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Colpiti dai fulmini, due morti in montagna: turista americano sull’Etna, escursionista in Alto Adige

Un uomo muore a oltre 2.600 metri in Val Monastero, un turista americano di 30 anni perde la vita sull'Etna. In entrambi i casi a sorprendere le vittime è stato un violento temporale
Colpiti dai fulmini, due morti in montagna: turista americano sull’Etna, escursionista in Alto Adige
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Il temporale è arrivato mentre erano in montagna. Poi il fulmine, improvviso e impossibile da prevedere. Due tragedie distinte, avvenute a centinaia di chilometri di distanza, hanno avuto lo stesso epilogo: due persone sono morte in quota dopo essere state colpite da una scarica elettrica. Un turista statunitense di 29 anni è stato colpito da un fulmine mentre si trovava sull’Etna. L’allarme è scattato ieri sera, poco prima delle 20, quando è stato richiesto l’intervento dei soccorsi. Il giovane, secondo le prime informazioni, si trovava in una zona vietata quando è stato sorpreso da un violento temporale. Anche in questo caso la scarica elettrica è stata devastante. Sul posto è intervenuto l‘elicottero Drago 142 dei Vigili del fuoco. Il turista è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Cannizzaro di Catania, ma è arrivato senza vita.

Quasi contemporaneamente, dall’altra parte dell’Italia, un’altra tragedia si consumava sul Piz Starlex, oltre i 3.000 metri di altezza, sopra Tubre, in Val Monastero (Alto Adige). L’uomo era stato segnalato come disperso dopo che non aveva fatto ritorno dalla cima. L’ultimo contatto telefonico risaliva alle 13, direttamente dalla vetta del Piz Starlex. In quel momento il temporale si stava avvicinando. Poi più nessuna notizia. Con il passare delle ore e l’arrivo del buio, la preoccupazione è aumentata. Poco dopo le 22 è stata attivata la ricerca attraverso la Centrale provinciale d’emergenza. I soccorritori hanno iniziato a battere la zona mentre le condizioni rendevano particolarmente complesso l’intervento. Gustav Wiesler, 42enne di Tubre, era stato era stato segnalato come disperso da domenica.

La svolta è arrivata alle 23.44, quando il drone del Soccorso alpino ha individuato il corpo nella zona del sentiero numero 4, a circa 2.600 metri di quota, in un tratto di terreno impervio. Per raggiungerlo e riportarlo a valle è stato necessario un lungo intervento. Sul posto hanno lavorato circa quaranta soccorritori del Soccorso Alpino di Tubre, del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Silandro, dei Vigili del Fuoco Volontari di Tubre e del Soccorso Alpino di Prato allo Stelvio, con il drone del distretto. Secondo le prime informazioni, l’uomo sarebbe stato colpito da un fulmine mentre stava scendendo dalla montagna. Per lui non c’è stato nulla da fare. Nella giornata di lunedì invece una cella temporalesca attiva davanti alla costa livornese, sulla Gorgona e sull’isola d’Elba, ha generato nelle ultime sei ore oltre 21mila fulmini.

Come comportarsi

“L’unica certezza che possiamo avere è consultare bene uno o anche più bollettini meteo e fare in modo che l’escursione termini, o che si sia già in bassa valle o in un rifugio, nel momento in cui è previsto il temporale” spiega a LaPresse Pino Giostra, della Direzione nazionale del Soccorso alpino e speleologico. “Un fulmine arriva a una temperatura di 30mila gradi e a una velocità di oltre 10 chilometri al secondo. Quando ci si trova nella tempesta non lo si può evitare facendo una corsa o un balzo”, prosegue Giostra. La prevenzione parte quindi dalla programmazione dell’escursione, valutando “la durata, le proprie capacità e la velocità per compiere l’intero percorso” e organizzando partenza, soste e rientro in funzione delle previsioni. I fulmini possono scaricarsi “sulle vette, sulle creste, vicino alle rocce e lungo le pareti rocciose – aggiunge – Se ci si trova già nel temporale è meglio non stare in gruppo”. In presenza di piccozze, ramponi o altri oggetti metallici, l’indicazione è di lasciarli a distanza di diversi metri.

Secondo Giostra non è possibile affermare che oggi i fulmini siano più frequenti rispetto al passato, benché questa “fase geologica e metereologica” e “tutta questa siccità” portino a fenomeni di “una violenza importantissima”. “Sono fatti che si ripetono nel tempo. Non possiamo dire che adesso ci siano più fulmini di una volta: ci sono stati morti colpiti da fulmini 50 anni fa e ce ne sono stati negli scorsi anni”, precisa. Con temporali particolarmente violenti, però, “c’è una maggiore probabilità che vi siano fenomeni di questo tipo in quota e conseguentemente dei rischi”. Ad agosto, inoltre, aumenta la presenza di persone in montagna: “Più ci sono temporali, più c’è gente in montagna e più ci sono possibilità di esiti purtroppo mortali”. L’appello del Soccorso alpino riguarda anche i rischi legati alle precipitazioni: “Non è soltanto una questione di fulmini: quello che può essere un rio o un torrente secco, nel giro di pochi minuti può aumentare la propria portata, invadere un sentiero e travolgere quello che trova”. Con il terreno secco, aggiunge Giostra, “l’acqua scivola sopra” e il rischio può derivare anche dalle grandi quantità di pioggia concentrate in poco tempo. “Tendenzialmente i temporali li abbiamo da metà pomeriggio in poi – conclude Giostra – bisogna fare in modo di non essere più in quota o aver terminato l’escursione ed essere in un posto sicuro”.

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