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“Socializzo poco perché sono un genio”: non fermarsi a chiacchierare, distrarsi in riunione e sparire dalle feste sono davvero segni di intelligenza? Parla lo psicoterapeuta

Alcuni comportamenti “antisociali” vengono sempre più spesso letti come indice di genialità, ma la psicologia invita a non cadere in semplificazioni: le cause possono essere molteplici e non sempre legate al quoziente intellettivo
“Socializzo poco perché sono un genio”: non fermarsi a chiacchierare, distrarsi in riunione e sparire dalle feste sono davvero segni di intelligenza? Parla lo psicoterapeuta
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Nei giorni scorsi, alcune testate americane e italiane – tra cui Psychology Today e Il Messaggero – hanno raccontato come sia facile equivocare su comportamenti ai nostri occhi antisociali, ma che possono invece essere segno di grande intelligenza. Ma non è così automatico, avverte il dott. Mirko Dai Prà di Arezzo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e youtuber, nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano on line.

C’è il collega che non si ferma a chiacchierare davanti al distributore dell’acqua (o alla macchinetta del caffè, per dirla all’italiana) o che si distrae alla riunione, ma c’è anche l’amico che se ne va dalla festa senza salutare: sono tre i comportamenti esaminati dallo psicologo americano Mark Travers nell’articolo 3 “Antisocial” Habits That Are Actually Signs of Intelligence, pubblicato su Psychology Today. Comportamenti facilmente bollati dai non addetti ai lavori come segno di asocialità. “‘Antisociale’ non è un aggettivo generico: è una diagnosi psichiatrica precisa, il Disturbo Antisociale di Personalità, caratterizzato da violazione sistematica dei diritti altrui, manipolazione, assenza di empatia e comportamenti aggressivi”, fa però presente il dott. Dai Prà.

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