Libri scolastici, quest’anno il prezzo cresce meno dell’inflazione. Ma restano i costi eccessivi e la burocrazia dei sostegni
La stangata sui libri scolastici quest’anno sarà meno pesante, ma i nodi al pettine restano: l’assenza della detrazione fiscale, la mancata semplificazione del processo di erogazione delle risorse per i nuclei a basso reddito, lo scarso utilizzo delle risorse digitali e l’incremento dei costi a causa delle riforme messe in campo dal governo. La buona notizia è questa: se l’inflazione viaggia sul 2,9% rispetto all’anno scorso (dato Istat di luglio), i prezzi dei manuali per le medie cresceranno del 2,3% e quelli per le superiori addirittura “solo” dell’1,8%. Numeri che per la prima volta, annuncia l’Associazione italiana editori (Aie) saranno a favore delle famiglie. Una “buona novità” anche per Altroconsumo, anche se “il vero problema è l’entità della spesa che grava sul bilancio delle famiglie”, spiega al Fatto Anna Vizzari, coordinatrice Public Affairs dell’organizzazione a tutela dei clienti. Secondo le stime dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, infatti, la spesa media per famiglia è di 580 euro per l’intero ciclo di secondaria di primo grado (le medie) e di 1.250 euro per quello di secondo grado (le superiori); il mercato dei libri nuovi vale circa 800 milioni annui, l’usato circa 150 milioni.
La denuncia degli editori
A rendere il tutto più gravoso è il calo del potere d’acquisto, con sistemi di sostegno che rimangono disomogenei su base regionale. I costi lievitano anche a causa delle scelte della politica, come segnala l’ufficio studi dell’Aie, che ha recentemente presentato alla Camera i dati sull’offerta editoriale: “Negli ultimi dodici mesi sono state introdotte tre riforme, del primo ciclo e degli istituti tecnici con avvio nel 2026/27 e dei licei con avvio nel 2027/28. Cambiamenti che impattano sulla pianificazione editoriale. Le tempistiche tra la comunicazione delle riforme e il loro avvio generano una svalutazione sugli investimenti già effettuati e un incremento dei costi per l’accelerazione dei progetti editoriali”, denunciano gli editori, secondo cui i cambiamenti sono stati annunciati troppo tardi (gennaio-febbraio). Altra questione, posta da Altroconsumo, è la necessità di poter detrarre dalle imposte le spese per i libri: una proposta condivisa dalla coordinatrice della Rete degli studenti medi Angela Verdecchia e da sempre portata avanti anche dall’Aie.
La digitalizzazione al palo
Non solo. Oggi il processo di erogazione dei soldi a sostegno del diritto allo studio è paralizzato dalla burocrazia, con ben 12 passaggi e ritardi pari a sei/otto mesi. Chi, come Verdecchia, conosce bene il pianeta scuola ci riassume in poche parole i problemi relativi al caro libri. Primo: “La spesa non riguarda solo i libri ma anche il corredo scolastico” (dizionari, materiali didattici eccetera). Secondo: “Le scuole hanno un tetto di spesa fissato dal ministero, ma fatta la legge, è stato trovato l’inganno: nella lista dei libri da acquistare vengono inseriti quelli “consigliati“”, anche se formalmente non obbligatori. Terzo: “Se si utilizzasse il digitale si risparmierebbe, ma oggi i docenti non sono pronti”. Su quest’ultimo punto l’Antitrust è intervenuta con dati precisi: “Nelle scuole, nonostante i piani della riforma avviata nel 2012, le risorse digitali rimangono sottoutilizzate: oltre il 95% delle classi adotta libri in formato cartaceo+digitale, ma per la parte digitale risulta attivato solo il 16% delle licenze”. Dati confermati dall’Aie: tra il 2021/22 e il 2024/25 l’offerta di contenuti digitali è aumentata del 72% per le mappe concettuali e i testi di approfondimento e dell’81,2% per i video didattici. Tuttavia, l’utilizzo degli ebook resta contenuto: se nel 2019/20 gli ebook attivati sui libri adottati erano il 10,4% nel 2024/25 si è arrivati solo al 17,7%.
Il tetto di spesa
Le scuole, dal canto loro, devono fare i conti con i tetti di spesa. Per ogni classe si sommano i prezzi di copertina dei testi adottati complessivamente e non è ammesso il superamento di quanto indicato negli allegati al decreto ministeriale annuale. È possibile ridurre l’importo nella misura del 10% in caso di adozioni miste, considerate come versione cartacea e contenuti digitali integrativi; la riduzione si spinge fino al 30% nei casi di edizioni interamente digitali, senza ricorso al cartaceo. Fino all’anno scolastico 2024/25, la deroga concessa per l’acquisto di libri di testo è stata pari al 10%. In due anni c’è stato un graduale rialzo: l’anno scorso, infatti, il decreto ministeriale 58/2025 ha previsto un innalzamento della soglia al 15% e quest’anno si è passati al 20%. Da qui la caccia alle famiglie da parte di supermercati e catene librarie, anche se lo sconto sui libri scolastici attualmente è limitato al 15% del prezzo di copertina, riducendo la concorrenza e penalizzando i consumatori.
Il meccanismo delle cedole
Infine, va citato il complicato e vetusto meccanismo delle cedole nella scuola primaria. Si tratta di documenti cartacei emessi dalla pubblica amministrazione che permettono agli alunni di ottenere gratuitamente, poiché finanziati proprio dal Comune di residenza dello studente, libri scolastici, testi consigliati e adottati nei vari istituti secondo le circolari ministeriali. La cedola libraria è nominativa, contiene dati e informazioni personali e non può essere scambiata, donata o ceduta; ha valore economico pari al costo complessivo dei libri scolastici e non richiede spese aggiuntive. Il sussidio viene distribuito dall’amministrazione regionale o comunale: una volta ricevuta va compilata in ogni sua parte con la firma del genitore o tutore, unendo carta d’identità dello studente e copia dell’elenco dei libri di testo richiesto. Per completare l’ordine bisogna recarsi in qualsiasi libreria: il libraio fornisce i libri indicati, lasciando il proprio timbro e tenendo una parte della cedola mentre la matrice deve essere riconsegnata a scuola. Ogni anno le famiglie hanno a che fare con una gestione burocratica lunga e articolata, accompagnata da continui controlli. La soluzione è nella digitalizzazione, ma per ora a portare avanti questa tesi sono solo le aziende di settore. A scuola, anche quest’anno, ci saranno le solite cedole e i consueti ritardi nella consegna dei libri.