Pnrr, slitta a lunedì il voto della Camera sul decreto: c’è il nodo della gara a lotto unico per l’affidamento dei servizi Intercity
Slitta a lunedì il voto della Camera sul decreto Infrastrutture-Pnrr. Il governo si è preso altri quattro giorni per cercare di risolvere un nodo con la Commissione europea che potrebbe incidere sull’ultima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’opposizione parla di “stato confusionale” e il capogruppo Pd in commissione Affari europei Piero De Luca evoca il rischio che l’Italia perda almeno 24 miliardi della decima rata, per la quale “ha raggiunto solo 70 dei 159 obiettivi previsti”. Il problema irrisolto riguarda le regole per mettere a gara i servizi ferroviari Intercity. Milestone a cui è collegata una quota dell’ultima rata compresa tra uno e tre miliardi di euro.
Roma si è impegnata a rendere realmente contendibili le gare per il trasporto ferroviario passeggeri, eliminando gli ostacoli all’ingresso di nuovi operatori. Al centro del confronto con Bruxelles c’è la struttura stessa delle gare. Il decreto, nella versione originaria, prevedeva che i contratti di servizio “potessero essere suddivisi in uno o più lotti“, una formulazione che lasciava aperta anche l’ipotesi del lotto unico caldeggiata dai sindacati che temono lo “spezzatino” sostenendo che dividere il servizio tra più operatori rischia di trasformare la gara in una competizione sul costo del lavoro. Secondo quanto ricostruito da Public Policy, è proprio il lotto unico ad essere però problematico per la Commissione, secondo cui limiterebbe la concorrenza. Per questo la Lega ha presentato un emendamento a prima firma Comaroli che elimina le parole “uno o più” e prevede che i contratti “possono essere suddivisi in lotti”. Viene poi demandata all’Autorità di regolazione dei trasporti la definizione dei criteri per stabilire numero e dimensione dei lotti stessi. Il ministero delle infrastrutture e dei trasporti “può discostarsi dal parere dell’Autorità con provvedimento motivato, da adottare entro i successivi quindici giorni, dando conto delle ragioni di interesse pubblico ed economico sociale, che giustificano il mancato recepimento del parere medesimo”. Resta però da capire se questa modifica sia sufficiente a soddisfare Bruxelles.
Il progetto iniziale prevedeva poi la creazione di una società pubblica, la RoSCo (Asset Ferroviari Italiani), alla quale trasferire il materiale rotabile – cioè i treni – da mettere poi a disposizione dei vincitori delle gare in modo da evitare che il possesso dei treni costituisse una barriera all’ingresso. Idea poi abbandonata all’inizio dell’anno, costringendo a individuare una soluzione alternativa. Sempre la Lega propone che “entro quarantacinque giorni” e poi con cadenza annuale, “le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasmettono al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti i dati e le informazioni, aggiornati e completi, riguardanti il materiale rotabile, incluso il relativo stato di manutenzione, nella propria disponibilità per l’esercizio dei servizi previsti dai contratti di servizio pubblico per il trasporto ferroviario”. Poi il ministero preparerà una relazione annuale su treni e relativo stato di manutenzione. Il materiale rotabile impiegato usato dall’operatore uscente sarà qualificato come infrastruttura essenziale e l’uscente sarà tenuto a garantire l’accesso “in conformità ai criteri definiti dall’Autorità di regolazione dei trasporti”.
Alla questione della concorrenza si aggiunge poi quella delle tutele occupazionali. Il Partito democratico continua a chiedere l’introduzione di una clausola sociale che obblighi il futuro gestore a riassorbire il personale e ad applicare il contratto collettivo di settore, evitando che la competizione si giochi sul costo del lavoro. Un tema che, però, resta distinto rispetto ai rilievi europei. Il tempo stringe. Il decreto è all’esame della Camera e dovrà essere convertito entro il 25 agosto. Da qui la decisione di rinviare il voto a lunedì, nella speranza che nel frattempo il negoziato con Bruxelles produca una soluzione condivisa. Se così non fosse, il governo potrebbe essere costretto a intervenire con un provvedimento ad hoc, pur di non mettere a rischio il conseguimento della milestone e la relativa quota dell’ultima rata del Pnrr.
Le opposizioni parlano di un nuovo cortocircuito. “Il governo ancora una volta si impantana sul Pnrr”, attacca De Luca, secondo cui l’esecutivo “ha perso più tempo a modificare che ad attuare il Piano”. Sulla stessa linea Marco Grimaldi (Avs): “Non si è stati capaci in questi mesi di avviare un’interlocuzione seria con l’Ue e chiudere una vicenda che riguarda milioni di italiani che viaggiano in Intercity e migliaia di lavoratori”.