Colombia, finisce l’era del dialogo: De La Espriella “arruola” i militari e dichiara guerra ai narcos
“La fase del dialogo è completamente esaurita“. Dalla città di Cali, in una Valle del Cauca dilaniata dal conflitto armato, Abelardo De La Espriella chiude le trattative di pace in corso dal 2016 tra Stato e gruppi armati e promette di “sconfiggere senza tregua il narcoterrorismo e le organizzazioni criminali” che a suo avviso “minacciano la Colombia”. Poi, sulla falsariga del modello salvadoregno, il presidente conferma la costruzione di “mega carceri” per coloro che “rappresentano una maggiore minaccia per la sicurezza del Paese”. El Tigre volta così le spalle alla classe politica e tende la mano alle Forze dell’ordine assicurando “garanzie politiche” affinché “non siano condannate” dalla legge a causa dell'”compimento del loro dovere”. “Questo governo vi proteggerà come va fatto con gli eroi della Colombia”, ribadisce De La Espriella rivolgendosi a militari e agenti di polizia, che hanno l’ordine di “combattere tutte le strutture criminali”.
La reazione militare, tanto temuta dai progressisti, è servita e conta sul sostegno delle forze conservatrici. “Oggi la Colombia recupera la propria autorità e il rispetto le forze militari”, commenta la senatrice Maria Fernanda Cabal (Centro democratico). Della stessa opinione la governatrice della Valle del Cauca, Dilian Francisca Toro, che plaude la priorità data dal nuovo governo alla sicurezza della regione. “Tuttavia – ammonisce – abbiamo bisogno che gli investimenti sul sociale vadano di pari passo con le truppe”. Ma non sarà possibile, visto l’imminente “congelamento della spesa pubblica” che sarà imposto via decreto.
La cerimonia ufficiale di insediamento si è tenuta all’Università di Cali, ma il discorso relativo al piano securitario è stato pronunciato presso il Cantón militar Pichincha, sede della Terza brigata di Cali, alla presenza di cinquecento militari. Il tutto direttamente sorvegliato dall’amministrazione Trump, che ha inviato un B-2 Spirit a sorvolare la città in coordinamento con le Forze aeree locali. L’operazione è stata un primo banco di prova della futura integrazione militare Bogotà-Washington sotto il cappello della coalizione Shield of Americas. Il Dipartimento di Stato ha inoltre stanziato un miliardo di dollari in favore del nuovo alleato come “parte di un pacchetto di sicurezza” iniziale.
Per Washington, i punti chiave dell’alleanza sono la lotta alle “spietate organizzazioni narcoterroriste e criminali” e un’agenda di “crescita economica” che apre a ulteriori investimenti Usa nel Paese. In programma anche “aiuti umanitari” e iniziative di “cooperazione bilaterale in materia di energia nucleare” a scopi “civili e pacifici”. Ma i gruppi armati non si fanno intimidire dal ritorno dello zio Sam e alzano la posta in gioco. “La superbia dell’estrema destra che oggi assume il potere non farà che approfondire la guerra nei territori – si legge in un comunicato diffuso dall’Ejército de liberación nacional (Eln) -. Risponderemo con la stessa violenza armata che verrà applicata nei nostri confronti”.
Anche le dissidenze Farc, contrarie al dialogo di pace, attraverso il loro Stato maggiore centrale, assicurano che le loro unità “non si piegheranno dinanzi a un governo che cerca la via militare”. E rivendicano: “Il controllo delle cordigliere resterà nelle mani del popolo in armi”. Avvisaglie della futura escalation si sono verificate prima e durante l’insediamento, con la presenza di cilindri sospetti sparsi nelle vie del Cauca e droni manipolati dalle guerriglie, oltre al sequestro di un bus carico di 420 chili di nitrato di ammonio che era pronto a esplodere a Cali. Cresce la tensione anche al confine est, quello con il Venezuela, dove il 1° agosto è esplosa un’autobomba davanti a un comando di polizia a Cúcuta. Il malcontento si estende anche ad alcuni settori della popolazione, in particolar modo i sostenitori del Pacto Histórico, che nelle strade di Cali contestavano la linea dura del nuovo governo.
La tensione è cresciuta dopo che il presidente uscente Gustavo Petro ha denunciato una “frode elettorale massiccia e algoritmica” perpetrata attraverso l’azienda israeliana BlackCore e l’agenzia di Intelligence Black Cube, legata al Mossad. I brogli, secondo alcuni orchestrati dalla ditta Thomas Greg & Sons e da altri privati, avrebbero inciso su oltre mille seggi equivalenti a circa 7 milioni di voti. L’ex presidente ha persino presentato una domanda di nullità elettorale, ammessa dalla Sezione quinta del Consiglio di Stato colombiano, che però si limita a chiedere un’audizione giudiziaria sulle elezioni.
Nello stesso tempo, l’ex candidato presidenziale Iván Cepeda ha nominato un gabinetto parallelo a quello di De La Espriella con la finalità di “contrastare” le decisioni del governo di estrema destra con “solidi argomenti” affinché “nulla di ciò che è stato raggiunto” durante l’unico governo progressista del Paese “vada perduto”. Sottovoce, anche la destra moderata, memore del fallimento del Plan Colombia e delle sue vittime, si dice preoccupata a causa della svolta militare.