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Maria Daniela Hernández Ramírez morta nel reggiano, dubbi sull’ipotesi suicidio: indagato il compagno

I dettagli che non convincono sono due: un ferro da stiro il cui cavo sembra compatibile con le lesioni sul collo della donna e una lettera d'addio scritta per metà in spagnolo e per metà in inglese. Disposta la perizia calligrafica
Maria Daniela Hernández Ramírez morta nel reggiano, dubbi sull’ipotesi suicidio: indagato il compagno
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Dopo un mese dalla morte di Maria Daniela Hernández Ramírez, trovata impiccata il 5 luglio a Marola, sull’appennino reggiano, la Procura non è convinta dall’ipotesi del suicidio. Secondo le prime ricostruzioni, a chiamare i soccorsi per la 31enne di origini colombiane, è stato il compagno Niccolò Pampaloni, 39 anni, originario di Lucca. L’uomo ha raccontato di essere tornato dal garage dove stava suonando e di aver trovato la fidanzata sulle scale con la corda al collo, per poi tentare invano di salvarla togliendole il cappio, rinvenuto accanto al corpo. Sempre secondo il racconto di Pampaloni, i due avevano avuto una discussione lo stesso giorno.

La casa è stata messa sotto sequestro e l’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati per istigazione al suicidio per permettere agli investigatori di svolgere tutti gli accertamenti tecnici irripetibili, ma resta a piede libero. Come riportato da Il Resto del Carlino, le indagini si stanno ora concentrando su due aspetti: da un lato, un ferro da stiro il cui cavo sembra essere compatibile con le lesioni al collo dall’autopsia; dall’altro, una lettera di addio con le ragioni del gesto scritta per metà in spagnolo e per metà in inglese trovata sul tavolo della cucina. Questo dettaglio ha insospettito la Procura di Reggio Emilia, guidata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che ha disposto una perizia calligrafica per verificare se la lettera fosse stata davvero scritta da Ramírez. A non convincere è stata anche la frase “Mi dispiace tanto. La nostra storia però è stata bellissima”, che sembra scritta appositamente per scagionare il compagno.

Ramírez e Pampaloni vivevano insieme in Germania dove lavoravano come ricercatori universitari, lei in biofisica a Bonn e lui in ingegneria a Berlino. La coppia aveva scelto di affittare la casa di Marola per due mesi per lavorare da remoto dall’Italia. La famiglia della donna, arrivata a Marola il giorno successivo per il riconoscimento e ora rientrata in Colombia, non crede all’ipotesi del suicidio e riferisce che nell’ultimo periodo i due stavano attraversando un periodo difficile per la loro relazione.

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