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Liste d’attesa o di condanna? La crisi silenziosa del Ssn italiano

I nuovi programmi regionali bloccano, da luglio 2026, qualunque tipo di controllo. Questo viene fatto per cercare di accorciare la lista d’attesa, in teoria
Liste d’attesa o di condanna? La crisi silenziosa del Ssn italiano
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Ho più volte scritto che le Regioni non riescono a fare nulla per ridurre le liste di attesa. Il caso della regione Lombardia è emblematico: circa l’80% della sanità pubblica è accreditata ai grandi gruppi privati che “preferiscono” spostare verso il privato sia le visite che gli interventi, anche con tariffe “agevolate” – che ovviamente vogliono sempre dire soldi freschi e risparmio della Regione che non paga quella prestazione.

Ma non è tutto. I nuovi programmi regionali bloccano, da luglio 2026, qualunque tipo di controllo. Questo viene fatto per cercare di accorciare la lista d’attesa, in teoria, perché se un paziente si è recato da un medico che gli ha dato una terapia ovviamente deve essere rivisto ma lui scompare dai sistemi e non vieni più accettato. E dove va se sta male? Al pronto soccorso oppure nel privato! Tutto studiato a tavolino, così fanno anche “credere” ai sudditi di ridurre la lista, quando in realtà il cittadino svanisce in sistemi ben congegnati.

Ma non è tutto. A livello nazionale hanno ribadito una legge del 2024, per fare cassa, la numero 73 che prevede il pagamento del ticket, anche se esente, se si prenota una visita o un esame e non ci si presenta o quantomeno non si disdice almeno 24 ore prima. Questo da un punto di vista concettuale è giusto e sacrosanto, perché si toglie il posto a qualcun altro, se non si dovesse aspettare mesi se non anni e in generale i pazienti bisognosi, che non hanno la possibilità di pagarsi la sanità, sono anziani e si dimenticano.

Esiste un sistema che li rintraccia prima per ricordarglielo o esiste solo un sistema per condannarli dopo?

Ma non è tutto. Sempre per fare cassa, e usarli chissà come, dal 21 settembre sono stati aumentati i ticket su 448 prestazioni specialistiche e 222 di assistenza protesica con un aumento medio del 5,8%, con un esborso da parte dei cittadini annuo in più di 27 milioni di euro.

Perché i governi, di qualunque estrazione politica, continuano a dare in mano ai cittadini l’onere della cura. Questo è più semplice sia a cercare di stanare quella metà di italiani che non conoscono nemmeno l’esistenza della parola tasse per aiutare tutti, in fondo anche se stessi nel momento del bisogno di salute. Ma soprattutto nessun politico, soprattutto in previsione di elezioni locali e nazionali, vuole dire ad alta voce che il sistema è alla frutta e che se si vuole ricostruire un Servizio Sanitario Nazionale che ci ha visto ai vertici mondiali per assistenza vera alla persona occorre tornare al passato.

Permettere ai privati di fare i privati e allontanarli definitivamente da qualunque struttura pubblica. Ovviamente accetteremo a braccia aperte i privati che vogliono costruire strutture dedicate solo alle prestazioni pubbliche e adeguarsi ai vecchi ospedali con primari, aiuti e assistenti che, dopo gli orari di lavoro pubblici, facevano il privato nei propri studi o presso strutture puramente private.

Non possiamo più permetterci di utilizzare medici, infermieri, ambulatori, strutture di diagnostica, sale operatorie nella stessi spazi e nelle stesse strutture dove si fanno anche prestazioni private.

Le liste di attesa del pubblico, senza alcun controllo, aumenteranno sempre più fino alla condanna del sistema, qualunque legge si inventa il primo che passa per il ministero che serve solo a parlare senza fare fatti reali. Purtroppo la condanna a morte del sistema sarà inevitabilmente la condanna a morte di cittadini che non riescono più a curarsi.

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