In un affollato incontro al Caffè de La Versiliana di Marina di Pietrasanta, intervistato dal direttore di Libero Alessandro Sallusti, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha tracciato la sua rotta politica, definendo i confini di un progetto che non intende scendere a compromessi. Vannacci ha subito chiarito la sua posizione rispetto agli attuali equilibri del centrodestra, rispondendo ai rumors secondo cui Giorgia Meloni preferirebbe perdere le elezioni piuttosto che allearsi con lui: “Qualora dovesse essere vero, se la Meloni è pronta a perdere le elezioni, io invece sono pronto a vincerle a qualsiasi costo, da soli o in compagnia“.
L’ex generale ha rigettato con forza la strategia del “voto utile” invocata dagli alleati di governo per marginalizzarlo, definendola una “dimostrazione della propria incapacità”. Per spiegare la situazione politica, ha fatto ricorso a una metafora automobilistica: “È come se noi dovessimo attraversare un deserto e Vannacci si presenta con un automezzo che potenzialmente ce la può fare. Dall’altra parte c’è un automezzo che ha le gomme forate, non ha più benzina, gli manca l’olio del motore. Dalla parte opposta c’è un triciclo“. Secondo il leader di Futuro Nazionale, chi siede oggi in poltrona chiede il voto solo per paura del “triciclo” del campo progressista, senza rendersi conto che con i mezzi attuali il deserto non verrà mai attraversato.
L’accusa ricorrente di Vannacci è rivolta all’operato dell’attuale esecutivo, tacciato di essere in totale continuità con il passato: “Purtroppo è la politica dell’agenda Draghi e di una sinistra non alla moda. Questa è la realtà”.
Dalla gestione del Green Deal alla politica estera, Vannacci vede un’Italia supina ai dettami europei che non portano benefici ai cittadini. Sul tema energetico, ha ricordato con sarcasmo il dilemma posto dall’ex premier Draghi: “Volete il condizionatore acceso oppure la pace? Oggi non abbiamo né l’una né la pace e non ci possiamo consentire il condizionatore acceso perché non abbiamo i soldi per pagare la bolletta”
Respingendo le accuse di essere vicino a Mosca, Vannacci si è autodefinito “filo italiano”, criticando aspramente il sostegno incondizionato all’Ucraina che è costato all’Italia circa 13 miliardi di euro. Definendo i 90 miliardi concessi dall’Europa come un “regalo” e non un prestito, ha citato Einstein per sottolineare l’inefficacia della strategia attuale: “Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.
Dura anche la presa di posizione sul riarmo europeo al 5% del Pil, visto come un favore all’industria bellica tedesca. “Oggi lanciare un riarmo non è solamente inefficace, ma è anche stupido“, ha affermato, sottolineando come l’Europa spenda già il triplo della Russia (400 miliardi contro 150) senza però essere competitiva a causa degli alti costi di materie prime ed energia.
Uno dei momenti più tesi dell’intervista ha riguardato il potere di veto dei giudici sulle politiche migratorie e di sicurezza. Sallusti, rievocando il caso di Matteo Salvini e del processo Open Arms, ha incalzato il politico: “Arrivano dei magistrati e le dicono: ‘Caro Vannacci, lei non può bloccare le frontiere’. Che fa? Arresta lei il magistrato?”.
Vannacci ha ribadito la supremazia della politica: “Il magistrato applica una legge esistente. Il politico invece ha proprio lo scopo di modificare le leggi esistenti. È per quello che esiste il Parlamento”. Secondo il leader di Futuro Nazionale, la magistratura non deve essere un alibi per l’inerzia del governo: se le leggi attuali impediscono di difendere i confini, è dovere del politico cambiarle, assumendosi anche il rischio di finire sotto inchiesta.
Quando si è affrontato il tema del femminicidio, Sallusti ha nuovamente provato a difendere l’operato del governo, suggerendo che molti fallimenti denunciati da Vannacci non siano colpa della Meloni ma dei “magistrati di sinistra”. Il leader di Futuro Nazionale ha rifiutato questa lettura, centrando l’attacco sulla responsabilità politica del centrodestra: puntare il dito contro “le toghe rosse” è un modo per non ammettere che l’esecutivo sta seguendo, nei fatti, la stessa agenda di Bruxelles e di Mario Draghi.
Sullo scontro diplomatico tra Spagna e Italia, l’europarlamentare ha bocciato l’operato del governo, ritenendo la sospensione di Schengen una misura insufficiente. Con oltre 326.000 arrivi via mare dal 2022, Vannacci ha invocato il pugno di ferro: “Noi dovremmo blindare le frontiere”.
Uno dei passaggi più sferzanti ha riguardato la mancanza di autorevolezza dell’Europa nelle trattative internazionali, in particolare con Donald Trump. Vannacci ha criticato duramente la gestione della Commissione Europea: “L’Europa e tutti i paesi europei si sono inginocchiati di fronte a Trump… c’è andata Frau von der Leyen vestita come Mary Poppins”
Il riferimento è alla negoziazione di accordi ritenuti svantaggiosi, che hanno portato l’Europa a comprare gas e armi americane a prezzi elevati.
In chiusura, Vannacci ha richiamato la necessità di una riscossa nazionale contro quella che definisce “l’agenda di sinistra” del governo: “Come diceva un titolo una volta di un libro (di Gino & Michele, ndr), ogni tanto anche le formiche si incazzano e noi come formiche avremo anche il diritto di incazzarci ogni tanto in Europa e far valere i nostri diritti come Italia”. Un monito che si conclude con un richiamo diretto alla presidente del Consiglio: “Io mi ricordo Giorgia Meloni che gridava: ‘È finita la pacchia’. E invece mi sembra che in Europa la pacchia continui“.