“Per chi siede al finestrino il rischio è doppio e attenzione al falso mito dell’aspirinetta”: cos’è la trombosi del viaggiatore e i comportamenti da evitare prima e durante il volo
Bello viaggiare, ma i voli aerei a lungo raggio possono nascondere delle insidie a causa della continua immobilità, soprattutto per alcune persone. Per fortuna il rischio è limitato e per lo più prevenibile con semplici accorgimenti, come spiega al Fatto Quotidiano online la dott. Gloria Modica, medico dello sport di Roma. Viene l’estate e con essa la voglia di lunghi viaggi, quelli più desiderati, che portano all’altro capo del mondo verso mete da sogno… Ma per arrivarci, bisogna trascorrere parecchie ore a bordo di un aereo, cosa che nei giorni successivi può avere brutte conseguenze, ben oltre il jet lag: infatti il ristagno di sangue negli arti inferiori, conseguenza di una posizione scomoda prolungata e di scarsa possibilità di movimento, può causare la così detta trombosi del viaggiatore, cioè l’improvvisa coagulazione del sangue in una vena. Ma per quanto potenzialmente grave, la problematica ha un’incidenza limitata sui passeggeri.
Fattori ambientali e predisposizione
“Secondo le ultime statistiche, diffuse anche dell’OMS, la trombosi del viaggiatore riguarda un caso ogni 6000 viaggi di durata superiore alle 4 ore. Dagli studi prospettici emerge che il rischio aumenta di 2-3 volte nelle tratte che superano le 8 ore”, spiega la dott. Modica, che si occupa di prescrizione dell’esercizio fisico nei disturbi del movimento presso lo UOC di Medicina dello Sport e Neurologia del Policlinico universitario A. Gemelli, IRCCS, e insegna come docente a contratto Malattie neuromuscolari presso la Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport e dell’Esercizio fisico dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma. Un pericolo che, sottolinea l’esperta, prosegue per 2-4 settimane dopo il viaggio e aumenta con il ripetersi di voli lunghi e ravvicinati: quindi certamente da non sottovalutare, soprattutto negli individui predisposti. “Sono persone con precedenti episodi di embolia polmonare o trombosi venosa profonda, oppure con predisposizione genetica alla trombofilia. Sono a rischio anche i pazienti con patologia oncologica in atto, i soggetti che hanno subito recenti operazioni di chirurgia maggiore oppure fratture con lunga immobilità dell’arto, e ancora donne in gravidanza o puerperio”.
Pure il fumo può essere un fattore di rischio, ma anche malattie come l’obesità, il diabete curato insulino-dipendente e alcune cardiopatie. Sono proprio le condizioni tipiche dell’aereo a mettere in pericolo in primis chi già soffre di fattori predisponenti e, in minor misura, altre persone. Incide prima di tutto la pressurizzazione della cabina e la conseguente riduzione dell’ossigeno, che favorisce da una parte la coagulazione del sangue e dall’altra la disidratazione e la conseguente perdita di liquidi, che a sua volta facilita la concentrazione del sangue e la coagulabilità. Il resto lo fanno la lunga immobilità, la posizione accavallata delle gambe o comunque la loro disposizione fissa ad angolo che, in mancanza di movimento, limita il pompaggio del sangue verso l’alto favorendo la stagnazione nei polpacci. Ma prevenire è possibile.
Acqua, abiti comodi e movimento
“Chi è maggiormente predisposto al rischio, unicamente su prescrizione medica può assumere eparina basso peso molecolare e indossare calze elastiche con fattore di compressione 20-30 mmHg. Consigliabile una tipologia più leggera (15-20 mmHg) per chi soffre di linfedema e sente le gambe pesanti”, spiega la dott. Modica. Per gli altri, niente farmaci se non lo decide il medico, nemmeno la diffusa aspirinetta. “Non c’è nessuna evidenza scientifica che possa servire da profilassi contro la trombosi venosa”. Oltre a indossare scarpe e abiti comodi, è indispensabile idratarsi a sufficienza prima e durante il viaggio per mantenere fluido il sangue. “Bere molto, almeno 250 ml ogni ora, ed evitare l’alcol prima e durante il volo perché disidratante”.
E poi, occorre muoversi in modo mirato perché non è solo lo spazio ristretto a favorire il rischio: infatti secondo gli studi c’è una differenza minima tra l’economy e le altre classi. In compenso, sempre secondo gli studi, il rischio è due volte maggiore per chi siede accanto al finestrino (soprattutto se obeso), proprio perché si muove meno facilmente di chi sta vicino al corridoio. La specialista raccomanda di eseguire dei semplici movimenti a cadenza regolare: “Da seduti, ogni 30-60 minuti muovere avanti e indietro i piedi (punta e tacco) ed eseguire contrazioni successive di polpacci, cosce e glutei, mantenendo ogni volta per 5 secondi e rilasciando. Effettuare dei movimenti di apertura e chiusura delle mani e rotazioni di collo e spalle. Inoltre muoversi ogni 1-2 ore passeggiando per qualche minuto in corridoio”.
Si può fare prevenzione
“Due-quattro settimane prima del volo fare lunghe camminate continuative di 30-40 minuti. Ci sono poi esercizi utili per il drenaggio linfatico ideati dalla chinesiologa Claudia Viaggi”. Si tratta di Linfit, una disciplina riconosciuta dal CONI che associa ginnastica e drenaggio. “Combina pratiche come pilates, yoga e attività a corpo libero e/o con piccoli sovraccarichi, insieme al drenaggio linfatico manuale o con piccoli attrezzi (automassaggio). Sono esercizi strutturati da eseguire in successione e progressione”, conclude la dott. Modica. Così, tra azioni preventive e comportamenti idonei in volo, sarà più facile godersi il viaggio e la vacanza.