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Oggi comincia la seconda era di Mou a Madrid: l’occhio nero e “l’anima perduta” del Real, può essere il finale perfetto o la pietra tombale

Tredici anni dopo l’addio, Mourinho torna sulla panchina dei Blancos: Florentino gli affida una squadra da ricostruire e uno spogliatoio difficile. Con lo Special One c'è solo una certezza: ci sarà da divertirsi
Oggi comincia la seconda era di Mou a Madrid: l’occhio nero e “l’anima perduta” del Real, può essere il finale perfetto o la pietra tombale
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I famosi giri immensi della vita hanno riportato José Mourinho a Madrid, tredici anni dopo l’addio del 2013. Lo Special One si è presentato in un’affollatissima conferenza stampa con un occhio nero, figlio di una pallonata ricevuta in allenamento: l’immagine, forte, rappresenta l’uomo dopo il suo viaggio di tre lustri vissuti tra Chelsea, Manchester United, Tottenham, Roma, Fenerbahce e Benfica. Anni non facili, escludendo il portafoglio: cinque esoneri, quattro titoli (Premier 2014-2015 con il Chelsea, Community Shield 2016, Coppa di Lega 2016 e Europa League 2026-2027 con lo United, Conference League 2022 con la Roma), le zuffe verbali con gli arbitri – su tutte quelle con l’inglese Taylor dopo la finale di Europa League persa ai rigori dalla Roma nel 2023 -, nemici sparpagliati qua e là e l’ironia facile di chi gli ha dato del “bollito”.

Il Real bis comincia stasera in casa dell’Espanyol, in quella Barcellona terra da sempre nemica di José. Una ripartenza a ranghi ridotti, con sette giocatori indisponibili. “José Mourinho inizia il tentativo di salvare il Real Madrid, una squadra con l’anima perduta”, titola El Paìs. E aggiunge, nel sommario: “L’allenatore, noto per il suo stretto rapporto con Florentino Pérez, afferma di essere arrivato con molte informazioni su quanto accaduto all’interno del club”. Il “cappello” dell’articolo: “Nel 2010, il Real Madrid chiamò José Mourinho a assumersi il compito di demolire un rivale insormontabile, il Barcellona di Pep Guardiola. Non si badò a spese. Ora, la sua missione riguarda meno un rivale esterno, nonostante i due titoli di campionato consecutivi del Barcellona, ​​ma più un problema interno: l’allarmante perdita di competitività della squadra”.

Un ennesimo guizzo di una vita romanzesca ha riportato Mou al centro del mondo. Il Real Madrid è il club di maggior prestigio e di maggior fascino. Come disse un giorno Carlo Ancelotti “c’è il Real e poi c’è il resto del calcio”. Mou torna a Madrid per due ragioni molto chiare: la stima profonda che Florentino Perez ha sempre manifestato nei suoi confronti e l’esigenza di un uomo di personalità forte per rimettere in riga uno spogliatoio tumultuoso dopo l’addio di Carlo Ancelotti e le gestioni discutibili di Xabi Alonso prima, Alvaro Arbeloa dopo.

Il lavoro del portoghese si annuncia in salita sul doppio binario: tecnico e ambientale. In campo, bisogna trovare la formula giusta per far convivere il trio Mbappé-Vinicius-Bellingham, senza dimenticare che persiste il vuoto, in cabina di regia, prodotto dall’addio di Kroos. Fuori, non sarà facile domare l’ego smisurato di Mbappé, le frustrazioni di Vinicius, le ambizioni di Bellingham e la voglia di salire sul carro di altre belle gioie, vedi Guler e Endrick. La rosa è stata potenziata con gli arrivi dell’ex interista Dumfries, del campione del mondo Cucurella, dello svincolato Bernardo Silva e del diciannovenne ivoriano Yan Diomande, pagato 125 milioni più 15 di bonus, calciatore africano più caro di sempre. Basterà per fronteggiare, sul fronte interno, la concorrenza di un Barcellona che ha inserito nel suo telaio lo spagnolo Rodri, mentre, su quello internazionale, ci sarà da scalare l’eterna Champions dei desideri di Florentino contro colossi come Psg, Arsenal, Bayern, Manchester City e la stessa Inter dei bei tempi che furono?

Mou si è presentato con calma, dicendo che l’uomo che è adesso, potrebbe dare consigli importanti al personaggio che incendiò il calcio spagnolo tredici anni fa. Il tempo che scorre lascia ferite e placa le acque, ma non si perde la propria anima. Quella di Mourinho, consapevole che la vita gli ha concesso a 63 anni una seconda chance al Real, è sempre lì, pronta ad accendersi. Madrid potrebbe essere un bel finale di carriera, ma anche la pietra tombale di un’avventura straordinaria. La certezza: ci sarà da divertirsi. Intelligenza, ironia, istrionismo: passano gli anni, ma Mou resta sempre lo Special One. Con lui, non ti annoi mai.

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