisione, tempestività e affidabilità dell’informazione sono fondamentali”, ha dichiarato De Siervo.
È legittimo e forse anche intelligente che la Serie A tuteli i suoi dati e provi anche a monetizzare un suo “asset strategico“. Il problema però riguarda anche le modalità: nessun pudore, nemmeno il canonico invito a “giocare responsabilmente”. Anzi, la Serie A ha lanciato sui social uno spot, realizzato dall’agenzia di comunicazione Proforma, con protagonisti il radiocronista Francesco Repice e il comico Ivan Colacino. Alla fine del siparietto tra i due, ecco lo slogan: “Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura“. Poi l’hashtag #GiocaSicuro che non significa cautela, bensì un invito a scommettere utilizzando appunto solo i dati della Serie A.
Sempre De Siervo ha dichiarato: “Solo la strumentazione presente sul terreno di gioco può garantire massima accuratezza e quindi rappresentare una garanzia di trasparenza sulla sua provenienza, sulla quale vengono elaborati i mercati di scommessa“. Insomma, se la Serie A non può guadagnare direttamente dall’azzardo, allora cerca di farlo attraverso i dati sui quali vengono costruite le scommesse. Non è una pubblicità alle scommesse – sarebbe appunto vietata – ma all‘infrastruttura che serve per generarle. I L’iniziativa – si legge in una nota – “si inserisce nella più ampia azione di tutela dei propri contenuti intrapresa dalla Lega Calcio e prevede la diffusione di un video sui maxischermi degli stadi e una grafica televisiva dedicata in onda prima degli incontri del prossimo turno di campionato”. Con buona pace della ludopatia e dei danni che produce.