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Genialità o piuttosto masking? - 2/4

Alcuni comportamenti “antisociali” vengono sempre più spesso letti come indice di genialità, ma la psicologia invita a non cadere in semplificazioni: le cause possono essere molteplici e non sempre legate al quoziente intellettivo
Genialità o piuttosto masking? - 2/4
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Genialità o piuttosto masking?

“Sempre più ricerche indicano che alcune abitudini facilmente bollate come antisociali sono in realtà tratti distintivi di un particolare tipo di mente: una che elabora profondamente, cerca stimoli sopra una certa soglia e sta quietamente ottimizzando il proprio ambiente in un modo che, dall’esterno, sembra disimpegno”, scrive Travers, secondo cui l’intelligenza plasma non solo il modo di pensare ma anche il modo di relazionarsi agli altri. Perciò queste persone, lungi dall’essere maleducate o dal disinteressarsi ai rapporti umani, sono già un passo avanti agli altri: inutile dunque ascoltare fino in fondo la riunione o attardarsi in “small talking”, chiacchiere di poco conto. “Per individui con abilità cognitive superiori, la frequente socializzazione può essere associata con una minore soddisfazione”, spiega l’americano, basandosi su alcuni studi.

Ma per quanto l’idea possa essere seducente (“socializzo poco perché sono un genio”), le cose vanno diversamente secondo Dai Prà. “La soddisfazione più bassa nella socializzazione intensa può essere un segnale di fatica neurobiologica, non di elevata intelligenza che ‘non trova interlocutori all’altezza’”. Oltre a mancare conferme scientifiche, si rischia di perdere di vista la vera causa alla base di rapporti sociali difficili. “Sarebbe più corretto parlare di comportamenti introversi, o di preferenze per l’isolamento sociale”. In realtà può capitare che persone molto intelligenti abbiano difficoltà sociali: Dai Prà cita il caso di adulti con autismo ad alto funzionamento, persone che socializzano poco volentieri. “Il meccanismo sottostante non ha nulla a che fare con una qualche superiore capacità cognitiva che si esprime nella solitudine. Ha a che fare con il masking: il processo di camuffamento e adattamento continuo che molte persone neurodivergenti mettono in atto nei contesti sociali per sembrare ‘normative’”. Per dare l’impressione di essere come gli altri, queste persone devono sforzarsi, perciò le difficoltà relazionali sono dovute non a intelligenza superiore ma a problemi di adattamento.

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