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Migranti, Meloni e Frederiksen allertano l’Ue sugli “arrivi di massa dalle frontiere esterne”. Ma quelli irregolari sono crollati in Italia, Danimarca e nell’intera Europa

Le premier italiana e danese hanno provato a isolare la Spagna in Europa sulla crisi di Ceuta parlando di "immigrazione incontrollata", ma i dati di Frontex e dei loro stessi ministeri le smentiscono
Migranti, Meloni e Frederiksen allertano l’Ue sugli “arrivi di massa dalle frontiere esterne”. Ma quelli irregolari sono crollati in Italia, Danimarca e nell’intera Europa
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Il 1° agosto hanno promosso la lettera con cui, insieme ad altri 20 paesi, hanno usato la crisi di Ceuta per tentare di isolare politicamente la Spagna all’interno dell’Ue. Il pericolo, dicono, sono gli “attraversamenti di massa incontrollati” che “mettono a repentaglio l’integrità delle frontiere esterne dell’Unione”. Ancora ieri, poi, Giorgia Meloni e Mette Frederiksen – “uniche due donne a capo di un governo nell’Ue” – hanno firmato una nota congiunta in cui suonano l’allarme sulla “immigrazione incontrollata verso l’Europa”. Se però si va a guardare i dati ufficiali, l’emergenza evocata dalla premier italiana e dal capo del governo danese non esiste.

Gli ultimi dati di Frontex sono inequivocabili. Gli “attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Ue sono diminuiti di oltre un quarto (26%) nel 2025, attestandosi a quasi 178 mila. Si tratta di meno della metà del totale registrato nel 2023 e del livello più basso dal 2021“, riferisce l’agenzia. Un numero lontano anni luce dagli 1,8 milioni del 2015, anno della crisi siriana e dell’espansione di Isis in Medio Oriente, e non troppo distante dal picco minimo di 125 mila del 2020, quando il Covid-19 frenò gli arrivi. Nel 2026, poi, sta andando anche meglio: tra gennaio e giugno sono stati 49mila e il loro numero “ha continuato a diminuire, con un calo del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente“. “Il calo – aggiunge Frontex – riflette la cooperazione con i paesi partner e le misure preventive adottate nei principali paesi di partenza, che continuano a ridurre il numero di imbarcazioni dirette verso l’Europa”.

Bisogna tenere conto anche di quelli della rotta balcanica, si dirà. Ma anche qui i numeri – già esigui – sono in netto calo. Nel 2025 Frontex ha rilevato 12.525 ingressi illegali, -42% sul 2024, a loro volta già discesa rispetto agli anni precedenti. Nei primi 4 mesi del 2026, poi, i passaggi sono stati 2.829, -19% rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo l’agenzia dell’Ue che le monitora, quindi, gli “attraversamenti di massa incontrollati”delle frontiere esterne non esistono.

Se poi si va a spulciare nei dati forniti dagli stessi governi di Roma e Copenaghen si vede come gli ingressi siano in calo sia in Italia che in Danimarca. Nel 2025, secondo il cruscotto ufficiale del ministero dell’Interno, i migranti sbarcati sulle coste italiane sono stati 66.617, ben lontani dai 105 mila del 2022 e dai 157 mila del 2023, per non parlare dei 181 mila del 2016. Anche in questo caso nel 2026 sta andando persino meglio: da inizio anno fino al 10 agosto sono arrivati 17.176 migranti, quando nello stesso periodo del 2025 ne erano giunti 37.952 mentre nel 2024 erano stati 36.370. In pratica meno della metà rispetto ai dati degli ultimi due anni. E se nel luglio 2025 erano stati 6.487, il mese scorso sono stati 2.179, quasi due terzi in meno. I dati del Viminale smentiscono, quindi, la narrazione sulla presunta “invasione” usata dallo stesso governo che li pubblica, costretto per ragioni elettorali a inseguire su questo terreno l’ex generale Roberto Vannacci. Un vero cortocircuito.

E la Danimarca? Da oltre 20 anni la sua politica migratoria è influenzata dai partiti di estrema destra e Frederiksen, sin dal suo insediamento nel 2019, ha perseguito una politica di “zero accoglienza di rifugiati”. Copenaghen può contare sul fatto di non avere confini esterni e non dispone di una serie annuale che misuri gli ingressi irregolari effettivamente riusciti, ma secondo dati Eurostat aggiornati al 12 maggio 2026, nel 2025 i “cittadini di paesi terzi in situazione di soggiorno irregolare“, ovvero fermati dalle autorità, nel paese scandinavo erano appena 1.315 (lo stesso istituto spiega che nei 27 Stati Ue essi ammontavano a 1.2 milioni nel 2022 e nel 2025 erano scesi a 719 mila).

Le domande d’asilo sono crollate negli ultimi anni: dal picco di 21.316 del 2015 si è passati a 2.095 nel 2021, 4.597 nel 2022 (aumento dovuto alla guerra in Ucraina), 2.479 nel 2023, 2.333 nel 2024 fino al minimo storico di 1.961 nel 2025. Un tasso nettamente inferiore rispetto al resto dell’Unione: 3 richieste ogni 10.000 abitanti contro le 15 della media Ue. Anche il numero di stranieri presenti nelle liste di espulsione si è più che dimezzato in cinque anni, passando da 2.185 alla fine del 2020 a 986 alla fine del 2025. Dati che “dimostrano chiaramente che le nostre misure stanno funzionando”, commentò l’allora ministro dell’Immigrazione e dell’Integrazione Rasmus Stoklund. Infine, gli ingressi complessivi di cittadini stranieri sono stati 84.420 nel 2025, contro i 103.042 del 2022: un flusso consistente, ma prevalentemente legale e legato a lavoro, studio, famiglia e libera circolazione. Questi ultimi non vanno però confusi con gli ingressi irregolari: si tratta di danesi che hanno vissuto all’estero e sono rientrati oppure di stranieri che possono contare su titoli di soggiorno o certificati di registrazione.

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