Continua il braccio di ferro tra Trump e le università Usa, il Pentagono: “Stop alle collaborazioni con istituiti stranieri o bloccheremo i fondi”
Verifica sui contatti di 30 università americane con istituti stranieri, nella maggior parte dei casi cinesi. Ad imporla è il Pentagono, che rivolgendosi ad Harvard, Mit, Johns Hopkins University – per citare le più blasonate – avvisa: se entro due settimane non saranno presentati i risultati e dimostrate le interruzioni di collaborazioni “sospette” – il Dipartimento le definisce problematic activities – agli atenei saranno bloccati i fondi.
Si tratta di una nuova puntata del braccio di ferro tra l’amministrazione Trump e le università americane. Già durante il primo mandato del tycoon era stata elaborata una lista di atenei da tenere sotto osservazione. Si tratta, dunque, di un aggiornamento, come scrive il Dipartimento di guerra nella sua comunicazione ufficiale: “Il Dipartimento della Guerra ha annunciato oggi la pubblicazione dell’aggiornamento per l’anno fiscale (Fy) 2025 dell’elenco delle istituzioni straniere coinvolte in attività problematiche, come richiesto dalla Sezione 1286 del National Defense Authorization Act (Ndaa) per l’anno fiscale 2019. Questo aggiornamento rappresenta una componente fondamentale della missione del Dipartimento di Stato volta a evidenziare e contrastare il trasferimento non autorizzato di tecnologia verso paesi stranieri considerati a rischio. L’elenco per l’anno fiscale 2025 identifica formalmente 130 istituti accademici e di ricerca situati in Cina, Russia e Iran”.
Emil Michael, sottosegretario alla Difesa statunitense per la ricerca e l’ingegneria ha dichiarato: “Il Dipartimento della Guerra non tollera in alcun modo le collaborazioni accademiche che compromettono la nostra sicurezza nazionale. Gli enti che ricevono finanziamenti dai contribuenti americani devono rispettare i più elevati standard di sicurezza della ricerca, e questi audit obbligatori garantiranno la trasparenza a tutti i livelli”.
Dalle università non è arrivata una presa di posizione ma Sarah Spreitzer, vicepresidente dell’American Council on Education, che rappresenta i rettori di college e università, ritiene che ci siano motivi di preoccupazione per gli atenei perché il Dipartimento della guerra ha suggerito legami illeciti senza presentare prove. La funzionaria ha anche ricordato che proprio l’American Council on Education durante il primo mandato di Trump aveva collaborato a redigere un elenco, ma in seguito gli atenei avevano interrotto legami con istituzioni ritenute poco trasparenti. All’epoca, nella lista erano state inserite l’Università di Scienza e Tecnologia della Cina e l’Accademia di Scienze Mediche Militari, e altri organismi russi e iraniani.
La preoccupazione principale della Casa Bianca appare legata alle attività della Cina nelle Americhe che, secondo Washington, rappresenta una infiltrazione economica pericolosa. Alla fine di luglio l’Associated Press ha rilevato che l’amministrazione Trump ha notificato al Congresso l’intenzione di spendere 175,8 milioni di dollari per sostituire i cavi di telecomunicazione sottomarini in Centro e Sud America come misura per arginare l’espansione tecnologica e commerciale cinese anche nel settore delle telecomunicazioni. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha affermato che le attività economiche della Cina nell’emisfero occidentale rappresentano “un rischio per la sicurezza nazionale e la prosperità degli Stati Uniti”.
La scorsa primavera gli Stati Uniti hanno redarguito il Cile in vista di una progetto di cavo sottomarino in fibra ottica da realizzare con il Dragone, e le stesse avvertenze sono state rivolte al Perù in merito al controllo da parte di Pechino del mega-porto di Chancay, a nord di Lima, costato 1,3 miliardi di dollari e diventato un simbolo della presenza cinese in America Latina. Dunque, per l’amministrazione Trump sono necessarie delle limitazioni agli istituti universitari americani: non è un caso che il Dipartimento di Giustizia stia indagando su Harvard e la possibilità che l’ateneo permetta a donatori cinesi di creare borse di studio da cui sarebbero esclusi gli studenti americani.